Cafarnao

cafarnao

Vangelo di Matteo (Mt 4, 12-17)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 

Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, 
sulla via del mare, oltre il Giordano, 
Galilea delle genti! 
Il popolo che abitava nelle tenebre 
vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte 
una luce è sorta.
 
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Il nome Cafarnao

Il nome semitico originario della cittadina era Kfar Nahum, cioè il villaggio kefar di Nahum(nome di persona) come risulta dalle fonti rabbiniche e da una iscrizione trovata nella sinagoga di Hammat Gader. 
Sia nei Vangeli che negli scritti di Giuseppe Fiavio, il nome è tradotto nel greco Kapharnaum, che poi è passato nelle lingue moderne. 
Anche dopo l’abbandono della città, il nome rimase legato alle rovine fino ai nostri giorni. Nella lingua araba, il sito venne chiamato Tell Hum, cioè la rovina (tell) di Hum (abbreviazione di Nahum). 
Non sappiamo chi sia questo Nahum che ha dato il nome al villaggio. Soltanto nel Medio Evo alcune fonti lo identificano con il profeta omonimo del Vecchio Testamento.

Identificazione dell'antica Cafarnao

L'identificazione delle rovine di Talhum con l'antica Cafarnao, non fu generalmente accettata dai topografi del secolo scorso. Alcuni studiosi identificarono infatti Cafarnao con Kh. Minyeh, una rovina nella valle di Ginnosar immediatamente a sud di Tell 'Oreimeh a 14 km da Tiberiade. 
Oggi, dopo gli scavi di Talhum e di Kh. Minyeh, e dopo una migliore conoscenza delle fonti letterarie, l'identificazione dell'antica Cafarnao con Talhum non è più contestata, almeno fra gli archeologi. 

Le ragioni sono molte: anzitutto è stato accertato che le rovine di Kh. Minyeh sono semplicemente quelle d'un castello ommaiade e nessun resto è anteriore all'epoca araba. 
Al contrario, gli scavi di Talhum hanno messo in luce tutti i periodi d'occupazione segnalati dalle fonti letterarie. Inoltre, i due edifici pubblici di Talhum, cioè la sinagoga e la tradizionale casa di San Pietro, corrispondono esattamente alle coordinate geografiche dell’antica Cafarnao secondo le indicazioni fornite dai pellegrini che la localizzano a due miglia da Heptapegon Tabgha -Teodosio-, due miglia da Korazin -Eusebio- e tra Heptapegon e l'alto Giordano.

Storia del villaggio

In base alle fonti letterarie e ai risultati dei recenti scavi, è possibile tracciare le vicende storiche dell'antica Cafarnao. 
Già in età asmonea, nel II sec. a.C, sulle sponde del lago si costituì un primo nucleo abitato. La sua posizione privilegiata lungo le pescose coste settentrionali del Lago, la vicinanza alle fonti sorgive di Tabga e la prossimità ad una arteria della Via Maris, permetteva agli abitanti di dedicarsi tanto alla pesca quanto all’ agricoltura e di beneficiare dei traffici commerciali che si snodavano tra la Galilea e Damasco. 

Gesù scelse Cafarnao per farne centro del suo ministero pubblico in Galilea. 
Dai Vangeli sappiamo che nel villaggio vi era la casa di alcuni apostoli tra cui quella di Pietro dove prese dimora e una sinagoga dove si recava il sabato.

Nel I sec d.C. a Cafarnao si radunò una comunità di Giudeo-Cristiani che stabilì nella casa di Pietro il luogo di incontro delle assemblee, costituendo un luogo di culto domestico. La presenza di giudeo-cristiani è segnalata anche in diverse fonti ebraiche, che chiamano questi primi cristiani Minim ovvero eretici. 
Con la pace costantiniana, i fedeli poterono edificare una domus ecclesia più spaziosa che dovette accogliere i primi pellegrini provenienti anche da lontano. 
In età bizantina sia la sinagoga che la chiesa ottagonale furono ricostruite in forme eleganti e monumentali, a testimonianza anche dell’accresciuto benessere economico e sociale degli abitanti e delle attenzioni delle due comunità cristiana ed ebraica verso lo stesso luogo di Cafarnao.
Con il periodo arabo il villaggio iniziò gradatamente a perdere di importanza fino al suo abbandono definitivo che si completò nel XIII secolo. 

L'insula sacra

Gli scavi del 1968 hanno portato alla luce la casa di San Pietro sotto la chiesa ottagonale bizantina situata circa 30 metri a sud della sinagoga. Questa casa è spesso menzionata nei Vangeli che la mettono in relazione all'attività di Gesù a Cafarnao. 
La storia di questa casa in cui visse Gesù, può riassumersi nel modo seguente:

  • La data iniziale va fissata nel primo secolo a.C.
  • A partire dalla fine del primo secolo d.C. una parte di quella casa, cioè la sala n.1, venne trasformata in "domus-ecclesia", fu adibita cioè a luogo di riunioni religiose.
  • Nel quarto secolo la suddetta "domus-ecclesia" venne ampliata e separata dal resto del villaggio attraverso un imponente muro di cinta
  • Nella seconda metà del quinto secolo tutte le strutture dell’insula sacra vennero abbattute e venne costruita una chiesa di forma ottagonale.
  • L'identificazione della casa di San Pietro, si basa sullo stretto rapporto esistente fra i dati archeologici e le fonti letterarie.

La sinagoga

La bianca sinagoga di Cafarnao fu il primo edificio su cui si concentrarono gli archeologi e venne riportata in luce a partire dai primi di scavi del 1905 e dai successivi di p.Gaudenzio Orfali nel 1921. A partire dal 1969 i padri francescani Corbo e Loffreda ripresero l’esplorazione della sinagoga. Lo scavo, fatto a più riprese, durò 13 anni per un totale di venticinque trincee aperte sia dentro che fuori la sinagoga. 

1 - I risultati hanno permesso di correggere la datazione della costruzione della sinagoga, assegnandola al V secolo, contrariamente a quanto era stato proposto dai primi scavatori che l’attribuivano al II-III sec d.C.

2 -Le indagini mirarono anche a capire dove fosse la sinagoga fatta costruire dal Centurione romano e frequantata da Gesù. I nuovi scavi portarono alla scoperta delle strutture appartenute agli edifici più antichi sostituiti dalla sinagoga del V secolo.

 

 

L'acquisto del sito

Il merito principale dell’acquisto delle rovine di Cafarnao da parte della Custodia di Terra Santa va attribuito a fra Giuseppe Baldi. Il P.Custode di quel tempo, fra Aurelio Briante in una lettera del 1886 espresse così le sue intenzioni: “Per queste cose, cioè per la compra di Cafarnao, non vi è che fra Giuseppe da Napoli ed il Dragomano di Nazareth, ai quali bisogna rivolgersi per non essere ingannati”.

L’acquisto si presentò lungo e travagliato. 
Fin dall’inizio un crescente numero di persone si presentarono quali proprietari dell’appezzamento. La tribù beduina dei Samakieh, detentori di gran parte di questa costa del lago, pensò infatti di poter fare un’affare nella vendita di un appezzamento che fino ad allora non valeva nulla e arrivò a ricevere offerte davvero vantaggiose. Infatti, altri compratori, alcuni molto potenti economicamente, si presentarono per l’acquisto: un certo signore offrì 1500 napoleoni e gli Ebrei, a loro volta, arrivarono a 2000. Un terzo dichiarò di voler comprare non solo le rovine di Cafarnao ma anche di Corazim. Dal canto loro anche i Greci-ortodossi, una società cattolica europea ed altri ancora misero in opera tutti gli espedienti anche economici per assicurarsi la propietà.

La situazione della Custodia in quel momento non era di certo florida: mancava il denaro per l’acquisto e il governo ottomano si mostrava ostile. Nonostante tutto fra Giuseppe Baldi continuò a condurre con prudenza le trattative con i beduini per raggiungere lo scopo prefisso. Gli occhi di tutti erano rivolti verso i frati.

Il 17 agosto 1890, mentre l’affare stava per essere concluso, giungeva improvvisamente un telegramma dal Catasto di Beirut che ordinava la sospensione dei negoziati. Voleva conoscere nome e cognome dei venditori e il contenuto del terreno, ossia quelle “antichità preziose” che vi giacevano. Questo telegramma si rivelò più utile di quanto sembrasse. Recava infatti il vantaggio di rendere più trasparenti le operazioni di acquisto mettendo la Custodia in una posizione di chiarezza davanti al governo Ottomano. Fra Giuseppe Baldi intensificò i suoi sforzi sia presso i venditori quanto presso le autorità di Safed, Acri e Beirut. 

Le numerose lettere scambiate tra fra Giuseppe e la Custodia mostrano l’entusiasmo di quei momenti: il primo ottobre del 1890 fra Giuseppe scrive al p.Custode che il 27 settembre ricevette da Tiberiade i 206 documenti di proprietà e che tutto era in regola. La Custodia era diventata proprietaria di Cafarnao! Ma non era ancora detta l’ultima parola.
I beduini, sperando di ricavare ancora denaro dalla vendita, prima che i negoziati fossero definitivamente conclusi, tentarono di occultare un po’ di terreno. Per contrastare l’azione, i francescani eressero immediatamente un muro attorno alla proprietà e costruirono un Ospizio per proteggere le rovine che nel frattempo continuavano ad essere preda di saccheggiatori.

Ma la vicenda non si era ancora conclusa. Nonostante la legale compravendita avvenuta tra i beduini Samakieh tramite un procuratore di nome Barbur e il sig. Bauab che agiva a nome della Custodia, continuavano le pretese dei venditori, che trovarono energica opposizione da parte di Fra Giuseppe.

Nella seconda metà di dicembre avvenne un cambiamento non troppo opportuno. Il Governatore di Safed che aveva favorito la Custodia fu sostiuito da Musa Effendi, figlio del Capo del Municipio di Gerusalemme. Questo spinse il procuratore dei beduini a muovere accusa di frode al Governo al sig. Bauab che seguiva l’acquisto in via non ufficiale per la Custodia, per via delle leggi ottomane che non consentivano la compera diretta di terreni da parte di stranieri.
Si aprì un periodo travagliato: alcune persone ben pagate dalla Custodia per accomodare l’affare complicarono ulteriormente la faccenda rivelando apertamente che il terreno e le rovine venivano comprate per la Custodia. A questo punto entrò in scena un sacerdote del Patriarcato Latino di Gerusalemme che grazie alla sua amicizia con il Segretario del Pasià di Acri, intercesse per aiutare Fra Giuseppe Baldi.
Anche gli Ebrei, vedendo che l’acquisto era ormai in mano alla Custodia cercarono invano di favorire la loro posizione presso il Governo. 

Nel mese di luglio arrivò l’ingiunzione da Beirut di arrestare la costruzione dell’ospizio e ricominciarono imbrogli, sopralluoghi, grandi spese e mille grattacapi. La Custodia tentò diverse mediazioni con il Governo, prima attraverso il Segretario del Pascià poi grazie al Delegato Apostolico per la Siria mons. Gaudenzio Bonfigli.
Quando la trattativa sembrava volgere a buon fine il Patriarca Greco ortodosso di Costantinopoli reclamò il terreno di Cafarnao dichiarando che la proprietà in questione era dei Greci, che vi era anche una chiesa e che l’appezzamento furono rubati da un dervish Agha. Lo scompiglio arrecato si distese dopo la scrupolosa esamina del caso da parte del Pascià di Acri che dichiarò che quei terreni non erano mai appartenuti ai Greci. 

Le diverse cariche del Governo ottomano che si alternarono nei vari uffici tra il 1892 e il 1894 lasciarono perennemente nell’incertezza il caso di Cafarnao, che per lungo tempo fu in balia di diversi personaggi che intendevano risolvere il problema tramite gli intrighi. Fra Giuseppe Baldi, dopo aver lavorato tanto si eclissò dalla scena.

Finalmente dopo otto anni di contrattazioni e mille ostacoli il 19 settembre 1894 “l’affare di Cafarnao” finì e tutti i titoli di proprietà, al tempo detti “Cushan”, passarono a nome della Custodia di Terra Santa.

 

Scavi a Cafarnao

Le antiche rovine di Talhum sulle sponde del lago di Kinneret furono indagate nel 1838 dall’americano Edward Robinson (1794-1863), attratto dalla nascente archeologia biblica d’ispirazione protestante. Lo studioso della Palestina identificò i resti della pregevole sinagoga senza associare le rovine alla Cafarnao evangelica.

Nel 1866, un altro archeologo viaggiatore, l’inglese Charles William Wilson (1836-1905) operò un piccolo saggio di scavo dentro la sinagoga che non restituì molti indizi sulla esatta planimetria dell’edificio. L’archeologo fu il primo a proporre di identificare il villaggio di Talḥum con Cafarnao.

La prima esplorazione archeologica a Cafarnao dopo che la Custodia di Terra Santa ne acquistò le rovine nel 1894, fu fatta dalla società tedesca Deutsche Orient-Gesellschaft e fu diretta dai professori H.Kohl (1877-1914) e C.Watzinger (1877-1948) nell’area della Sinagoga. I due archeologi erano i due massimi esperti di sinagoghe del Vicino Oriente.

Il monumento non venne esplorato interamente in quell’anno 1905 e perciò la Custodia riprese subito dopo lo scavo affidandone la direzione a fra Wendelin von Menden(1851-1921), che non solo completò lo sterro della Sinagoga, ma estese le ricerche negli anni seguenti, a tutta la zona ad occidente della sinagoga.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale gli scavi vennero sospesi e non furono ripresi che nel 1921 e nel 1926 dal P.Gaudenzio Orfali ofm (1889-1926), il quale scoprì le rovine della basilica bizantina e gli edifici dello stesso periodo compresi fra l’ottagono e la sinagoga. Il P.Orfali ebbe il grande merito di pubblicare una monografia sugli scavi della sinagoga e sui ritrovamenti effettuati nel 1921. Con la morte prematura di P.Orfali venne sospesa ogni esplorazione sistematica a Cafarnao.

Nel 1968, dopo quasi cinquan’anni, la Custodia di Terra Santa riprese l’eplorazione delle rovine di Cafarnao e nella stessa circostanza anche le rovine della chiesa del Primato di Pietro a Tabga. Gli scavi vennero affidati a P.Virgilio Corbo ofm (1918-1991), affiancato dal giovane collega P. Stanislao Loffeda ofm
Dal 1968 al 1986 p.Corbo con p.Loffreda diresse ben diciannove compagne di scavo e dal 2000 al 2003 altre quattro furono guidate da p.Loffreda coadiuvato dal team di archeologi dello Studium Biblicum Franciscanum.

La scoperta della casa di Pietro

Nel 1968, dopo 42 anni, il cantiere di Cafarnao fu riaperto sotto la direzione di P.Virgilio Corbo ofm, precisamente il 16 aprile, nel centenario di San Pietro.

P. Corbo, forte dell’esperienza appena conclusa alla fortezza dell’Herodion, indirizzò le ricerche sulla chiesa ottagonale di età bizantina che era stata messa in luce nel 1921 da P.Gaudenzio Orfali e nel 1925 da P.Antonio Gassi che ne scoprì l’abside.
I mosaici furono tolti dalla loro sede per conservarli meglio. Questo consentì di approfondire lo scavo al di sotto delle strutture bizantine. 
Circa una settimana dopo l’inizio dei lavori P.Corbo, assieme a P.Stanislao Loffreda, P.Bellarmino Bagatti e P.Godfrey Kloetzly, ebbero tra le mani una grande quantità di intonaci dipinti che conservavano numerosi graffiti e che appartenevano alle pareti di una precedente domus ecclesia. Alcuni graffiti presentavano simboli cristiani e invocazioni a Cristo incise da fedeli e pellegrini, segni di antica venerazione del luogo.

Lo scavo proseguì anche negli spazi racchiusi dal muro di cinta della chiesa bizantina e i risultati permisero di chiarire che una serie di muri e di pavimenti più antichi si susseguivano dal periodo tardo romano al romano antico.

A partire dalla seconda campagna di scavo P.Stanislao Loffreda ofm affiancò stabilmente il compagno e collega Virgilio. Visti i risultati raggiunti, il 30 ottobre fu consentito a P.Loffreda di aprire una piccola trincea di scavo al di sotto del pavimento della domus ecclesia di IV secolo. Gli archeologi dovevano capire quale fosse l’antichità della casa ritrovata.

La conservazione al di sotto del pavimento di una serie di strati con ceramica più antica li convinse ad aprire un saggio di scavo più ampio. Una pentola intera e mai utilizzata, lucerne di età erodiana, frammenti di intonaco colorato e il susseguirsi di diverse pavimentazioni portarono alla conclusione che mezzo secolo dopo la resurrezione di Gesù una stanza in particolare dell’abitato fu ampliata e abbellita. Una stanza dedicata agli incontri dei primi giudeo-cristiani in cui fare memoria della presenza di Gesù nella casa di Pietro, il luogo in cui i Vangeli ambientano numerosi miracoli.
La notizia degli eccezionali ritrovamenti rimbalzò sulle cronache e trovò eco non solo all’intero degli ambienti accademici, facendo diventare Cafarnao una delle mete più importanti di pellegrinaggio in Terra Santa. 

Dal 1968 al 1986 P.Corbo diresse diciannove campagne che gli permisero di raggiungere quattro principali risultati: 

  • tracciare la storia di Cafarnao dal periodo del Bronzo Medio al periodo Arabo
  • precisare la datazione della celebre sinagoga al IV-V secolo (recenti studi hanno spostato ulteriormente la datazione al tardo V sec)
  • riscoprire sotto la monumentale sinagoga tracce della sinagoga del tempo di Gesù
  • portare alla luce i resti della Casa di Pietro trasformata in luogo di culto domestico.


Contemporaneamente all’attività di scavo egli ha curato il restauro delle rovine di Cafarnao e la sistemazione di tutta l’area con elementi architettonici della sinagoga e altri reperti, in modo da renderli visibili a pellegrini e turisti. 

Infine vide realizzato il grande desiderio di far rivivere il luogo di culto sulla “Domus Petri”, con la costruzione del nuovo Memoriale, inaugurato il 29 giugno del 1990, di cui seguì attentamente tutte le fasi di realizzazione. P.Corbo, morto l’anno seguente, è stato sepolto a Cafarnao accanto alla casa venerata come aveva fortemente desiderato.

A partire dal 2000 altre quattro campagne di scavo sono state dirette da P.Stanislao Loffreda e hanno interessato le fasi arabe e bizantine del quartiere abitativo posto ad oriente della Casa di Pietro e della Sinagoga. Nell’ultimo decennio, oltre agli scavi, P.Loffreda ha seguito la pubblicazione dei nuovi volumi della collana “Cafarnao”.

Collana "Cafarnao"

Uno dei meriti principali dell’attività di studioso di p.Virgilio Corbo è stata la costante attenzione alla divulgazione dei dati, fornendo sia sintesi divulgative pubblicate nella rivista “Terra Santa” che saggi scientifici contenuti nel “Liber Annus”. In particolar modo la collana “Cafarnao” proseguita da p.Loffreda e giunta a nove volumi, oltre alla firma di p.Corbo di Cafarnao I ,dedicato agli edifici della città, porta quelle di:

p.Augusto Spijkerman ofm (1920-1973), numismatico, allora responsabile del museo dell’SBF, dal 1968 collaborò con Corbo e Loffreda nell’identificazione delle monete che si andavano raccogliendo a Cafarnao. Il suo volume sulle monete della città, Cafarnao III, fu dato alle stampe nel 1970. Lo studioso schedò le monete recuperate nella prima campagna di scavo e in alcune trincee della sinagoga.

p. Emmanuele Testa ofm (1923-2011) venne affidato, in Cafarnao IV, lo studio dei graffiti della casa di Pietro. Lo studioso, che ha sempre mostrato un profondo interesse a riguardo del problema delle origini cristiane, analizzò i 454 frammenti di intonaco della domus ecclesia di IV secolo proponendo una lettura della decorazione parietale e dei graffiti che i pellegrini antichi vi incisero.

Tra il 2000 e il 2003 sono state portate a termine le ultime campagne di scavo dirette da p. Stanislao Loffreda ofm, concentrate sull’area aurbana ad est della Casa di Pietro e della Sinagoga. I risultati di queste campagne sono stati presentati da p.Loffreda nel volume Cafarnao V. Questo volume, una raccolta della documentazione fotografica dello scavo, consente di abbracciare l’intero sviluppo degli studi archeologici a Cafarnao e di apprezzare l’instancabile sforzo scientifico con cui sono sempre state condotte le indagini.

Gli oltre quarant’anni di studio sulla ceramica e gli oggetti di Cafarnao affidata fin dal 1968 a p. Stanislao Loffreda ofm, sono raccolti in quattro volumi. Al primo studio sulla ceramica edito in Cafarnao IV nel 1974, p. Loffreda fece seguire altri tre volumi, Cafarnao VI, Cafarnao VII, Cafarnao VIII in modo da presentare al pubblico una esauriente mole di documentazione sia grafica che contestuale e tipologica dei reperti, soprattutto quelli ceramici. Grazie ai suoi studi si sono potute datare con più certezza le diverse fasi di vita del villaggio e raccogliere uno “corpus” completo della ceramica in uso sulla sponda nord del lago di Tiberiade.

Nel 2007 è stato consegnato alle stampe il volume di Cafarnao IX a firma di Bruno Callegher, dedicato alle monete dell’area urbana di Cafarnao ritrovate tra il 1968 e il 2003. Assieme agli studi presentati su “Liber Annus” Callegher ha pubblicato una buona parte dei ritrovamenti monetali di Cafarnao, sia di monete singole che dei ripostigli, permettendo, con i suoi studi, di definire meglio il quadro cronologico dello sviluppo di Cafarnao e dei suoi singoli contesti e di mettere sul tavolo una serie di nuove problematiche che spaziano, ad esempio, dai commerci nella regione alla vitalità del sito nel tempo. 

  • CORBO V., Cafarnao I. Gli Edifici della città, Jerusalem 1975.
  • LOFFREDA S., Cafarnao II. La Ceramica, Jerusalem 1974.
  • SPIJKERMAN A., Cafarnao III. Catalogo delle monete della città, Jerusalem 1975.
  • TESTA E., Cafarnao IV. I graffiti della Casa di San Pietro, Jerusalem 1972.
  • LOFFREDA S., Cafarnao V. Documentazione fotografica degli scavi (1968-2003), Jerusalem 2005.
  • LOFFREDA S., Cafarnao VI. Tipologie e contesti stratigrafici della ceramica (1968-2003), Jerusalem 2008.
  • LOFFREDA S., Cafarnao VII. Documentazione grafica della ceramica (1968-2003), Jerusalem 2008.
  • LOFFREDA S., Cafarnao VIII. Documentazione fotografica degli oggetti (1968-2003), Jerusalem 2008.
  • CALLEGHER B., Cafarnao IX. Monete dell'area urbana di Cafarnao (1968-2003), Jerusalem 2007.


Le pubblicazioni di Cafarnao appartengono alla "Collectio Maior" e le trovi sul sito di Edizioni Terra Santa e delle Brepols Publishers

 

La Sinagoga

Tra i molti avvenimenti della vita pubblica di Gesù a Cafarnao, gli evangelisti indicano nella sinagoga del villaggio il luogo dove il Maestro insegnava di sabato e guariva gli indemoniati e i paralitici (Insegnamento: Mc 1,21-22; Mt 7,28; Lc 4,31-32; Gv 6, 22-33,48-59; Guarigioni: Mc 1,23; Lc 4,33-37). 

I vangeli contengono dettagli importanti sulla sinagoga frequantata da Gesù: un Centurione romano alla guida di un distaccamento di soldati (Mt 8,5ss; Gv 4,46; Mt 8,5ss) avrebbe fatto costruire la sinagoga (Lc 7,5), officiata dall’arcisinagogo Giairo (Mc 5,21-24,34-43; Mt 9,18-19,23-26; Lc 8,40-4,49-56).

La sinagoga giunta fino a noi è quella realizzata nel V secolo d.C., come gli scavi archeologici degli ultimi quarant’anni hanno dimostrato. Le oltre 20.000 monete raccolte fino ad ora, forse donate nel tempo dai fedeli come offerta votiva e che furono ritrovate sotto il pavimento della sinagoga, conducono, assieme alla ceramica, a datare la fine della costruzione della sinagoga all’ultimo quarto del V secolo.

Innalzata su una piattaforma artificiale, la sinagoga costruita a Cafarnao nel V secolo è la più elegante sinagoga fino ad ora scoperta in Galilea.
In contrasto con la locale pietra nera di basalto di cui era costruito l’abitato, la sinagoga in parte ricostruita dagli archeologi francescani recuperando i blocchi architettonici sparsi nel sito, fu realizzata con pietra di calcare bianco in forma e decorazioni di stile tardo-romano.

I conci del grande arcone e del timpano che originariamente coronavano la facciata della sala di preghiera sono ricostruiti a terra nello spazio dietro la sinagoga; i lintelli scolpiti che decoravano gli accessi della sinagoga e del cortile sono stati, invece, ricollocati in situ

La sala di preghiera ha pianta rettangolare (23x17,28 m) ed è pavimentata in lastre di calcare bianco; è suddivisa in una grande navata centrale circondata su tre lati da sedici colonne ritmate al di sopra di un basso stilobate che contorna la sala. I piedistalli sorreggono le lisce colonne di calcare con base attica, coronate da capitelli di stile corinzio. Secondo la ricostruzione di p. Orfali e di Watzinger, il colonnato sorreggeva un architrave sul quale poggiavano le colonne dell’ordine superiore, terminato da un fregio e da una cornice riccamente decorati. Le due scale esterne retrostanti la sala, che in parte ancora si conservano, sarebbero dunque servite come accessi alla galleria superiore, il matroneo.

Un capitello, oggi conservato lungo l’esposizione del parco, presenta scolpiti tre oggetti liturgici ebraici: una menorah, il candelabro a sette bracci, uno shofar, il corno da suonare nelle funzioni religiose e una mahta, il bracere per incensi. 

Le colonne con piedistalli accoppiati, poste ai due angoli di settentrione, sono realizzate a forma di cuore e trovano confronti in diversi siti del Medio Oriente.
Sulle due colonne centrali poste di fronte all’ingresso sono state collocate due iscrizioni: quella di destra è l’iscrizione in lingua greca fatta eseguire da due esponenti della comunità che si adoperarono per la costruzione della sinagoga e recita: Erode (il figlio) di Monimos e Giusto (suo) figlio insieme ai loro figli eressero questa colonna.
Sulla colonna di sinistra è stata eseguita una iscrizione voluta dal Dipartimento delle Antichità in pia memoria del Padre Gaudenzio Orfali che indagò la sinagoga nel 1926 e ne iniziò la ricostruzione.
Un’altra iscrizione in lingua aramaica è stata trovata nell’area e appartiene alla sinagoga. L’iscrizione recita: Alfeo, figlio di Zebedeo, figlio di Giovanni, fece questa colonna. Sia a lui una benedizione.

Due file di banchi di pietra sono addossati contro i lati lunghi ad est ed ovest della sala: i sedili dovevano ospitare gli uomini della comunità per le funzioni religiose, mentre le donne salivano al matroneo. 
I rotoli della legge, la Torah, che venivano letti durante le riunioni religiose, erano conservati nell’armadio, Aran Ha Kodesh, posto a sud, sulla parete principale, rivolta verso Gerusalemme. A questo scopo si trovano tracce di due edicole su ciascun lato dell’ingresso principale, che vennero poi sostituite da una struttura più elegante che occupava tutta la larghezza della navata centrale.

Sita lungo il fianco occidentale della strada principale, la sinagoga è orientata a sud, verso Gerusalemmecome prevedono le liturgie ebraiche. 
Due rampe di scale poste ai lati della piattaforma conducono sulla balconata prospiciente la facciata. Tre accessi portano alla sala di preghiera, seguiti da altri due che introducono al portico orientale. Una serie di lesene che distano tra loro 10 piedi romani (poco meno di 3 metri), decorano e scandiscono le pareti esterne dell’edificio.

Tra il fianco orientale della sinagoga e la strada si apre un ambiente aperto e porticato su tre lati: il cortile. Costruito in un secondo tempo, l’ambiente comunicava con l’esterno attraverso tre porte a nord e due a sud e alcune finestre che si affacciavano sulla strada. 
Due scalinate collegate alla strada permettevano l’accesso al cortile: una è posta sul retro e una sul fronte. Quest’ultima saliva alla balconata. Le colonne che decorano il porticato si rifanno ad uno stile ionico arricchito da foglie d’acanto
Si presume che gli ambienti fossero la scuola della sinagoga, la beth Midrash, dove vi insegnavano gli scribi e i rabbini per preparare i giovani ad apprendere la Thorah.

Tra il 1969 e il 1974 il lavoro degli archeologi P.Virgilio Corbo e P.Stanislao Loffreda si concentrarono al di sotto delle murature e del lastricato della monumentale sinagoga bizantina in pietra bianca. 

Nelle trincee di scavo eseguite nelle ali laterali della sala di preghiera, sotto la balconata e nel porticato orientale, compaiono i resti dell’abitato che venne distrutto per fare spazio alla sinagoga che non fu costruita su terreni liberi. Questi resti comprendono pavimenti in pietra, muri in basalto, porte, scale, condutture d'acqua e focolari.
Diversamente, sotto la grande navata centrale venne trovato un unico ampio pavimento in ciottoli di basalto del I sec. d.C. che per le sue dimensioni deve essere appartenuto ad un edificio pubblico, forse la stessa sinagoga voluta dal Centurione Romano, che si spiega con la continuità d’uso del medesimo luogo a scopo di culto.

Poderose mura in basalto realizzate con conci squadrati e ben rifiniti vennero invece utilizzate come fondazioni della sinagoga in pietra bianca. Le mura sostengono i perimetrali della sala di preghiera e, in modo più discontinuo, lo stilobate interno della sala di preghiera. Gli archeologi francescani Corbo e Loffreda concordano nel ritenere che queste mura appartenessero ai resti di una sinagoga antecedente a quella di V sec
I muri di questa sinagoga in basalto nero sono oggi visibili lungo il perimetro esterno della sinagoga e mostrano un diverso allineamento rispetto alla sinagoga in calcare bianco, percepibile soprattutto presso l’angolo sud ovest dell’edificio. 

Resta dibattuta la datazione di questa sinagoga che, se per p.Corbo è considerata parte dello stesso edificio di I secolo, di cui è stato trovato il pavimento in acciottolato di basalto sotto alla navata centrale, per p.Loffreda va invece posta in una fase intermedia tra la sinagoga di I sec. e quella di fine V.

Una ricca e complessa decorazione architettonica ornava l’esterno e l’interno della sinagoga. Mentre le pareti interne dovevano essere abbellite da stucchi e da intonaci colorati di eccellente esecuzione, i numerosi blocchi scolpiti ritrovati nel sito restituiscono l’immagine di una sinagoga riccamente decorata con una varietà di simboli del repertorio religioso ebraico e della tradizione romana e pagana, che fa pensare ad una comunità giudaica molto liberale riguardo all’uso delle immagini.

La catalogazione sistematica di tutti i blocchi architettonici della sinagoga permise di individuare quelli da riusare per rialzare i muri: i restauri ebbero inizio nel gennaio del 1976 e si protrassero a lungo, specialmente nei mesi invernali quando l’afflusso dei pellegrini a Cafarnao diminuiva.

Dal 1983 i blocchi scolpiti non ricollocati in situ sono stati posizionati con ordine lungo il percorso di visita del parco archeologico, specialmente a fianco della sinagoga e dalla portineria in direzione della casa di Pietro.

La ricostruzione della parte alta della facciata rimane ancora incerta a seconda che si ipotizzi o meno la presenza del matroneo. La porta centrale era certamente sormontata da un arcone che ha nella chiave di volta una decorazione a conchiglia al centro di una ghirlanda i cui capi a nodo d’Ercole sono sotenuti da acquile.

Le cornici che dovevano impreziosire l’interno e l’esterno della sinagoga sono riccamente decorate con dentellature, ovoli e foglie d’acanto.
Sulle cornici appaiono scolpiti molti motivi della simbologia ebraica racchiusi in medaglioni fogliati: le stelle a cinque e a sei punte, ovvero il Sigillo di Salomone comunemente noto come Stella di Davide, frutti come melograno e uva, che sono nella Bibbia tra i sette prodotti agricoli della Terra promessa, rosette e ancora altri frutti tra cui i datteri.

La casa di Pietro

Una particolare area di tutto il villaggio di Cafarnao è stata oggetto di molteplici interventi nel tempo. Si tratta dell’insula sacra definita così perché racchiude la stanza venerata dai primi seguaci di Gesù, i quali facevano memoria della presenza del Maestro e dei suoi insegnamenti nella casa di Simon Pietro. La stessa stanza venerata, divenuta poi meta di pellegrinaggio dei primi cristiani, fu ricostruita in forma di Domus Ecclesia e successivamente di 
Chiesa ottagonale. 

Nella casa di Simon Pietro, Gesù stabilisce la sua residenza, il “quartier generale” e centro di irradiazione del suo ministero in Galilea. In questa casa Gesù, vive, guarisce, insegna ed istruisce i discepoli (Mc 3,20; Mc 4,10-11; Mc 3,31-35).

Le diverse trasformazioni hanno reso difficile la lettura delle fasi più antiche della casa. Gli scavi hanno messo in luce la rete di murature che formava gli ambienti principali della casa e la diversa successione dei piani pavimentali che ne indicano un lungo periodo di occupazione ininterrotta a partire dal periodo ellenistico. 
Anche sulla base degli scavi fatti nelle altre zone residenziali si è raggiunta una migliore comprensione dei resti trovati ed è stata avanzata una ipotesi ricostruttiva a partire dalle prime attestazioni di venerazione.

Affacciata alla spiaggia del lago l’abitazione formava la punta sud-orientale di un grande quartiere abitato. Il complesso aveva la porta principale sul lato orientale, davanti ad uno spiazzo aperto (cfr. “tutta la città era riunita davanti alla porta” Mc 1,32-34; Mt 8,16-17; Lc 4,40-41). Lo stipite della porta conserva le tracce dei battenti che venivano sprangati dall’interno quando a sera ci si ritirava per trascorrere la notte.

La casa doveva ospitare diverse famiglie dello stesso clan o parentela -Pietro, suo fratello Andrea, la suocera di Pietro- che vivevano in locali separati e aperti sui cortili comuni.
Oltrepassata la porta di ingresso si entrava nel primo cortile di nord-ovest, pavimentato in acciottolato e terra battuta, su cui si affacciavano diverse stanze. Alcuni ambienti servivano come ripostiglio delle derrate, altri potevano servire per stendere le stuoie dove dormire la sera e per svolgere piccoli lavori quotidiani. Un secondo cortile si trovava a sud. La maggior parte della giornata veniva trascorsa nei cortili che potevano essere ombreggiati da tettoie e comunicavano tra loro attraverso passaggi aperti nelle stanze. Nei cortili si trovava il forno in argilla refrattaria per cuocere il pane e non è difficile immaginare una quotidianità fatta di donne che chiacchieravano sbrigando le faccende di casa, bambini che giocavano, uomini che riposavano dopo la pesca notturna.

E’ attendibile ritenere che una parte specifica dell’abitazione, su cui si concentrarono tutte le successive trasformazioni, fosse abitata dai famigliari di Pietro, dove Gesù fu accolto ed ospitato.

Di questa stanza si sono conservate stralci di mura e pavimentazioni sovrapposte in acciottolato di basalto e battuto di terra. Frammenti di ceramica di uso comune specialmente di anfore, tegami e ciotole fanno pensare ad una stanza dove si svolgevano attività quotidiane, comuni agli altri ambienti della casa.

Dopo la risurrezione di Gesù, una piccola comunità di giudeo-cristiani iniziò ad incontrarsi presso le stanze dove aveva abitato il Maestro. Verso la fine del I secolo d.C. una stanza in particolare fu riservata ai raduni della chiesa nascente.

La stanza, forse prontamente ampliata, cominciò ad essere oggetto di particolari cure e miglioramenti: si costituisce una domus ecclesia, l’aula dedicata alle assemblee dei primi cristiani, che trova paralleli in altri luoghi dove si propagò l’annuncio degli apostoli.

In questa stanza, posta a fianco dell’ingresso principale dell’insula, una serie di piani pavimentali realizzati in battuto di calce bianca vennero successivamente rifatti in alcuni tratti fino a sei volte. Anche le pareti interne furono intonacate e dipinte e con l’arrivo dei pellegrini iniziò anche l’usanza di segnare gli intonaci con scritte e graffiti.

Indice di un cambiamento d’uso della stanza è anche la completa assenza di frammmenti di ceramica da cucina sui battuti di calce, che invece si sono trovati sopra i pavimenti più antichi. Gli unici frammenti di oggetti di ceramica ritrovati relativi a questo periodo appartengono a lucerne ad olio, utili ad illuminare la stanza durante le assemblee. Alcune lucerne di tipo erodiano sono state integre nascoste tra i muri interni. Le altre stanze continuarono ad essere usate come abitazione, come luoghi di condivisione dei pasti e delle diverse attività giornaliere.

Una trasformazione importante dell’intera area si verificò dopo la seconda metà del IV secolo: la sala venerata divenne il centro focale di un più vasto ed organizzato complesso sacro.

Attraverso un nuovo atrio costruito sul fianco orientale della sala e pavimentato in calce bianca i fedeli potevano accedere al luogo venerato, ripavimentato con intonaco policromo e suddiviso in due da una grande arcata mediana che sosteneva il nuovo tetto a terrazza. Una rinnovata decorazione pittorica ricoprì le pareti della sala: su uno sfondo omogeneo bianco-crema furono dipinti soggetti aniconici come pannelli geometrici, bande di colore e racemi con frutta e fiori.

I cristiani che giunsero a Cafarnao iniziarono a lasciare traccia del loro passaggio graffendo il nome o il monogramma di Gesù e alcune invocazioni liturgiche sulle pareti della sala. I pellegrini arrivavano anche da lontano: sono molti i graffiti in lingua greca ma anche in siriaco, aramaico e latino.
Tra questi pellegrini si annovera anche la famosa Egeria che attorno al 380 d.C. descrisse la stessa casa del “principe degli Apostoli” (Pietro) trasformata in chiesa.
Fatto eccezionale fu il ritrovamento dei frammenti di intonaci dipinti e graffiti all’interno della sala venerata poichè vennero riutilizzati per innalzare le quote del pavimento della successiva chiesa.

La sistemazione dell’area si concluse con la costruzione di un massiccio muro di protezione delle strutture che la isolò dal contesto cittadino e che comportò anche la demolizione di qualche vano. L’accesso a tutta l’area sacra avveniva da nord e si affacciava su una nuova arteria stradale. 
Su due fianchi del nuovo atrio di accesso alla sala di preghiera si creò uno spiazzo pavimentato in terra battuta e calce, solida superficie per il traffico pedonale. Un paio di stanze addossate a settentrione della sala venerata probabilmente servivano a contenere accessori liturgici e le offerte dei fedeli. I reperti ritrovati nelle altre stanze dell’insula indicano il loro continuo uso di carattere abitativo.

La trasformazione in chiave monumentale dell’area sacra avvenne quando, in età bizantina, esattamente sopra alla stanza venerata si costruì una chiesa ottagonale, nuova forma architettonica usata per i luoghi sacri legati alle più importanti memorie cristiane in Terra Santa.

Tutte le abitazioni contenute all’interno del recinto furono abbattute e interrate per dare luogo alla pianificata costruzione di una chiesa ottagonale con portico aperto su cinque lati. Una serie di stanze accessorie vennero costruite addossate al muro orientale di cinta.

Se l’incuria del tempo che trasformò in rovina il villaggio ha segnato profondamente la chiesa di S.Pietro non lasciando molti resti, la sua ricercata forma architettonica e l’eleganza dei mosaici danno testimonianza del suo originario splendore.

Racchiusa nel recinto sacro l’accesso alla chiesa avveniva da un porticato aperto che circondava cinque lati della chiesa ottagonale. Dal porticato si poteva accedere anche alle stanze laterali, le dipendenze più prossime al luogo di culto. Il porticato, coperto da tettoia, era decorato con un mosaico a tessere bianche e nere che disegnavano un motivo a cerchi con bottone centrale.
Dalla porta principale posta ad occidente e dalle laterali si entrava nella chiesa, composta da un ottagono più grande con deambulatorio ad anello attorno all’ottagono centrale. Probabilmente era illuminato da una serie di finestrelle e coperto con tetto spiovente ad una falda. I pochi resti del pavimento musivo descrivono motivi floreali e racemi vegetali a tessete colorate su fondo bianco, che dovevano descrivere un ambiente naturale di tipo nilotico.

Esattamente al di sopra della sala venerata fu costruito l’ottagono centrale della chiesa, pavimentato con un raffinato mosaico con pavone con coda aperta a ruota e piumaggio iridato, simbolo della risurrezione e della vita eterna. Il pavone è posto al centro di un cerchio e circondato da fiori racchiusi in semicerchi sovrapposti. Un motivo a fiori di loto rossi e blu faceva da cornice al mosiaco. L’ottagono centrale con alto soffitto a travatura, doveva ricevere luce dalle finestre e dai grandi lucernieri in bronzo che pendevano dal soffitto. Si può anche ipotizzare che le pareti fossero intonacate a variamente dipinte. Non si conservano tracce di un altare stabile in muratura ma è possibile che la mensa liturgica fosse di tipo mobile.

L’aumentare dei fedeli richiese presto la realizzazione di un battistero. Il luogo prescelto fu il lato orientale, collegato a due nuovi ambienti a base triangolare, i pastoforia, che divennero sale accessorie per lo svolgimento del rito. Una breccia nel muro di cinta venne realizzata per costruirvi un’abside aggettante dentro la quale trovò spazio la vasca per il rito ad immersione del battesimo.

La necessità di costruire il Memoriale di San Pietro nasce dal desiderio di promuovere la ripresa del culto in continuità con quanto avveniva nei primi secoli. Ma è chiaro che il progetto tiene in considerazione l’esigenza di custodire e valorizzare il Luogo Santo, che conserva la memoria della casa dell’apostolo e i luoghi della predicazione e dell’azione del Cristo. L’edificio permette ai pellegrini e ai visitatori di godere dei preziosi resti della casa di Pietro e delle strutture liturgiche sviluppatesi intorno e in funzione di essa. 

Oggi il pellegrino può osservare i resti archeologici della casa di Pietro e delle costruzioni successive sia dal basso, attraverso un camminamento a livello stradale che si sviluppa sotto il Memoriale fino a raggiungere un lato dell’ottagono bizantino, sia dall’alto, attraverso un oculus quadrangolare che si apre dall’interno del Memoriale sopra il sito.

Il progetto, ideato dall’architetto italiano Ildo Avetta e realizzata alla fine degli anni ’80, vuole mettere in risalto l’importanza del luogo, creando una struttura che possa rievocare il significato profondo del sito archeologico, la sua storia e soprattutto gli avvenimenti della vita di Gesù e di Pietro. Per questo il corpo del Memoriale è concepito come una nave la cui carena si libra sulla casa dell’apostolo, immagine che rimanda sostanzialmente alla chiamata dell’apostolo Pietro che da semplice pescatore diventa pescatore di uomini e capo della Chiesa di Cristo.
L'esecuzione del progetto, veramente audace e ultramoderno, ha richiesto studi lunghi e complessi da parte dell'ingegnere Cesare Pocci e la collaborazione del Technion (Israel Institute of Technology) di Haifa ed é stata affidata alla ditta israeliana Solel Bonneh, sotto il continuo controllo dell'ingegnere Anis Srujidi Nazaret.

Il Memoriale fu consacrato dal cardinale Lourdusamy il 29 giugno 1990 e questa data è incisa in facciata nella scritta in latino: BEATO PETRO APOSTOLO A. D. MCMXC DICATUM (Dedicato al beato apostolo Pietro nell'anno 1990). In quella occasione il papa Giovanni Paolo II inviò un messaggio speciale, di cui due brani sono riprodotti sui fianchi interni dell'ingresso.

Il villaggio

La vita del villaggio di Cafarnao si sviluppò a partire dal II sec. a.C. La maggior parte di informazioni sulla Cafarnao in cui vissero Gesù, Pietro e gli altri apostoli sono contenute nei Vangeli. Il villaggio, sorto sulle sponde settentrionali del Lago di Galilea, doveva tovarsi poco distante da un ramo della Via Maris, l’antica arteria che collegava l’Egitto a Damasco, come testimoniano la presenza in loco di una stazione di dogana (Mt 9,9; Mc 2,14; Lc 5,27) e il ritrovamente di un cippo miliare dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.). A Cafarnao era di stanza un Centurione (Mt 8,5-13; Gv 4,46-54) e si riscutevano le tasse per il tempio (Mt 17, 24-27) e quelle pubbliche per l’erario romano (Mc 2,14). 

La vita degli abitanti era scandita dai lavori quotidiani: la pesca era una delle attività più redditizie. I fratelli Andrea e Simone, poi detto Pietro, e i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni (Mt 4,18-22; Mc 1,16-20), «erano pescatori». Questi gestivano una piccola attività ittica con barche di loro proprietà e garzoni alle loro dipendenze (Lc 5,1-11; Gv 21,1-11). 
I molti reperti della vita quotidiana come le macine di basalto per il grano (Mc 2,23; Mt 12,1; Lc 6,1), per frangere le olive o per pigiare l’uva, dimostrano alcune delle attività lavorative che per secoli furono quotidianamente svolte dagli abitanti.
Le case, raggruppate in quartieri delimitati da strade, erano semplici e costruite con pietre della locale roccia di basalto, legate con fango e terra e pavimentate in acciottolato di pietra (cfr. parabola della donna che ha perduto la monetina Lc 15,8-10). 
La vita si svolgeva principalemente all’aperto, lungo l’arenile, sulle strade e nei cortili privati. Più famiglie dello stesso clan condividevano gli spazi della casa, formate da stanze affacciate sul cortile aperto o lungo un corridoio (cfr. parabola dell’amico inopportuno di Lc 11,1-13). Il tetto a terrazza poteva servire a differenti scopi: per dormire nelle serate calde, per far asciugare le reti, per essiccare al sole i pesci o i frutti locali, come i datteri di palma, ed era costruito con tronchi e foglie impastate con fango pressato (cfr. episodio del paralitico calato dal tetto Mc 2,3-12; Lc 5,17-26). 

A nord, appena fuori del villaggio si sviluppava l’area funeraria, di cui si conosce un mausoleo di età imperiale, con cinque sarcofaci in pietra e otto loculi a kokhim (tombe a forno).

Gli scavi dimostrano come a partire dal IV secolo migliora il tenore di vita del villaggio: le case vengono costruite o riparate con l’uso di buone malte, mentre una grande quantità di ceramica elegante giunge dalle coste dell’Africa, da Cipro e dalla Grecia. Anche le monete ritrovate nell’area urbana appartengo nella maggior parte dei casi all’età imperiale (295-491 d.C.) e all’età bizantina (491-648 d.C.). E’ proprio in età bizantina che si realizzano le monumentali costruzioni della Sinagoga e della Chiesa ottagonale sulla casa di Pietro.

Con gli inizi del periodo arabo (VII sec)il villaggio perse progressivamente di importanza. Solo alcune abitazioni continuarono ad essere utilizzate, i pavimenti rialzati e i muri fatiscenti sostituiti con nuovi. Segni della presenza araba sono anche i diversi graffiti con giochi lasciati nelle pietre e negli stilobati della Sinagoga che perde la funzione di sala di preghiera con la crescente islamizzazione della popolazione. Col tempo molti edifici abbandonati a se stessi crollarono e anche gli ultimi pescatori rimasti abbandonano il villaggio non oltre il XIV sec.

Il lungolago

Proseguendo sul sentiero che conduce al Memoriale di San Pietro si giunge al lungolago. Un’ampia panoramica si apre da questo punto di osservazione dove nelle giornate nitide lo sguardo arriva alle alture del Golan che discendono fino al lago a quota meno 212 m sul livello del Mare Mediterraneo.

Il piccolo villaggio di Cafarnao si trovava sulla costa nord-occidentale del lago di Tiberiade. Tre km più a sud si incontrano le fonti di acqua di et-Tabgha dove è avvenuta la moltiplicazione dei Pani e dei Pesci (Gv 6, 1-15) e dove Pietro è stato investito del suo primato (Mt 16, 18), mentre a 5 km più a nord il fiume Giordano si getta nelle acque dolci del lago alimentandolo.

Cafarnao era un piccolo villaggio di pescatori. Molto probabilmente il loro pescato era venduto nei mercati delle vicine città: Magdala, da cui proveniva Maria Maddalena e Corazim posta sulle colline sovrastanti Cafarnao che, assieme alla vicina Betsaida dove Gesù guarì un cieco (Mc 8,22-26), fu maledetta da Gesù per la mancata conversione (Mt 11, 20-24; Lc 10, 12-16). 

Più a sud, sulla costa occidentale, vi sorgeva Tiberiade, divenuta capitale di regione nel 20 d.C, mentre sul litorale opposto, sopra un promontorio, si potevano vedere le luci della vasta città di Susita nel territorio della Decapoli. In questa città o nella sottostante Kursi va ambientato il racconto evangelico della cacciata dei demoni che entrati nei maiali si gettarono da un ripido pendio nelle acque del lago (Mt 8, 28-34; Mc 5, 1-20; Lc 8, 26-39).

Oggi la pesca nel lago è stata vietata per favorire il ripopolamento ittico, ma per secoli è stata una delle attività più redditizie del lago. La stessa chiamata di Simon Pietro e di Andrea a seguire Gesù avvenne sulle sponde del “mare di Galilea” mentre i due fratelli gettavano le reti per la pesca (Mt 4, 19; Mc 1, 17). 

Tracce del porto di Cafarnao sono state rinvenute durante gli scavi dei francescani. Oggi la spiaggia è un luogo tranquillo, dotato di semplici strutture per accogliere i pellegrini che vogliono soffermarsi in preghiera. 

Pellegrinazioni

Presso il Santuario di Cafarnao si celebrano annualmente tre memorie:

  1. Festa dell’Annuncio della Santissima Eucaristia, III Venerdì di Pasqua
  2. Solennità di San Pietro Apostolo, 29 Giugno
  3. Solennità di Cafarnao, la Città di Gesù, II Sabato di Ottobre.

La pellegrinazione annuale a Cafarnao “La Città di Gesù” intende celebrare la memoria dei tre diversi avvenimenti salvifici attuati da nostro Signore: dopo il Suo Battesimo; dopo l’arresto di Giovanni il Battista; prima della Sua partenza per Gerusalemme.

Essenzialmente, i passi evangelici riguardanti le attività di Gesù a Cafarnao, si possono riassumere in tre momenti: Gesù che predica e insegna il Vangelo del Regno di Dio; Gesù che chiama i primi apostoli; Gesù che sana da ogni malattia e perdona i peccati.

Le pericopi evangeliche di Cafarnao sono particolarmente legate alla Sinagoga, alla Casa dell’Apostolo Pietro, alla riva del Lago.

Nelle nostre celebrazioni intendiamo far memoria e presentare al popolo di Dio proprio questo: la fede al Vangelo, la chiamata a seguire Cristo, la vita sacramentale nella Chiesa.
Inoltre, la solennità ricorre nella stagione che segna la fine del lavoro agricolo; anche per questo, quindi, si vuole ringraziare Dio per il frutto dell’ultima raccolta annuale. 

Il lago e la città di Gesù

Vangelo di Matteo (Mt 4, 12-17)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 

Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, 
sulla via del mare, oltre il Giordano, 
Galilea delle genti! 
Il popolo che abitava nelle tenebre 
vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte 
una luce è sorta.
 
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». 
BIBBIA CEI 2008

La zona circostante il lago di Tiberiade si può considerare oggi come un unico santuario, perché è Terra in cui Gesù visse e si manifestò in tutta la sua natura di uomo e di Dio. Si dice che ovunque Gesù abbia posato il suo piede, lì sia nato un santuario. 
La bellezza della zona, la sua rigogliosa vegetazione e l’atmosfera “paradisiaca”, danno la possibilità al pellegrino di entrare a pieno nella narrazione della vita di Gesù, che qui si è auto-rivelato e donato come maestro, taumaturgo ed esorcista.
Gesù ha attraversato questi posti tante volte, ha camminato a piedi in questi luoghi, vi ha fatto miracoli e si è specchiato ripetutamente nelle acque del lago. La sua voce ha riecheggiato tra le insenature delle rive del lago, come annuncio della Parola di Dio, ed è come se si sia incisa in questo meraviglioso paesaggio. E’ impressionante come qui si possa riconoscere il lento e quotidiano vivere del nostro Signore, nelle sue azioni giornaliere, nella sua esperienza di Dio fatto uomo. Ma è altrettanto impressionante come qui lui si sia manifestato in tutta la sua divinità, come abbia dato a noi il suo esempio di Carità, di VeritàVita e Via e allo stesso tempo abbia manifestato la sua potenza attraverso i miracoli e le guarigioni. Così possiamo dire che questo è il Lago di Gesù che testimonia la sua divinità e la sua azione salvatrice. 

“A Cafarnao la casa del principe degli apostoli è stata trasformata in chiesa: le sue pareti restano ancora oggi come erano una volta. Là il Signore guarì il paralitico. Là c’è anche la sinagoga in cui il Signore sanò l’indemoniato.” 
Pietro Dacono (sec. XII) testo attribuito a Egeria (sec. IV).


Cafarnao in particolare è un luogo di grazie insieme a tutto il lago. È la cittadina della Galilea più frequentata e servita da Gesù. Qui Gesù scelse i suoi discepoli e li chiamò a se uno a uno, facendoli testimoni della sua grandezza, con la sua vita e le sue opere. Qui Gesù annunciò la Santa Eucaristia con il discorso sul Pane di vita nella Sinagoga.
Gesù visse qui la sua quotidianità; qui decise di abitare nella casa del suo discepolo Pietro, dove incontra i suoi apostoli, dove lo cercano tutti coloro che vogliono ricevere la sua grazia e che vogliono guarire dai propri mali. La casa di Pietro diventerà un nuovo punto d’incontro con la nuova comunità che si è costituita intorno a lui, dopo il rifiuto ricevuto per ben due volte alla Sinagoga.
Gesù ritorna a Cafarnao sempre dopo i suoi viaggi in Galilea, questo dimostra quanto amasse questa città e farne il centro della sua missione.
Quelli che da ogni parte del mondo vengono a visitare questo luogo santo, e lo fanno con coraggio e umiltà, arrivando da paesi lontanissimi, ricevono un dono di gioia e serenità, immersi in un contesto naturalistico di grande bellezza.
Nello spirito dei pellegrini si può rinnovare il miracolo, come se fossero tra le moltitudini di coloro che lo seguivano e lo ascoltavano.

Il Pane di vita

Vangelo di Giovanni (Gv 6,24-59)

Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Trovatolo di là dal mare, gli dissero: "Rabbì, quando sei venuto qua?". Gesù rispose: "In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo". Gli dissero allora: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?". Gesù rispose: "Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato".
Allora gli dissero: "Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo". Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane".
Gesù rispose: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno".
Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: "Io sono il pane disceso dal cielo".
E dicevano: "Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?". Gesù rispose: "Non mormorate tra di voi.
Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?".
Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".
Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.
BIBBIA CEI 2008

Il cibo che perisce e quello che da la vita eterna

Nella sinagoga di Cafarnao Gesù indica nella fede in lui, che è stato mandato dal Padre, l'opera che Dio desidera dagli uomini. Ma la folla della Galilea ritiene i suoi miracoli insufficienti a esigere quella fede. E pretende un prodigio analogo, se non superiore, a quello della manna, che Mosè fece scendere dal cielo. 
No, rettifica Gesù. Non fu Mosè, ma Dio, a mandare agli Israeliti la manna che li sfamava per un giorno. Ed è ancora Dio che presenta a tutti gli uomini il suo inviato per appagare le aspirazioni di ognuno alla vita che non ha fine. È Gesù il vero pane della vita. E chi non crede in lui è colpevole, perché nell’era messianica basta, per credere, lasciarsi attrarre dalla grazia di Dio. Cos' era poi la manna in paragone al pane che Gesù promette? Un cibo che non preservò dalla morte. Lui, invece, assicura la vita eterna. Segue l'accenno all'Eucaristia, alla sua carne che sarà offerta in sacrificio per l'umanità. Chi riceve questo nutrimento autentico riceverà la vita, quella eterna, da Colui che il Padre ha costituito appunto distributore della vita. 
Molti discepoli trovano misterioso e duro da accettare questo discorso. La croce, però, e la conseguente glorificazione del Crocifisso mostreranno che l'Eucaristia così come la sua Parola rivelatrice dello Spirito, è davvero capace di dare la vita. 
Non pochi dei suoi discepoli, nota l'evangelista, abbandonano Gesù. Pietro invece, a nome degli apostoli, conferma di crederlo Messia che Dio ha mandato e consacrato e le cui parole trasmettono a chi le accoglie la vita eterna. 

M. Adinolfi – G. B. Buzzone, Viaggio del cuore in Terra Santa, Casale Monferrato 2000, 56-57.

“Gesù Cristo Nostro Signore, che con amore ineffabile ha donato se stesso per noi.” (Celano, Vita prima di San Francesco d’Assisi, Cap. XXX, [FF86])

Nella Chiesa come nella spiritualità francescana, il mistero dell’incarnazione di Cristo e il dono del suo corpo e del suo sangue nell’Eucarestia, rappresentano il centro e culmine della celebrazione dell’Amore del Padre verso i suoi figli. Questo annuncio fatto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao rivela tutta la sua misteriosa donazione agli uomini, ma le conseguenze di queste parole portano molti dei suoi seguaci all’allontanamento. Gesù non viene compreso da tutti, anzi viene considerato un folle. Quello che la gente cercava erano i suoi miracoli e le sue guarigioni, non tanto la novità e la profondità del messaggio che era venuto ad annunciare agli uomini, che richiedeva una sequela più radicale, che annunciava un amore totalizzante di Lui verso l’umanità, che non aveva il sapore del miracoloso e del Dio che si rivela nella potenza e nella forza. 
Il discorso Eucaristico di Gesù nella Sinagoga di Cafarnao annunciava a coloro che lo seguivano l’indomani della moltiplicazione dei pani e dei pesci, qual è il vero pane che non perisce. L’annuncio di Gesù, in cui proclama che solo chi mangia la sua carne e beve il suo sangue avrà la vita eterna, costituì una prova di fede non facile da superare per i discepoli. La fede fu richiesta ai discepoli di quel tempo e d’ogni tempo. Quando ognuno di noi si trova davanti al pane e al vino consacrato ha bisogno del dono della fede per accogliere Cristo, e in Lui avere la vita eterna. 

La devozione francescana a Gesù e ai luoghi santificati per il suo passo, Verbo di Dio fatto uomo, produce uno stile di preghiera che nasce dal desiderio di conformarsi all’immagine di Gesù, uomo povero e crocifisso. La celebrazione degli eventi della vita del Cristo sarà concretizzato nella Santa Eucaristica. La celebrazione della messa votiva della Santa Eucaristia a Cafarnao è una prova concreta della devozione dei figli di Francesco a Gesù presente nel suo corpo e nel suo sangue. Qui infatti esistono dei legami tra storia e archeologia, tra devozione e liturgia, così forti, da essere capaci di costituire pietre fondanti della tradizione spirituale della Terra Santa. 

I cristiani dei primi secoli, individuarono come Luoghi Santi, i posti della geografia del Medio oriente che avevano avuto l’onore d’accogliere il passo del Figlio Unigenito di Dio, della sua santa madre degli apostoli e degli eventi antico testamentari. I Luoghi Santi sono i testimonia che parlano in maniera concreta delle eventi storici che annunciano la Parola di Dio. Ovunque nella cristianità al sec. IV d.C sorgono le grandi basiliche attorno alle tombe dei martiri. In Terra Santa ciò che testimonia la presenza di Cristo è la geografia. Le Basiliche della Terra Santa, i Martyria, sono dei reliquari che non custodiscono le ossa di qualcuno, ma quella porzione di Terra che porta le impronte del passo del Dio fatto uomo
In tutti i Luoghi Santi nel corso dei secoli, la costante celebrazione dei misteri di Cristo da parte della Chiesa, ha prodotto scritti e tramandato pratiche di preghiera e di venerazione di questi luoghi santi che costituisco il patrimonio liturgico-devozionale della Terra Santa. Nel caso della casa di Pietro e della Sinagoga di Cafarnao non è stato così, a causa della decadenza della Città di Cafarnao che non ha permesso di tramandare il culto del luogo santo. Poi con l’arrivo dei frati in Terra Santa dal sec. XIII si ebbero i primi semi di una tradizione riscoperta e recuperata. Infatti questi iniziarono a recarsi nel luogo santo per venerare la casa dell’apostolo Pietro e la Sinagoga. Le prime celebrazioni nelle rovine di Cafarnao, testimoniate nel XV sec., furono caratterizzate semplicemente dalla preghiera del Pater, Ave e Gloria, per l’acquisizione dell’indulgenza. Più tardi nel sec. XVII venne aggiunta la Lettura del Vangelo (Gv 6, 24-59).
Una volta acquistato il sito di Cafarnao nel 1890, i frati celebrarono la Santa Eucarestia nella Sinagoga. Oggi vengono celebrate due solennità: tra cui la festività dell’Annuncio della Santa Eucarestia e quella di San Pietro Apostolo. Inoltre vengono svolte due peregrinazioni, una nell’ottava di Pentecoste e l’altra nell’ottava di Corpus Domini.
E’ bello ricordare come nelle preghiere di colletta, dedicate alla celebrazione dell’Annuncio della Santa Eucarestia a Cafarnao, la Chiesa chiede che i fedeli siano degni di partecipare al Pane della Vita, chiede di avere la fede per accogliere il dono del Corpo di Cristo. Chiede la speranza nella vita eterna. Chiede la carità per configurarsi a Cristo nella donazione individuale ai fratelli. Nelle preghiere si riconosce Dio fonte d’ogni bene e in Gesù sacramentato il dono più grande per l’uomo. A Dio si chiede anche la partecipazione al Pane della Vita eterna affinché sia fonte di vita anche per gli altri. La partecipazione all’Amore deve edificare la fraternità fra gli uomini. Le preghiere insistono che la forza per attuare questa carità che costituisce la fraternità ha la sorgente nella parola di vita eterna e nella comunione con il Corpo e Sangue di Cristo.

Miracoli

Gesù si manifesta a Cafarnao attraverso la sua predicazione, ma anche attraverso i suoi miracoli e le sue guarigioni. Gesù non vuole manifestarsi con le sue opere di guarigioni, non vuole farsi pubblicità, ma i miracoli che lui compie lo rendono popolarissimo, in questo modo si avvicinerà a lui una grande folla che chiederà a lui la Grazia. Inoltre nei miracoli è possibile rilevare l’importanza della missione di Gesù, “Egli prese su di se le nostre infermità” (Is 53, 4), cioè che Gesù si fa servitore esprimendo concretamente l’amore, principio e fine dell’attività di Gesù. Tra i miracoli più emblematici ricorderemo quello della Suocera di Pietro, quello del Paralitico, del servo del centurione, dell’emorroissa e della figlia di Giaro 

Il servo del centurione

Vangelo di Matteo (Mt 8, 1-13)

Scese dal monte e molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro». Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Luca (Lc 7,1-10)

Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: "Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga". Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: "Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono uomo sottoposto a un'autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all'uno: Và ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fà questo, ed egli lo fa". All'udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: "Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!". 
BIBBIA CEI 2008

La suocera di Pietro

Vangelo di Matteo (Mt 8, 14-17)

Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: "Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie." BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Marco (Mc 1, 29-31)

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre». 
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Luca (Lc 4, 38-39)

Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
BIBBIA CEI 2008

Il paralitico

Vangelo di Matteo (Mt 9, 1-8)

Salito su una barca, passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini. BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Marco (Mc 2, 1-12)

Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Luca (Lc 5, 17-26)

Un giorno stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?». Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose». 
BIBBIA CEI 2008

Il figlio di Giairo

 

Vangelo di Matteo (Mt 9, 18-19)

Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Marco (Mc 5, 35-43)

Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Luca (Lc 8, 49-56)

Stava ancora parlando, quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: «Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro». Ma Gesù, avendo udito, rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata». Giunto alla casa, non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete. Non è morta, ma dorme». Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: «Fanciulla, àlzati!». La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.
BIBBIA CEI 2008

L'emmorroissa

Vangelo di Matteo (Mt 9, 20-22)

Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Marco (Mc 5, 25-34)

Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. 
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ guarita dal tuo male». BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Luca (Lc 8, 40-48)

Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l’unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire. Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò. Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Tutti negavano. Pietro allora disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!». 
BIBBIA CEI 2008

La chiamata

La prima azione che Gesù svolge nel suo ministero di vita pubblica è una “vocazione”, è la chiamata di due dei suoi discepoli. Gesù li chiama per nome, li chiama a seguirlo per la sua via, chiedendo loro di lasciare tutto quello che hanno in funzione della novità che gli verrà annunciata e della missione di cui saranno partecipi. In primo luogo questa chiamata richiede una conversione, cioè volgere il proprio sguardo verso di Lui e seguirlo con il desiderio di conformarsi alla sua persona. La vocazione trova già una prima rivelazione nel nome di ognuno, per questo Gesù chiamerà Simone Pietro, perché la sua missione e la sua chiamata sarà quella di essere la roccia su cui fondare la Chiesa di Cristo. Inoltre gli apostolivengono chiamati uno ad uno e per nome, per essere identificati nella loro unicità. 
Nella chiamata la prima esperienza che l’uomo fa è una forte e intima relazione con Dio, solo questo tipo di relazione permette ai discepoli, che si sentono amati, di scegliere di seguire Gesù nella totale radicalità. La promessa che Gesù fa a Pietro e Andrea è molto grande e richiederà una abbandono e una fiducia totale. Abbandoneranno i propri schemi e le proprie vedute, per accogliere la vita come un dono di Dio nella sua interezza, per accogliere la chiamata come una nuova strada da percorrere lasciando da parte i propri progetti. Si può parlare di due tipi di chiamate un che richiede la fede dei discepoli e l’altra che li chiama alla perfezione, alla sequela incondizionata nella via del Maestro.

Il luogo e il tempo in cui i discepoli incontrano Gesù sono quelli della loro quotidianità. In un contesto come questo Gesù si rivolge a Pietro e Andrea chiamandoli alla sua sequela e non sceglie un momento particolare, ma mentre stanno svolgendo il loro lavoro, mentre si occupano della loro vita. 
Anche il linguaggio, che Gesù usa con i suoi discepoli, appartiene all’ambiente da cui provengono, è vicino a quello che è il loro vissuto. Si rivolge a loro dicendo: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Da quel momento quella che era la semplice vita di due pescatori sul lago di Tiberiade, diventa una nuova vocazione di missione e annuncio dell’Amore di Dio e quelli lasciarono reti, barca e famiglia per seguire Gesù.
Inoltre possiamo notare come la chiamata avviene in coppia: sono chiamati due fratelli Simone Pietro e Andrea. Questo perché la coppia è la base della fraternità, la vocazione trova compimento nella vita comunitaria. Inoltre la missione, alla quale saranno mandati, si realizza in maniera completa se condivisa e sperimentata all’interno di una comunità. E qui possiamo vedere un nuovo passaggio: i discepoli chiamati vengono mandati a portare l’annuncio della Buona Novella e dell’Amore di Gesù per tutti gli uomini. La missione è l’espressione e il naturale risultato del sentirsi amati e chiamati dal Signore. Come già detto la vocazione e la missione sono comunitarie, perché la comunità è punto di partenza e di arrivo della chiamata di ognuno, infatti solo nel rapporto con i fratelli i discepoli possono sperimentare la figliolanza, in quanto non è possibile riconoscersi figli se non si scopre anche di essere fratelli. In questo contesto nasce la Chiesa, la prima comunità di fede che trova in Gesù le sue radici.
 

La vera Chiesa: Maria e Pietro

A Cafarnao è venuta anche Maria la Madre, con Gesù e per Gesù (Gv 2,12; Mc 3,31ss; cf La T.S. 1990, 242-46). Qui lei ci si rivela e dona come “la Vergine in ascolto” (MC 17), come “la prima discepola di suo Figlio” (Red. Mater 20): prima in tutti i sensi, per tempo e per qualità (LG 58). Qui, nella casa di Simon Pietro, si è certamente incontrata col Principe degli Apostoli, ed è iniziata così quella duplice dimensione mariana e apostolico-petrina della vera Chiesa che è stata rilevata bene da santa Brigida di Svezia nel secolo XIV (Revel. IV,139s) e, più vicino a noi, da Giovanni Paolo II (Disc. 22.12.1987).
(L. Cignelli, La grazia dei luoghi santi, Jerusalem 2005, 45-46.)

Maria: la madre di Gesù

"Si trattava di una specie di azione combinata d'intesa: lei pregava, Gesù agiva; Gesù predicava e faceva miracoli, lei collaborava con tutto il sacrificio di se stessa". (G. Venturini, La Donna di Nazareth, Genova 1988, 105).

Il dato biblico sui due soggiorni di Maria a Cafarnao è, come al solito, molto sintetico ma dal contenuto inesauribile e sempre ricco di sorprese. Possiamo attingervi senza fine (Sal 119,96; Sap 7,14), a nostra edificazione e consolazione (At 20,32; Rm 15,4). Il primo soggiorno ci viene riferito da un testimone oculare: l'apostolo S. Giovanni, il beniamino di Gesù (Gv 19,26), il discepolo più simile al Maestro, come pensavano S. Efrem Siro (De virg. 25,9) e Maria Valtorta (o. c. 11,54 e 434). "Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli,e si fermarono colà solo pochi giorni" (Gv 2,12). Fu dunque un soggiorno breve, di "pochi giorni"; ebbe luogo con tutta probabilità nella casa di Simon Pietro (Mc 1,29; 2, I); e non dovette registrare episodi incresciosi. Cafarnao, come Nazaret, non ha ancora deluso Gesù: questo avverrà più tardi (Lc 4,22ss; 10,15; Mt 11,23s). Superfluo dire che il Signore e, con lui, la Madre vengano a Cafarnao, come già a Cana e altrove, unicamente per farvi del bene (Lc 1 ,39ss; 4,31 ss; At 10,38). "Ogni cosa fatta da Gesù è un mistero e serve alla nostra salvezza", ci ricorda S. Girolamo (In Marcum 11, 1-10). Quanto alla Madonna, essa in questa prima visita a Cafarnao continua l'opera iniziata ufficialmente a Cana: quella di mediatrice di tutte le grazie e di educatrice dei fratelli e discepoli del Figlio. Così Maria, la donna fedele, riscatta e porta al sublime la vocazione femminile: seminare ovunque bontà e gioia (Lc 1,39ss; Gv 2, 1 ss); mentre Eva, la donna infedele, semina ovunque divisione e dolore (Gen 3,6ss; Sir 25, 12ss). Naturalmente, qui come altrove, la Madre fa tutto in perfetta sintonia col Figlio. I due compaiono indivisibili già nel Vangelo, come lo saranno poi nella Liturgia e nella vita autentica della Chiesa. È ciò che i mistici, questi poeti del mondo spirituale, insegnano da sempre. Maria dunque, sempre tutta donata alla persona e all'opera del Figlio, sta a Cafarnao "servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui" (LG 56), facendo tutto per così dire in punta di piedi. D'altra parte la sua presenza, per quanto discreta, è pur sempre visibile. Così gli abitanti della cittadina possono vederla e imparano a conoscerla, almeno di faccia, tanto che un giorno potranno dire: "Di lui conosciamo ... la madre" (Gv 6,42). Il secondo soggiorno ci viene riferito dai Sinottici, specialmente da S. Marco che ce ne parla nella forma più ampia. Diamo quindi la preferenza al suo racconto. Ma prima una parola di ambientazione. Gesù è un figlio diverso dagli altri e, per giunta, contestato dalle guide religiose e politiche del Paese (Mc 2,6ss; 3,2.6.22ss). La Mamma lo segue come può e accorre ogni volta che la telepatia materna le fa presentire qualche pericolo. A un certo momento lo scomodo Profeta viene tacciato nientemeno di pazzia, evidentemente allo scopo di farlo fuori (Mc 3,21). Sappiamo che tra pazzo e delinquente la differenza è minima agli effetti pratici: l'uno e l'altro sono da internare come pericolosi all'ordine pubblico... Di qui appunto la preoccupazione dei familiari e, in particolare, della Madre, di colei che "tutti i suoi pensieri rivolse sempre e unicamente al Figlio di Dio e suo"(S. Bernardino da Siena).

"Arrivano intanto sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono da lui a chiamarlo, mentre una folla stava seduta intorno a lui. Gli dicono: - Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle fuori ti cercano-. Ma egli risponde loro: - Chi sono mia madre e i miei fratelli? - Quindi, fissando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, dice: - Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque si mette a fare la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre -" (Mc 3,20-21. 31-35). Naturalmente dobbiamo distinguere la Madre dagli altri parenti del Signore: questi, purtroppo, non credono in lui (Gv 7,6); Lei invece è la credente "beata" ed esemplare (Lc 1,45), tanto che un giorno il Figlio stesso la darà come "madre" e sostegno alla nuova famiglia che si viene formando (Gv 19,26s). Lui del resto non si lascia vincere in generosità (Mc l 0,29s). Come la Madre ci porta e dona al Figlio (Gv 2,5), così il Figlio ci porta e dona alla Madre (Gv 19,26). E i veri credenti, come accolgono Gesù da Maria, così accolgono Maria da Gesù (Lc 1,42s; Gv 19,27), divenendo partecipi della sua beatitudine filiale. La Vergine Madre è infatti il dono più squisito del Padre celeste al Figlio fatto uomo e, in lui, a tutti i credenti. "Chi più bella e più dolce di Maria?" (S. Gabriele dell'Addolorata). E' soprattutto "la migliore delle madri" (papa Giovanni). Così appunto la Chiesa Cattolica, guidata dallo Spirito di verità (Gv 16,13), ha sempre inteso l'episodio in esame e un altro simile (Lc 11 ,27s): "Durante la predicazione di Lui, (la Madre) raccolse le parole con le quali il Figlio, esaltando il Regno al di sopra dei rapporti e dei vincoli della carne e del sangue, proclamò beati quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio (cf. Mc 3,35; Lc 11,27s), come essa fedelmente faceva (cf. Lc 2,19 e 51 )" (LG 58): Essa che era "la Vergine in ascolto" (Mar. cultus 17), "la prima discepola di suo Figlio", Prima per tempo e per qualità (Red. Mater 20), insomma "la prima della classe" (G. Meaolo). A sua volta S. Teresina rileva, con fine intuito, la gioia della Madonna per le parole di Gesù sulla parentela spirituale: "O Vergine immacolata, o madre tenerissima! Tu non ti rattristi ascoltando Gesù. Anzi ti rallegri che Lui ci faccia capire che la nostra anima diventa la sua famiglia quaggiù. Sì, ti rallegri che ci dia la sua vita, i tesori infiniti della sua divinità. Come non amarti, non benedirti, o Maria, per questa tua generosità verso di noi?" (Poesie 34,21; Ed. Ancora 1968, 230). La Madonna è mamma e, come tale, non conosce gelosia e rivalità: è pura esistenza d'amore per noi figli nel Figlio (Gal 3,26), si dona a tutti secondo il bisogno di ciascuno (At 1,14; 4,35). Ecco perché "la Chiesa Cattolica, edotta dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amantissima" (LG 53), "madre amorosissima "(Paolo VI, Disc. 21-11-64), e la imita "come sua figura ed eccellentissimo modello nella fede e nella carità" (LG 53).

Maria ci è modello, ha precisato Paolo VI, "perché, nella sua condizione concreta di vita, Ella aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (cf. Lc 1,38); perché ne accolse la parola e la mise in pratica; perché la sua azione fu animata dalla carità e dallo spirito di servizio; perché, insomma, fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo: il che ha un valore esemplare, universale e permanente" (Mar. cultus 35). Da lei dunque, madre e modello, possiamo e dobbiamo imparare come si vive la fede cristiana, come si diventa Chiesa ossia umanità autentica e integrale, liberata e promossa al divino. Ed è Lui stesso, Gesù, che lo vuole. A Cana la Madre ci ha messi alla scuola del Figlio (Gv 2,5); qui, a Cafarnao, è il Figlio che ci mette alla scuola della Madre. Lui vuole che impariamo da lei a diventargli famiglia, cioè "fratello, sorella e madre" (Mc 3,35). Il che si realizza condividendo appunto quel sì alla "parola-volontà di Dio" (Lc 8,21; Mc 3,35) che ha fatto la vera grandezza della Madre (Lc 1,45; 11,28) e che, per tutti, costituisce il segreto di ogni vitalità e fecondità spirituale, dato che "tutto" nasce e cresce dalla "Parola di Dio viva ed eterna" (l Pt 1,23; 2,2; Sal 33,9). Per noi quindi accettare Maria così, come madre e modello di vita, è insieme dovere e interesse. Significa condividere la scelta del discepolo amato (Gv 19,27) e della Chiesa nascente (At 1,14 ): scelta sommamente benefica, che salva e cristifica (detto tutto). Ricordiamo le parole profetiche di Paolo VI: "Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani" (Omelia 24-4-70).

L'apostolo Pietro

Qui lui ha scelto i primi collaboratori o apostoli con Simon Pietro a capo (Lc 5,10s). Di quest’uomo, che sarà il suo vicario, ha assunto tutto: persona, mestiere, casa, portando ogni cosa alla perfezione (Lc 4,38; 5,3ss).

( L. Cignelli, La grazia dei luoghi santi, Jerusalem 2005, 45)

l vocabolario tecnico della pesca è sparso in tutto il brano, suggerendo al lettore di prendere sul serio l’immagine della pesca come metafora per l’opera di Gesù e come immagine della Chiesa del tempo presente (Agostino). Poiché Cristo è presente sulla barca, essa diventa un simbolo della Chiesa (Massimo di Torino). Il miracolo riguarda la pesca di uomini, attraverso il ministero della grazia che fonda la Chiesa e la fa crescere fino ad oggi, quando Gesù conduce il popolo alla sua Chiesa tramite la predicazione del Vangelo (Cirillo di Alessandria). Questa Chiesa è chiamata alla navigazione come Noè (Massimo di Torino). Come i profeti si affaticarono per tutta la notte, così anche gli apostoli. Una barca rappresenta i Giudei e l’altra, troppo carica, i Gentili (Efrem Siro). Pietro, come i demoni, riconosce che Gesù è il Santo di Dio e il suo timore nasce dal fatto che è in presenza della santità da peccatore (Cirillo di Alessandria). Pescare gli uomini significa predicare loro il regno di Dio in Gesù e portarli in questo regno tramite il sacramento della Chiesa (Massimo di Torino).

( La Bibbia commentata dai Padri-Nuovo testamento a cura di A. A. Just Jr, Citta Nuova, Roma 2006.)

L’apostolo Pietro, l’apostolo del primato, colui che chiamato sulle sponde del mare di Galilea, risponde con immediatezza e generosità. L’ambiente in cui si svolge la sua chiamata è quello della sua quotidianità, che però già rivela la missione che Simone svolgerà nella sua vita. Gesù gli dice: “Ti farò pescatore di uomini” richiamandolo alla sua futura missione quale capo della Chiesa. Il ruolo di Pietro sarà sempre quello di un leader, un ruolo di rilievo nel gruppo degli apostoli, sarà sempre il portavoce e il punto di riferimento. Il suo rapporto con Gesù lo trasforma profondamente ed è indicativo anche che questo rapporto diventi così familiare, la sua casa diventa centro e luogo in cui Gesù vive. Questo aspetto manifesta il rapporto di intimità e di familiarità creatasi tra maestro e discepolo. Gesù entra in casa di Pietro, vive lì come se fosse la sua casa.
Pietro che riceve da Gesù una grande chiamata da Gesù, si presenterà per tutta la sua storia anche debole e fragile, ma questo chiarisce che Pietro è primo per grazia, non per merito!
Sarà in questa dimensione che Gesù darà un nuovo nome all’apostolo che non si chiamerà più Simone ma Pietro (Cefa/Roccia) affermando ancora di più la sua vocazione: egli sarà il fondamento roccioso della nuova comunità che Cristo sta fondando chiamando i discepoli a seguirlo e vivere con lui.

Il Vangelo rivelato ai piccoli

Vangelo di Matteo (Mt 11, 25-27)

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Matteo (Mt 18, 1-5)

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. 
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Marco (Mc 9, 33-37)

Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Luca (Lc 9, 46-48)

Nacque poi una discussione tra loro, chi di loro fosse più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». 
BIBBIA CEI 2008 

Orario d’apertura del santuario:
8.00 - 17.00 (orario continuato)


Ingresso: 
costo 5 NIS

S.Messe:
E’ possibile celebrare S.Messe presso il memoriale di S.Pietro previa prenotazione al CIC.
Per chi desidera è possibile utilizzare anche le zone all’aperto attrezzate con panche che si trovano sul frontelago.

Feste e Celebrazioni durante l'anno:
Santa Eucarestia 
Solennità di San Pietro
Peregrinazione per l'ottava di Pentecoste 
Peregrinazione per l'ottava del Corpus Domini

Prenotazioni messe per sacerdoti e gruppi Cattolici certificati per il pellegrinaggio in Terra Santa:
CIC - Christian Information Centre 
(dentro la Porta di Jaffa, di fronte alla Cittadella)
tel: +972 2 6272697
tel: +972 2 6272692
fax: +972 2 6286417
e-mail: cicinfo@cicts.org

Contatti:
Convento della Promessa Eucaristica
Minzar Terra Santa, P.O.B. 2257, 14122 Tiberias
ISRAEL
Tel: +972. 04 / 672.10.59 (Convento)
+972. 04 / 679.20.64 (Suore)
Fax: +972. 04 / 671.59.06

Come raggiungere Cafarnao:
Cafarnao si trova lungo il versante nord del Lago di Tiberiade lungo la strada statale n°87.
Da Tiberiade partono diverse linee di pulman pubblici che conducono verso nord; è possibile scendere alla fermata Kfar Nahum Junction e prosegure a piedi lungo il percorso pedonale attrezzatto in direzione Cafarnao (lunghezza percorso: 3,2 km). 
Lungo la strada si incontrano i santuari della Chiesa della Moltiplicazione e del Primato di Pietro.

Jesus Trail
Per chi vuole raggiungere a piedi Cafarnao partendo da Nazareth è stato recentemente attrezzato un percorso pedonale di 65 Km che tocca le più importanti memorie religiose e storiche di questo tratto di Galilea.
per info: http://jesustrail.com/

Alloggio: 
Nella zona del Lago di Tiberiade l’ospitatità francescana è presente a Tiberiade presso il Casa Nova, sul Monte delle Beatitudini e a Tabga presso le Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria. 
info:
“Mount Beatitudes Hospice”
South Golan 12365, Israel Tel: +972-4-6726712 Fax: +972-4-6726735
E-mail: ospbeat@netvision.net.it