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"Dio parla attraverso un amore che si dona". La Custodia celebra l'Esaltazione della Santa Croce

Le strade della Città vecchia di Gerusalemme sono state riempite dal suono dei bastoni battuti lungo la via che unisce il convento di San Salvatore con la basilica del Santo Sepolcro. Erano i bastoni dei kawas, le guardie che tradizionalmente sono al servizio delle Chiese di Gerusalemme, che questa mattina hanno aperto la processione dei frati della Custodia di Terra Santa che si sono recati nel luogo della Morte e Risurrezione di Cristo per celebrare l’Esaltazione della Santa Croce. Una delle feste più antiche e significative della Città Santa.

Accolti dal presidente del convento del Santo Sepolcro, fr. Giuseppe Maria Gaffurini, i frati hanno attraversato la basilica fino a recarsi di fronte all’altare della Maddalena e alla cappella cattolica. E da qui, sono saliti al Calvario, il luogo in cui la tradizione cristiana riconosce il luogo della Crocifissione e dove è stata celebrata la messa solenne presieduta dal Vicario della Custodia di Terra Santa, fr. Ulises Zarza. Un momento di riflessione, di gioia e di preghiera in cui i frati e i sacerdoti sono stati circondati dai molti fedeli che già dalle prime ore della mattina hanno voluto recarsi sul Golgota per assistere alla celebrazione.

“Siamo ai piedi della Croce, sul Calvario. Qui, a Gerusalemme, dove il mistero della nostra salvezza è entrato nella storia”, ha ricordato il Vicario all’inizio dell’omelia, invitando tutti i presenti a contemplare il mistero della Croce non come segno di sconfitta, ma come rivelazione dell’amore di Dio. Una scelta che può apparire “paradossale”. Perché, come ha spiegato il Vicario, già nei primi anni del cristianesimo l’idea di un Dio crocifisso provocava scandalo, sospetto e addirittura derisione per quella condanna rivolta ai peggiori criminali. Eppure, quel simbolo ha assunto un significato completamente diverso.

Infatti, nelle letture della liturgia, veniva richiamato il serpente di rame innalzato da Mosè nel deserto e le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”. E proprio per questo, ha sottolineato fr. Zarza, “guardare la Croce significa riconoscere lì la nostra propria ferita e, allo stesso tempo, scoprire lì l’amore di Dio che guarisce e redime”. “Qui Dio non parla attraverso la forza, ma attraverso un amore che si dona; il potere viene sopraffatto dall’umiltà” ha ancora affermato il Vicario.

Ed è con questo spirito che la Custodia di Terra Santa ha celebrato, come da tradizione, la festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Una festa che affonda le sue radici proprio a Gerusalemme. Nel IV secolo, quando l’imperatore Costantino fece costruire i due nuclei della basilica (l'anastasis e il martyrium), le reliquie della Croce vennero mostrate solennemente ai fedeli. E da allora, ogni 14 settembre la Chiesa rinnova quel gesto antico: volgere lo sguardo verso Cristo innalzato sulla Croce. “Quello che sembrava una sconfitta diventa luogo di vittoria”, ha concluso fr. Ulises.

Lorenzo Vita

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