A quaranta giorni dalla Pasqua, la solennità dell’Ascensione del Signore è stata celebrata a Gerusalemme tra il pomeriggio di mercoledì 13 maggio e la mattinata di giovedì 14 maggio, nel santuario dell’Imbomon, sul Monte degli Ulivi, il luogo che la tradizione cristiana custodisce come memoria dell’ascesa al cielo di Gesù.
Anche quest’anno, in una Terra Santa ancora segnata dalla guerra e dall’assenza quasi totale di pellegrini, le celebrazioni si sono svolte in un clima di raccoglimento e serenità, favorito dalla tregua che prosegue ormai da oltre un mese.
L’Imbomon - termine che probabilmente deriva dal greco “en bomō”, “sul monte” - custodisce da secoli la memoria dell’Ascensione.
Fin dai primi secoli i cristiani si radunavano su questa altura del Monte degli Ulivi per commemorare il mistero narrato negli Atti degli Apostoli.
La piccola edicola ottagonale, oggi visibile, risale all’epoca crociata ed è uno dei luoghi più evocativi della Gerusalemme cristiana.
Come avviene tradizionalmente, i frati della Custodia di Terra Santa si sono recati nel pomeriggio all’edicola dell’Ascensione, il piccolo santuario crociato che conserva la memoria dell’ultimo incontro terreno del Risorto con i suoi discepoli.
Il Vicario di Terra Santa, fra Ulise Zarza, ha fatto il suo ingresso solenne nel luogo santo, dando inizio alle celebrazioni con i primi vespri.
Al termine della preghiera, la processione attorno alla cappella crociata ha accompagnato il canto delle litanie e dei salmi, mentre il sole tramontava sulla città santa.
Secondo un’antica tradizione di Gerusalemme, nella notte dell’Ascensione il luogo resta aperto alla preghiera delle diverse comunità cristiane.
Quando la data della Pasqua latina non coincide con quella delle Chiese ortodosse, l’intero spazio dell’Imbomon è a disposizione della Chiesa cattolica. Per l’occasione vengono allestite tende che fungono da sagrestia, da piccolo refettorio e da spazio per il riposo dei collaboratori e dei custodi che durante la notte assistono i gruppi in preghiera e vegliano sul santuario.
Alcuni gruppi parrocchiali hanno raggiunto Gerusalemme anche dal nord del Paese, pellegrini in una Terra Santa che continua a vivere tempi difficili ma che non rinuncia alla preghiera nei luoghi del Vangelo.
Nel cuore della notte, l’ufficio notturno dei frati ha riempito il silenzio del Monte degli Ulivi con canti gregoriani e salmi in latino.
In una Gerusalemme ancora ferita dalle tensioni e dalla sofferenza degli ultimi mesi, la liturgia ha riportato al centro la promessa lasciata da Cristo ai suoi: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
La mattina della solennità, la celebrazione eucaristica presieduta dal Vicario custodiale ha concluso le liturgie dell’Ascensione. Accanto ai frati e ai religiosi, erano presenti anche fedeli provenienti da varie comunità locali.
Fra Ulisse nella sua omelia ha ricordato come i Padri della Chiesa ritenessero questa solennità importante e profonda perché il Cristo assumendo la nostra umanità ci ha fatto entrare in comunione con il Padre e con la Santissima Trinità in un modo così profondo che anche se ancora pellegrini in questo mondo abbiamo la speranza e certezza di essere un giorno con Dio dove lui è.
Fra Alberto Joan Pari
