Nella mattina di Pasqua, presso la chiesa di San Salvatore, il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, ha presieduto e concluso solennemente il Triduo Pasquale insieme ai frati della comunità della Custodia di Terra Santa.
Alla celebrazione ha preso parte anche il Console Generale d’Italia a Gerusalemme, Domenico Bellato, in segno di vicinanza alla presenza francescana e alla comunità cristiana locale.
Come previsto dallo Status Quo, nella stessa mattina la celebrazione pasquale si è svolta anche presso il Santo Sepolcro, presieduta dal Patriarca Latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa. In condizioni normali, al Pontificale del Patriarca avrebbero preso parte i quattro Consoli generali dei paesi di tradizione cattolica che storicamente hanno aiutato la Custodia di Terra Santa e la Chiesa latina a mantenere e acquisire speciali diritti in questa terra: Italia, Spagna, Francia e Belgio.
Le restrizioni imposte dalle autorità hanno impedito la loro partecipazione, hanno però partecipato alla solenne liturgia, senza concelebrare, il nuovo Nunzio Apostolico in Israele e Delegato Apostolico in Gerusalemme e Palestina, Mons. Giorgio Lingua e il suo segretario Mons. Nicola di Ponzio.
All’inizio della celebrazione eucaristica, il Custode si è fermato davanti alla artistica decorazione predisposta accanto al presbiterio e con un gesto simbolico carico di emozione, i due diaconi hanno simulato l’apertura del sepolcro, aprendo le ante del trittico e rivelando l’immagine del Cristo risorto e vittorioso.
Nella sua omelia, fra Francesco Ielpo ha invitato i fedeli a rileggere il racconto evangelico della risurrezione attraverso i verbi utilizzati da Giovanni, sottolineando in particolare il tema del movimento: «Colpisce innanzitutto l’abbondanza dei verbi di movimento: Maria di Magdala si reca al sepolcro, poi corre; anche Pietro e l’altro discepolo escono, corrono, giungono, entrano». Un movimento che non è solo fisico, ma profondamente interiore: è il segno di una ricerca, di un cuore inquieto che non si arrende alla morte.
Maria di Magdala esce nel buio, spinta dal desiderio di restare vicina al Signore; Pietro e il discepolo amato corrono mossi da una notizia che non comprendono, ma che li mette in cammino. «Partono da un lutto, da un dolore, da una perdita. Vanno al sepolcro per cercare qualcuno che credono morto.
E invece, senza saperlo, stanno andando incontro al mistero della Pasqua».
Il Custode ha poi evidenziato un secondo elemento centrale del racconto evangelico: il vedere.
«Il Vangelo insiste molto sul verbo vedere. Ma non basta vedere. Si può vedere e non comprendere». Una riflessione che assume un significato particolare nel contesto della Terra Santa, segnata da sofferenze e conflitti: «I segni di morte li conosciamo bene qui in Terra Santa, hanno un volto molto concreto: sono i segni della guerra, della paura, delle case distrutte, delle famiglie ferite e sfollate».
Eppure, proprio nel sepolcro vuoto avviene il passaggio decisivo: «Il discepolo amato passa dal vedere, al vedere e credere. Vede i segni della morte – le bende, il sudario – e crede. I segni della morte diventano segni di vita».
Fra Francesco ha infine sottolineato come la fede nella risurrezione nasca dentro una relazione viva: «La fede nella risurrezione è un dono, e per accoglierlo bisogna entrare nella logica dell’amore». E ancora, il discepolo amato non cammina da solo, ma attende Pietro, riconoscendo l’importanza della comunione ecclesiale: «Si passa dal vedere al credere dentro una relazione, dentro una comunione ecclesiale». Amore e comunione diventano così le coordinate fondamentali del cammino pasquale.
Nel cuore di una terra segnata da ferite profonde, il messaggio della Pasqua risuona come un invito concreto: «Le difficoltà, le ferite, le fatiche della vita, le tante “tombe” che incontriamo – anche quelle segnate dalla guerra – possono diventare luoghi in cui riconoscere il Risorto».
L’esortazione finale del Custode è un invito alla speranza e al cammino condiviso: «Mettiamoci allora in cammino, come uomini e donne amati da Cristo, dentro la comunione della Chiesa. E faremo esperienza del Risorto anche nei luoghi segnati dalla morte».
Cristo è risorto.
Buona Pasqua dalla Terra Santa.
Fr. Alberto Joan Pari
