
Un giorno di preghiera, di raccoglimento, di ricordo e di senso di comunità. Il 2 novembre, giorno in cui la Chiesa commemora tutti i defunti, è soprattutto questo: riunirsi e pregare per chi non c’è più. E per la Custodia, questo significa non solo ricordare i confratelli che hanno vissuto la loro vocazione in Terra Santa, ma anche i fedeli e i cristiani locali che sono sepolti nei cimiteri sul Monte Sion a Gerusalemme.
Queste diversi segmenti di un’unica grande giornata dedicata al ricordo, si sono osservati anche nei riti svolti durante la mattinata. La celebrazione dei defunti, infatti, si è aperta con la Messa nella chiesa di San Salvatore, parrocchia latina di Gerusalemme e cuore pulsante della famiglia francescana locale. Poi, al termine della funzione, è iniziata la solenne processione dei frati e dei fedeli verso i cimiteri che si trovano sul Monte Sion, subito fuori le mura della Città Vecchia. Preceduti dai kawas, le guardie cerimoniali che battendo i loro bastoni avvisano dell’arrivo del corteo, i religiosi e i laici hanno percorso le strade che uniscono San Salvatore alla Porta di Sion, per poi raggiungere i tre cimiteri che sorgono nell’area.
Ognuno di essi rappresenta una parte preziosa della memoria della Custodia di Terra Santa. E in ognuno di essi, si è svolto il rito della benedizione delle tombe. Uno è il cimitero francescano: il luogo in cui riposano coloro che, per generazioni, hanno accolto pellegrini e dedicato la propria esistenza terrena ai Luoghi Santi. Il secondo cimitero visitato dalla processione è stato poi quello che accoglie le tombe di cristiani provenienti da altri Paesi ma che sono stati talmente legati a Gerusalemme da essere sepolti alle pendici del monte Sion. Infine, l’altro luogo è il cimitero della comunità cattolica locale, dove la tradizione vuole che i fedeli si ritrovino per commemorare i propri cari che li hanno preceduti nella promessa della vita eterna.
Così, in una mattina in cui il Sole ha illuminato con tutta la sua forza una Gerusalemme che è il luogo della Morte ma anche della Risurrezione del Signore, la Custodia ha rinnovato un legame profondo. Non solo quello tra la famiglia francescana e la Terra Santa, ma anche tra i vivi e i morti. E nel silenzio interrotto solo dai canti dei frati e dei fedeli, il Monte Sion è così diventato anche il simbolo di un’unione che travalica non solo i luoghi, ma anche il tempo. Nel solco della speranza della Risurrezione.
Lorenzo Vita
