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1 aprile 2026 - Mercoledì della Settimana Santa - Fr. Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa 

Il Vangelo del giorno meditato da Fr. Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa

01 Apr 2026

1 aprile 2026
Mercoledì della Settimana Santa
Fr. Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa 

Il Signore ti dia Pace. Sono fra Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa e vi parlo da Gerusalemme.  

Il Vangelo di oggi ci introduce nel clima drammatico della Passione attraverso il tradimento. Non siamo ancora sul Calvario, non siamo ancora sotto la Croce. Siamo dentro una casa, attorno a una tavola. Ed è proprio lì che si consuma il dramma.  

Giuda va dai capi dei sacerdoti: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». Trenta monete d’argento. Il prezzo di uno schiavo. La vita del Figlio di Dio trattata come merce. Matteo è sobrio, non commenta, non giudica: semplicemente racconta.   

E tuttavia, mentre Giuda trama nell’ombra, Gesù prepara la Pasqua. Gesù non subisce la Passione come un incidente della storia. Egli la vive come compimento della Pasqua. L’Eucaristia prima, la Passione poi, sono un unico movimento: il dono di sé.  

Durante la cena Gesù annuncia: «Uno di voi mi tradirà». Non dice: “C’è un traditore tra voi”, ma “uno di voi”. Il tradimento non viene da fuori, viene dalla cerchia di chi vive l’intimità con Lui. È questo che rende la scena ancora più dolorosa. E ciascuno chiede: «Sono forse io, Signore?».  

Questa domanda è importante. La comunità cristiana, fin dall’inizio, ha sempre celebrato l’Eucaristia ricordando «la notte in cui fu tradito». Non per scandalizzarsi, ma per non illudersi. Il peccato è sempre possibile. L’infedeltà può nascere anche dentro la familiarità con Gesù.  

Ma proprio qui emerge la grandezza dell’amore di Cristo.  

Gesù sa. Sa chi lo tradisce. Sa quanto costerà quel gesto. Eppure, non interrompe la cena. Non smaschera pubblicamente Giuda. Non lo allontana. Gli offre il boccone. Condivide il pane con lui. È un gesto di amicizia, di comunione.  

E qui si rivela tutta l’ostinazione dell’amore di Dio.  

Il tradimento non spegne il dono. Anzi, lo rende ancora più luminoso. Gesù prende il pane, rende grazie, lo spezza, lo dà. Prende il calice, lo offre. Il suo corpo è dato, il suo sangue è versato «per molti».   

È un amore che non si ritira davanti al rifiuto. È un amore che continua a donarsi pur sapendo di essere respinto. È un amore che non aspetta di essere ricambiato per offrirsi.  

La Croce non è il fallimento del dono, ma il suo compimento.  

Oggi il Vangelo ci mette davanti a due possibilità.  

La prima è quella di Giuda: ridurre Gesù a un mezzo, usarlo per i propri calcoli, cedere alla logica del tornaconto, chiudere il cuore quando le attese non sono soddisfatte.  

La seconda è quella di Cristo: continuare ad amare anche quando si è feriti; non lasciarsi determinare dal male ricevuto; restare dono anche quando si è traditi.  

Il Mercoledì Santo ci mette in una zona di silenzio e di verità. Ci ricorda che la comunità non è fatta di perfetti, ma di peccatori chiamati alla vigilanza. Ci ricorda che nessuno può presumere di sé. Ma ci ricorda soprattutto che il fondamento della Chiesa non è la nostra fedeltà, bensì l’ostinazione dell’amore di Gesù.  

In questi giorni santi chiediamo la grazia di non scandalizzarci del peccato che attraversa anche le nostre comunità, ma di non smettere di credere nella forza dell’amore che si dona.  

Perché è solo questo amore – un amore che si lascia spezzare e continua a donarsi – che vince il tradimento, il peccato e perfino la morte.  

Pace e bene dalla Terra Santa. 

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