Una donna per tutte le stagioni - A woman for all seasons

Festa S. Elisabetta d'Ungheria - Feast of St. Elizabeth of Hungary

​​​​​Sir 26,1-4; Sal 33; 1 Tm 5,3-10; Mt 25,31-40

Carissime sorelle, carissimi fratelli,

il Signore vi dia pace!

  1. “Un uomo per tutte le stagioni” è il titolo di un film degli anni ‘60 dedicato a San Tommaso Moro. “Una donna per tutte le stagioni” potrebbe essere benissimo il titolo di un film che sintetizzi la vita di S. Elisabetta d’Ungheria. È la prospettiva che ci viene suggerita dalle letture della liturgia e dai racconti biografici su di lei. Elisabetta si sposa giovanissima con Ludovico di Turingia (nel 1221, a 14 anni), e subito sperimenta la grazia e la gioia del matrimonio e della maternità, perché vive una relazione di amore intenso e autentico con il marito e nel giro di pochi anni mette al mondo tre figli.

Ancora molto giovane rimane vedova: Ludovico muore nel 1227, quando lei ha 20 anni. Poco dopo si consacra al Signore, come testimonia il suo confessore Corrado di Marburgo in una lettera a papa Gregorio IX: “Un Venerdì Santo, quando gli altari sono spogli, poste le mani sull'altare in una cappella del suo castello, dove aveva accolto i Frati Minori, alla presenza di alcuni intimi, rinunziò alla propria volontà, a tutte le vanità del mondo e a tutto quello che nel vangelo il Salvatore ha consigliato di lasciare” (Al pontefice, anno 1232; A. Wyss, Hessisches Urkundenbuch I, Lipsia 1879, 31-35). Costruisce un ospedale e da quel momento si dedica esclusivamente alla preghiera e al servizio dei poveri e degli ammalati.

Muore nel 1231 a soli 24 anni e appena 4 anni dopo viene proclamata santa a Perugia da papa Gregorio IX nel 1235.

  1. Bastano questi pochi tratti biografici per farci capire che Elisabetta è stata davvero “una donna per tutte le stagioni” della vita e a lei possono guardare i giovani e le giovani per capire cosa voglia dire vivere una giovinezza gioiosa, impegnata e di crescita nella fede. Possono guardare a lei le mogli per capire cosa significa vivere un amore santificato dal sacramento del matrimonio, fatto di condivisione col marito sia della vita quotidiana sia delle scelte fondamentali. Possono guardare a lei le madri per comprendere la benedizione, la gioia e la grazia dei figli, che sono sempre un dono di Dio e mai un diritto soggettivo. Possono guardare a Elisabetta le vedove, per imparare a vivere con fede la perdita del coniuge, trasformando il bisogno di amare in cura per i più poveri e abbandonati. Possono guardare a lei le consacrate per imparare a unire sempre di più la dimensione della contemplazione con l’impegno concreto, la capacità di amare e contemplare e accogliere Gesù Cristo nella liturgia con la capacità di riconoscerlo e amarlo e servirlo nei poveri.
  1. Elisabetta, “una donna per tutte le stagioni”, ci insegna allora che la santità non è una questione di età o stato di vita ma è una questione di qualità evangelica della vita. Nessuna vita è troppo breve perché non ci sia data la grazia di corrispondere alla chiamata alla santità. Nessun stato o condizione di vita impedisce a un cristiano o a una cristiana di vivere la perfezione del Vangelo: siamo chiamati a essere santi prima del matrimonio, durante il matrimonio e anche quando un matrimonio finisce. Siamo chiamati ad essere santi in una vita laicale come in una vita interamente consacrata a Dio. Siamo chiamati ad essere santi sia in una vita contemplativa che in una vita attiva. Siamo chiamati ad essere santi da sempre e per sempre, dall’istante del concepimento fino al giorno in cui chiudiamo gli occhi presi per mano da sorella morte. E non conta, davvero non conta, quanto sia lunga la nostra vita, ma quanto sia piena di amore intenso per Cristo e per i propri fratelli e le proprie sorelle, per tutti senza discriminazione di alcun tipo.
  1. Domani è la “Giornata mondiale dei poveri”. Una giornata che papa Francesco ha voluto istituire per sensibilizzare tutti i cristiani a superare la cultura dello scarto e per invitare a riconoscere ed accogliere Gesù Cristo in ogni persona povera. Elisabetta d’Ungheria ci insegna che il povero va accolto e amato e in lui va riconosciuto Gesù Cristo, non una domenica all’anno, ma 365 giorni all’anno.

Preghiamo perché in questi tempi difficili la Chiesa, i Cristiani, ciascuno di noi, possiamo diventare, come lo fu Elisabetta, esempi viventi di cosa significa riconoscere, accogliere e amare Gesù Cristo in ogni persona povera. Chiediamo per questo la sua intercessione. È la condizione necessaria perché un giorno possiamo sentirci dire, al termine della nostra vita terrena: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,34).

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Sir 26: 1-4; Ps 33; 1 Tim 5.3-10; Mt 25: 31-40

Dear Brothers and Sisters,

May the Lord give you peace!

  1. "A man for all seasons" is the title of a 1960s film dedicated to St. Thomas More. "A woman for all seasons" could very well be the title of a film that summarizes the life of St. Elizabeth of Hungary. It is the perspective that is suggested to us by the readings of the liturgy and by the biographical stories about her. Elizabeth married very young with Ludovico of Thuringia (in 1221, at the age of 14), and immediately experienced the grace and joy of marriage and motherhood, because she lived a relationship of intense and authentic love with her husband and within a few years brought to the world three children.

Still very young she became a widow: Ludovico died in 1227, when she was only twenty years old. Shortly after, she consecrated herself to the Lord, as her confessor, Corrado of Marburgo testified in a letter to Pope Gregory IX: "One Good Friday, when the altars are bare, she put her hands on the altar in the chapel of her castle, where she had welcomed the Minor, in the presence of some of her closest friends, and renounced her will, all the vanities of the world and all that the Saviour advises to leave behind in the Gospel" (To the Pontiff, 1232; A. Wyss, Hessisches Urkundenbuch I, Leipzig 1879, 31-35). She built a hospital and from that moment on she devoted herself exclusively to prayer and to the service of the poor and the sick. She died in 1231 at the age of 24 and just 4 years later she was proclaimed a saint in Perugia by Pope Gregory IX in 1235.

  1. These few biographical traits are enough to allow us to understand that Elizabeth was truly "a woman for all seasons" of life and thus, young men and women can look to her to understand what it means to live a joyful, committed youth and growth in faith. Wives can look to her to understand what it means to live a love sanctified by the sacrament of marriage, made up of sharing both daily life and fundamental choices with her husband. Mothers can look to her to understand the blessing, joy and grace of their children, which are always a gift from God and never a subjective right. Widows can look to Elizabeth to learn how to live the loss of a spouse with faith, transforming the need to love into care for the poorest and most abandoned. Consecrated women can look to her to learn to unite more and more the dimension of contemplation with concrete commitment, the ability to love and contemplate and welcome Jesus Christ in the liturgy with the ability to recognize and love Him and serve Him in the poor.
  2. Elizabeth, “a woman for all seasons”, teaches us then that holiness is not a question of age or state of life but a question of the evangelical quality of life. No life is too short for us not to be given the grace to correspond to the call to holiness. No state or condition of life prevents a Christian man or woman from living the perfection of the Gospel: we are called to be saints before marriage, during marriage and even when a marriage ends. We are called to be saints as a lay person as in a life entirely consecrated to God. We are called to be saints both in a contemplative life and in an active life. We are called to be saints always and forever, from the moment of conception until the day we close our eyes taken by the hand of “Sister death” as St. Francis calls our passing away. And it does not matter, yes, it really does not matter, how long our life is, but how full it is of intense love for Christ and for our brothers and sisters, without discrimination of any kind.
  3. Tomorrow is "World Day of the Poor". A day that Pope Francis wants to establish to sensitize all Christians to overcome the throwaway culture and to invite us to recognize and welcome Jesus Christ in every poor person. St. Elizabeth of Hungary teaches us that the poor must be welcomed and loved and Jesus Christ must be recognized in them, not just on one Sunday a year, but 365 days a year!

Let us pray that in these difficult times that the Church, Christians and indeed each one of us, may become like St. Elizabeth was, living examples of what it means to recognize, to welcome and to love Jesus Christ in every poor person. We ask for her intercession for this. It is a necessary characteristic so that one day we can hear the Lord saying to ourselves, at the end of our earthly life: “Come, blessed of my Father, inherit the kingdom prepared for you since the foundation of the world. For I was hungry and you gave me food, I was thirsty and you gave me drink; I was a stranger and you welcomed me, naked and you clothed me, sick and you visited me, imprisoned and you came to see me” (Mt 25:34).