
Tenere viva l'attenzione del mondo, non perdere la speranza, credere nella pace e non dimenticare i nostri confratelli che vivono “dove nasciamo come Chiesa e come cristiani”. È questo l’appello lanciato dal Custode di Terra Santa, fr. Francesco Ielpo, durante l'incontro "Nonostante tutto, speranza", tenutosi al convento del Monte alle Croci a Firenze.
L'evento, promosso dalla Fondazione Giovanni Paolo II insieme al Commissariato della Custodia di Terra Santa per la Toscana guidato da fr. Matteo Brena, è stato un momento di dialogo e di riflessione. Ielpo, dialogando con il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana, Giampolo Marchini, ha portato la testimonianza dei frati e della comunità che vive nei luoghi in cui Cristo ha vissuto. “Come cristiani non ci arrendiamo”, ha affermato il padre Custode, soffermandosi su una realtà ferita da un conflitto i cui effetti più profondi sono ancora difficili da definire. “Sappiamo che la pace è il risultato di un nuovo cammino e che è importante sensibilizzare i cuori per diventare operatori di pace”, ha proseguito fr. Ielpo.
In questo percorso di sensibilizzazione, la comprensione e la solidarietà sono due binari essenziali. Il giornalista di Avvenire, Nello Scavo, intervistato da Simone Pitossi di Toscana Oggi, ha raccontato le dinamiche del Medio Oriente e le trasformazioni geopolitiche in corso. Un passaggio fondamentale per capire dove si inserisce la Terra Santa in un contesto così teso e complesso. Dopo, fra Brena e Damiano Bettoni, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II, hanno fatto il punto della situazione sui loro progetti per aiutare concretamente la popolazione. Una solidarietà che si esprime a Betlemme, dove la fondazione ha una sua sede, e in Italia, dove è attivo un programma di accoglienza per famiglie giunte dalla Striscia di Gaza per motivi sanitari. Famiglie che attualmente vengono ospitate a Reggello e Bagno a Ripoli
Al termine dell’incontro, padre Ielpo, fr. Brena e mons. Rodolfo Cetoloni, vescovo emerito di Grosseto, hanno guidato un momento di preghiera davanti all'altare in pietra giunto da Taybeh, l’antica Efraim e villaggio a maggioranza cristiana della Cisgiordania. "È importante pregare per il dono della pace”, ha affermato il Custode. “Non è mai soltanto il risultato di una strategia politica o di una mediazione” ha detto fr. Ielpo, “quella a cui aneliamo è un dono che viene dall'alto, il dono che il Risorto ha portato sulla Terra e su cui si fonda la nostra speranza".
Lorenzo Vita
Foto per gentile concessione di Fondazione Giovanni Paolo II
