
30 marzo 2026
Lunedì della Settimana Santa
Fr. Corrado Sica
Il Signore ti dia pace.
Sono padre Corrado Sica frate della comunità di San Salvatore in Gerusalemme. Sono organista del Santo Sepolcro, direttore della scuola cantorum degli studenti dello studio teologico di Gerusalemme e del Magnificat Choir, e vice direttore dell'istituto musicale Magnificat della Custodia di Terra Santa.
Il brano di Giovanni nel capitolo 12 al versetto 1-11 narra l'unzione di Gesù a Betania, un episodio che contrappone la logica del dono gratuito a quello del calcolo egoistico. Ambientato a Betania sei giorni prima della Pasqua assume una risonanza profonda se riletto oggi nel contesto della Terra Santa segnata da conflitti e divisioni. Betania si trova separata da Gerusalemme da un muro di cemento e checkpoint militari.
Proprio in questo luogo Maria compie un gesto di spreco d'amore profumando i piedi di Gesù con 300 grammi di nardo puro, un profumo dal valore immenso, circa un anno di salario. Non è un atto funzionale ma è un'esplosione di gratitudine e amore che riempie tutta la casa. La casa di Marta, Maria e Lazzaro rappresenta quegli spazi di spiritualità e ospitalità che ancora oggi cristiani e le comunità locali cercano di mantenere vivi nonostante le restrizioni di movimento e l'isolamento geografico.
Essa rappresenta la capacità di accogliere Gesù nelle nostre case e nella quotidianità per creare spazi di Betania nelle nostre famiglie dove l'amicizia e l'ascolto prevalgono sull'affanno. E in un mondo come oggi dominato dall'efficienza e dall'utile il gesto di Maria ci sfida a recuperare la gratuità, quindi spendere tempo ed energie per Dio e per gli altri non è mai una perdita ma è il vero profumo della vita cristiana.
Giuda critica l'uso del nardo prezioso, invocando il bisogno dei poveri per nascondere il proprio interesse. Il testo rivela che il suo cuore è chiuso e calcolatore, incapace di comprendere che l'amore vero non si misura col denaro. E ancora oggi, nei territori dove le risorse umanitarie sono spesso scarse, il gesto di Maria ci ricorda che la dignità umana non si nutre di solo pane.
Onorare il corpo dell'altro, specialmente quando è minacciato dalla sofferenza o dalla morte, è un atto di giustizia suprema. È l'affermazione che la bellezza e l'amore gratuito hanno diritto di cittadinanza anche tra le macerie. Gesù difende Maria, interpretando il gesto come un'anticipazione della sua unzione funebre. Quindi è il riconoscimento del Messia che sta per donare la vita sulla croce.
E anche il richiamo alla realtà del servizio continuo. I poveri, infatti, li avrete sempre con voi, dice Gesù, ma non sempre avrete me. La povertà oggi non è solo economica, ma è povertà di pace e di diritti.
Gesù identifica sé stesso con il corpo che sta per essere sepolto, legando indissolubilmente il culto a Dio alla cura per l'essere umano fragile. Così, servire i poveri oggi significa operare per la riconciliazione in un contesto di violenza.
La presenza di Lazzaro, resuscitato, è testimonianza vivente di un miracolo. È una prova vivente della divinità di Gesù, tanto da spingere i capi dei sacerdoti a voler uccidere anche lui per fermare la fede del popolo. Lazzaro, qui e oggi, rappresenta chi con la propria stessa esistenza disturba le logiche di potere e di morte.
E proprio come Lazzaro, che attirava le folle per il semplice fatto di essere vivo, oggi la nostra gioia e la nostra vita nuova sono lo strumento più potente per condurre gli altri alla fede.
Pace e bene dalla Terra Santa.
