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19 marzo 2026 - San Giuseppe - Fr. Wojciech Boloz 

Il Vangelo del giorno meditato da Fr. Wojciech Boloz, Guardiano della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth

19 Mar 2026

19 marzo 2026
San Giuseppe
Fr. Wojciech Boloz 

“Giuseppe, figlio di Davide, non temere”  

Pace e bene.  

Sono fra Wojciech Bołoz, Guardiano della Basilica dell’Annunciazione e della Chiesa di San Giuseppe, cioè della Sacra Famiglia, a Nazareth.  

Nazareth, una piccola città della Galilea, è conosciuta soprattutto per il mistero dell’Annunciazione. Pochi, però, si rendono conto che Nazareth custodisce anche altri misteri dell’opera di Dio e della risposta, o dell’atteggiamento, dell’uomo di fronte alla rivelazione della sua volontà salvifica.  

In questo luogo, per ben trent’anni, ha vissuto la Sacra Famiglia di Nazareth: Gesù, Maria e Giuseppe, padre putativo del nostro Salvatore. In questa famiglia si compiono le promesse fatte a Davide (cf. 2Sam 7). Dalla sua stirpe nasce il Messia, il Salvatore, il Re e il Profeta che ristabilirà il Regno di Dio, redimerà il popolo oppresso e lo guiderà verso la consacrazione a Dio. Questo Messia, Dio fatto uomo, Gesù, cresce e impara sotto la guida di Giuseppe, seguendo il suo esempio.  

Chi è Giuseppe? Quali qualità possiede perché Dio abbia scelto proprio lui per prendersi cura di suo Figlio?  

San Giuseppe, secondo la genealogia presentata dall’evangelista Matteo, è anch’egli, come Maria, di discendenza davidica, quindi figlio della promessa.  

Il Vangelo descrive quest’uomo come “giusto”, cioè timorato di Dio, pio, osservante della legge di Dio. Da una parte vive profondamente l’ascolto e l’apertura alla Parola di Dio; dall’altra, le numerose prescrizioni religiose possono talvolta offuscare l’immagine di Dio, rischiando di racchiuderlo nei limiti della comprensione umana. Dio, però, non si rassegna davanti ai limiti dell’uomo. Egli entra in relazione con Giuseppe, e questa relazione si realizza nell’incontro tra la docilità e l’amore di Dio e l’umiltà e la disponibilità dell’uomo.  

La disponibilità, l’umiltà e l’obbedienza di Giuseppe gli permettono di attingere, dalla relazione intima con Dio, l’amore del Padre. Sono proprio queste le qualità che Dio ha voluto che il suo Figlio eterno imparasse dal suo padre putativo, vivendo nella casa di Nazareth.  

Giuseppe trova Maria, sua promessa sposa, incinta per opera dello Spirito Santo. Quale turbamento doveva suscitare in lui questo fatto? Quali lotte interiori avrà vissuto di fronte a una realtà umanamente incomprensibile?  

La chiamata di Dio suscita spesso questi sentimenti: paura, preoccupazione, incertezza e il dubbio delle proprie forze davanti all’avvenire. L’esperienza di Giuseppe non è isolata. Anche Maria domanda all’angelo: «Come avverrà questo?» (Lc 1,34).  

Dio, però, risponde ai dubbi e sostiene sempre coloro che chiama a una missione particolare, spesso proprio nei tempi difficili e incerti. A Giuseppe parla nel sogno: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere». Abbi fede, perché ciò che vivrai e sperimenterai è opera dello Spirito Santo, è opera di Dio.  

In queste parole riecheggiano tante storie di uomini chiamati e scelti da Dio. Pensiamo, ad esempio, a Gedeone, che non si sentiva degno né abbastanza forte per la missione affidatagli. Ma Dio lo rassicura: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?» (cf. Gdc 6,14).  

Anche le parole rivolte a san Paolo confermano la stessa verità: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9).  

Dio conosce fino in fondo il cuore dell’uomo e non affida mai compiti insopportabili. Egli chiama ciascuno di noi a una missione particolare, sempre grande ai suoi occhi e importante per il bene degli altri e per la nostra salvezza.  

Dobbiamo soltanto avere un atteggiamento di umiltà e di disponibilità per scoprire la volontà di Dio, accoglierla e farla nostra. Di fronte alla missione che ci viene affidata non dobbiamo avere paura, anche se i tempi sono incerti e le persone talvolta ostili. Dio conosce le nostre forze e la sua grazia le rende sufficienti.  

Mettiamoci allora alla scuola di san Giuseppe. Destiamoci dal sonno della paura che ci immobilizza e ci impedisce di agire. Custodiamo il Regno di Dio custodendo nella nostra vita Gesù, che si fa presente e si incarna nel nostro cuore attraverso l’Eucaristia.  

Vi salutiamo dalla Terra Santa, assetata di giustizia e di pace. Che il Signore, Re della pace, faccia risuonare nei nostri cuori le sue parole: «Non abbiate paura, io sono con voi». 

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