
25 marzo 2026
Annunciazione
Mons. Bruno Varriano
Cari fratelli e sorelle, che il Signore vi dia pace!
Il Vangelo dell’Annunciazione, tratto dal Vangelo di Luca, non è soltanto il racconto di ciò che è avvenuto a Maria, ma è una parola viva che entra oggi nelle nostre esistenze, così come sono: belle e ferite, luminose e fragili.
Dio sceglie Nazareth, un luogo nascosto, e sceglie Maria, una giovane semplice. Questo significa che Dio non aspetta che la nostra vita sia perfetta per entrare in essa. Non aspetta che tutto sia risolto, ordinato, senza ferite. Al contrario: è proprio lì, nelle nostre fragilità, nelle nostre storie a volte segnate da delusioni, fallimenti, solitudini, che Dio viene ad abitare.
L’Incarnazione – il Verbo che si fa carne – ci dice questo: Dio non ha paura della nostra umanità. Non ha paura delle nostre ferite. Le attraversa. Le abita. Le trasforma dall’interno.
Maria stessa non è estranea al turbamento. Davanti all’annuncio dell’angelo, resta sconvolta, si interroga. Anche lei vive un momento di incertezza. E questo ci consola: la fede non nasce da una vita senza ferite, ma da un cuore che, pur ferito, resta aperto.
Quante persone oggi portano dentro ferite profonde: relazioni spezzate, sogni infranti, paure, senso di inadeguatezza. Eppure, proprio lì può risuonare un’annunciazione. Proprio lì Dio può dire: “Io sono con te”.
Il punto decisivo è il “sì” di Maria. Il suo “fiat”:
“Avvenga per me secondo la tua parola”.
Questo “fiat” non è solo un momento della sua vita: è il modello di ogni vocazione, di ogni missione, di ogni risposta a Dio nella Chiesa e nel mondo.
Il “fiat” di Maria diventa il “fiat” di ogni madre che accoglie la vita, anche quando è difficile.
Diventa il “fiat” di chi continua ad amare, anche dopo essere stato ferito.
Diventa il “fiat” di chi si rialza dopo una caduta.
Diventa il “fiat” di chi, nel silenzio, compie il proprio dovere con fedeltà.
Diventa il “fiat” di chi sceglie di perdonare, di ricominciare, di fidarsi ancora.
Dopo aver vissuto anni a Nazareth, posso dire che quel “sì” di Maria non è un’eco lontana: è una realtà viva. Nazareth è il luogo dove Dio ha preso carne, ma è anche il luogo che ci insegna che ogni casa, ogni cuore può diventare Nazareth.
Ogni volta che diciamo “sì” a Dio, anche con paura, anche senza capire tutto, il Verbo continua a farsi carne nella storia. Continua a entrare nelle pieghe della nostra vita concreta.
Fratelli e sorelle, non lasciamoci bloccare dalle nostre ferite. Non pensiamo che Dio sia lontano da esse. Proprio lì vuole nascere.
Chiediamo oggi la grazia di imparare il “fiat” di Maria. Un sì umile, ma totale. Un sì che apre strade nuove. Un sì che rende possibile l’impossibile.
E così, anche la nostra vita, con tutto ciò che porta dentro, potrà diventare luogo di Incarnazione, luogo in cui Dio continua a farsi vicino all’umanità.
Amen.
