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Sabato Santo a Gerusalemme, madre di tutte le Veglie

Al Santo Sepolcro la Veglia Pasquale si celebra il sabato mattina, e non durante la notte, come avviene nel resto del mondo.

Questa particolarità è dovuta allo Status Quo, il complesso sistema di norme storiche che regola la convivenza, gli spazi e i tempi delle diverse confessioni cristiane presenti nei Luoghi Santi.
La celebrazione mattutina custodisce inoltre un’antica prassi liturgica della Chiesa latina, precedente alle riforme di Pio XII degli anni Cinquanta, quando la Veglia era tradizionalmente celebrata al mattino del Sabato Santo.

Se altrove la liturgia è stata riportata alla notte, a Gerusalemme lo Status Quo ne ha preservato l’orario originario, rendendolo immutabile senza il consenso di tutte le Chiese coinvolte.

Questa unicità fa di Gerusalemme il primo luogo al mondo ad annunciare la Risurrezione, motivo per cui la Veglia qui è giustamente chiamata la “madre di tutte le veglie”.

Come nei giorni precedenti, un piccolo gruppo di frati della Custodia ha accompagnato e accolto al Santo Sepolcro il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha presieduto la celebrazione.

Momento centrale è stata l’accensione del cero pasquale, alimentato dal fuoco attinto alla lampada che arde sopra la tomba vuota: un gesto carico di significato, che rende tangibile l’annuncio della Risurrezione di Cristo.

Nel pomeriggio, in coincidenza con i primi vespri della Domenica delle Palme secondo il calendario delle Chiese ortodosse, il Custode ha preso parte alla solenne processione pasquale all’interno della Basilica del Santo Sepolcro.

In questo contesto, le diverse comunità cristiane hanno fatto il loro ingresso, dando avvio alle celebrazioni della propria Settimana Santa.

Nel corso della giornata, anche le altre comunità latine di Gerusalemme hanno celebrato la Veglia Pasquale in momenti diversi: la comunità indiana dei lavoratori stranieri nel primo pomeriggio, la parrocchia locale a seguire e, infine, i frati della Custodia alle ore 20.00 presso la Basilica del Getsemani.

Qui il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, ha presieduto una liturgia raccolta e intensa. Nell’omelia ha ricordato: «Questa notte è diversa da tutte le altre notti. È una notte di veglia, abitata dall’attesa. È notte, ma noi attendiamo l’alba».

Come già nei giorni del Triduo, la celebrazione si è svolta in un clima di grande sobrietà e raccoglimento: presenti alcune religiose, pochi fedeli e collaboratori della Custodia.

La basilica, avvolta nel buio e nel silenzio, ha offerto un contesto particolarmente favorevole alla preghiera e alla meditazione.

Anche la città ha conosciuto momenti di relativa quiete, con rari allarmi e sirene, permettendo uno svolgimento più sereno delle celebrazioni.

La giornata si è infine conclusa con la preghiera notturna al Santo Sepolcro, presieduta dal Custode insieme ai frati della comunità e a un ristretto numero di confratelli: un sigillo discreto e profondo su un giorno che, nel cuore di Gerusalemme, continua a parlare al mondo intero del mistero della vita che vince la morte.

Fr. Alberto Joan Pari

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