
Una festa per celebrare il senso dell’ascolto e dell’amicizia. Betania, nota anche come al-Azariyeh (“il luogo di Lazzaro”), è dove il Vangelo fornisce una delle immagini più intime della vita di Gesù. Qui, alle pendici orientali del Monte degli Ulivi, Cristo aveva il suo luogo di rifugio: la casa di Marta, Maria e Lazzaro. Un posto dove a regnare erano l’amicizia e il senso di calore umano. L’abitazione di una famiglia distante dal fragore e dall’intensità delle giornate di predicazione a Gerusalemme e che concedeva a Gesù uno spazio di riposo e di serenità a pochi chilometri da dove avrebbe vissuto la Passione.
È in questo luogo che, come ogni 29 luglio, la Custodia di Terra Santa ha deciso di celebrare la memoria di quei tre santi che hanno rappresentato così tanto nell’esistenza terrena del Salvatore. I riti sono iniziati all’alba, dove in una Betania appena illuminata dal Sole che sorgeva dal deserto, il segretario della Custodia, fr. Alberto Joan Pari, ha celebrato una messa privata in quella che la tradizione identifica come la Tomba di Lazzaro. La funzione avvenuta nella cripta, a cui hanno partecipato alcuni frati e fedeli, è stata poi seguita dalla Messa solenne nella chiesa di San Lazzaro e presieduta dal vicario della Custodia di Terra Santa, fr. Ulises Zarza.
Nell'omelia, Zarza ha invitato i presenti, fedeli laici e religiosi, a pensare a Betania come alla casa degli “amici di Gesù”. Una scelta che deve far riflettere. Perché il Vangelo ci ricorda che il Signore “non ha voluto soltanto discepoli o collaboratori: ha voluto degli amici”. Richiamando sant'Agostino, il vicario della Custodia ha sottolineato un aspetto quasi paradossale della vita di Cristo. Il Creatore, infatti, come ogni essere umano, ha cercato una casa in cui essere accolto e nutrito. Gesti che Egli stesso compie, ma con la sua esistenza e la sua Parola.
In questa casa, però, c’è anche altro. Non ci sono solo amici, ma, come ha spiegato fra Zarza, tre dimensioni della vita cristiana. Tre aspetti inseparabili dell’esistenza di ogni fedele che vengono individuati nel carattere dei tre amici di Gesù. Marta insegna il senso del servizio, valore centrale della vita di ognuno, ma che deve essere sempre riequilibrato per non perdere di vista il Signore. Maria, invece, ci ricorda che l'ascolto della Parola è il pilastro di tutto, anche del servizio. Un avvertimento che, come ha ricordato il vicario della Custodia, vale ancora di più “in una società come la nostra, piena di rumori, di attività e di urgenze”, dove invece “Maria ci ricorda che il primo dovere del cristiano non è fare, ma ascoltare, metterci alla scuola del Maestro”. Infine, c’è Lazzaro, che prima con il suo silenzio e poi con la risurrezione diventa esso stesso testimonianza della forza del Signore. E proprio per questa inscindibilità di queste tre figure, fr. Zarza ha invocato il Signore per donare a ogni fedele “un cuore come quello di Maria, mani operose come quelle di Marta e una vita trasformata come quella di Lazzaro”.
Al termine della celebrazione, come da tradizione della Custodia di Terra Santa, la comunità ha poi compiuto la peregrinazione ai Luoghi Santi legati a Betania e al Monte degli Ulivi. La prima tappa è stata la tomba di Lazzaro, quella cripta scavata nella roccia, dove una lunga scalinata seguita da un’altra piccola serie di gradini di pietra conduce il pellegrino nel luogo della risurrezione dell’amico di Gesù. La seconda tappa del percorso è stata il santuario dell'Ascensione, sul monte in cui si domina Gerusalemme, e dove la tradizione ricorda l'ultimo incontro del Cristo Risorto con i suoi discepoli. Dopo la lettura del Vangelo, i frati, sempre preceduti dal “kawas”, la guardia d’onore che apre la processione battendo un bastone di metallo, si sono recati al santuario del Pater Noster. La chiesa, sempre sul Monte degli Ulivi, è il luogo che ricorda l'insegnamento della preghiera del Signore. Qui, i frati e i fedeli hanno concluso la peregrinazione recitando il Padre Nostro, affidando così all'intercessione dei santi Marta, Maria e Lazzaro la Custodia, la Chiesa e chi percorre la strada del Vangelo.
Lorenzo Vita
