Santi Simeone e Clefa | Custodia Terrae Sanctae

Santi Simeone e Clefa

Omelia

Sap 6,12-16; Sal 62,2-8; At 5,27b-32.40-41; Lc 24,13-35

Carissimi fratelli e sorelle,

Il Signore vi dia Pace!

1. La festa dei santi Simeone e Cleofa, nel santuario dove si conserva la memoria della loro casa, ci aiuta a rispecchiarci in questi due discepoli e riprendere in mano il nostro cammino di fede. Che cosa ci suggerisce a questo proposito il racconto evangelico che abbiamo appena ascoltato?

2. I due discepoli sono in cammino e dialogano tra loro. In realtà stanno facendo il cammino dei gamberi, che li porta a camminare indietro anziché in avanti. Avevano seguito Gesù. Quando lo avevano visto agire con compassione e quando lo avevano sentito parlare con autorità, avevano sognato un futuro pieno di speranza. Ma adesso era tutto finito. Le cose non erano andate come avrebbero voluto. E la delusione li porta a guardare indietro anziché in avanti. Succede a loro quello che succede anche a noi quando proviamo qualche delusione. Se le cose non vanno come volevamo o come ci sembrava dovessero andare, subentra la frustrazione, ci sembra di aver subito un’ingiustizia dal destino, e cominciamo a lamentarci e recriminare, e anziché continuare nel cammino intrapreso ci voltiamo indietro e ci ripieghiamo su noi stessi.

3. Nel dialogo con il viandante misterioso che è Gesù emerge sotto forma di sfogo proprio il loro ripiegamento su una prospettiva puramente umana. È questo il motivo della loro delusione e del loro lamentarsi: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele, ma ormai è morto da tre giorni”. Perfino il messaggio delle donne non viene creduto, perché quando smettiamo di avere il cuore aperto allora si chiudono anche gli occhi e la mente. 

4. Qual è la provocazione di Gesù? È la provocazione a rileggere in chiave pasquale, come compimento delle Scritture, tutto ciò che è successo, particolarmente la sua passione e morte, ma in essa tutto ciò che è per noi passione e morte, tutto ciò che frantuma i nostri progetti e le nostre aspettative puramente umane e ci impedisce perciò di accorgerci che stiamo camminando in compagnia del Risorto! Se noi non facciamo nostra questa prospettiva pasquale dell’esistenza dove sta la differenza tra la nostra prospettiva e la prospettiva del mondo? Luca annota che Gesù rimprovera i due e li chiama “sciocchi e tardi di cuore”. Allo stesso modo Gesù rimprovera anche noi. Quando non leggiamo le pagine dolorose della vita e le esperienze faticose in chiave pasquale noi siamo semplicemente sciocchi, stolti, cioè privi di sapienza. Siamo persone che hanno il cuore lento, indurito, incapaci di intuire un senso profondo in tutto ciò che ci accade e incapaci di leggere perciò in modo unitario e sensato la nostra esistenza.

5. La reazione dei due discepoli al rimprovero di Gesù non è però quella di un’ulteriore chiusura, come accade talvolta a noi quando qualcuno ci riprende. La reazione dei due discepoli è di una nuova apertura. Sentono che il cuore si riscalda, mentre Gesù spiega le Scritture. Desiderano poter godere ancora della compagnia di questo viandante. Lo invitano a fermarsi qui in questa casa: “Resta con noi, Signore, perché si fa sera, e il giorno ormai è al declino”. E Gesù si ferma, fa quello che farà anche per noi tra poco, cioè recita la benedizione e spezza il pane e in quell’istante si aprono – finalmente – gli occhi e i cuori di Simeone e Cleofa, e lo riconoscono. Lo riconoscono nello spezzare il pane! Lo riconoscono nel gesto già compiuto tante altre volte e con un’intensità speciale il giovedì santo. Lo riconoscono nel gesto della condivisione e della fraternità, nel gesto che è diventato ormai il sacramento della sua presenza personale in mezzo a noi lungo la storia. Ed è a quel punto che i discepoli smettono di fuggire di fronte alla propria vita e alla propria vocazione e si rimettono in cammino, subito, con piede veloce, per testimoniare il loro incontro col Risorto, per annunciare ciò che hanno visto e udito e sperimentato. Facevano fatica a camminare di giorno, adesso sono capaci di correre nella notte.

6. Invito ciascuna e ciascuno di voi, qui presenti a leggere in questa prospettiva pasquale tutta la propria esistenza. Nei momenti di prova, di sofferenza, di delusione, quando i nostri progetti e le nostre speranze solo umane vanno in frantumi, ricordiamo che la vita cristiana è un’altra cosa, è un cammino pasquale. Quando le nostre prospettive ci portano a ripiegarci su noi stessi e diventiamo prigionieri delle nostre lamentele, lasciamoci riscaldare il cuore da Gesù che parla anche a noi e ci invita a guardare in modo nuovo a tutto quel che è accaduto e accade, a tutto quello che ci è accaduto e ci accade.
Invito poi in modo speciale i miei confratelli a mettersi in questa prospettiva pasquale anche per quel che riguarda ciò che verrà chiesto a ciascuno di loro dall’obbedienza. Non guardiamo indietro, fratelli, ma guardiamo in avanti. Non restiamo prigionieri di ciò che ognuno di noi voleva per sé, ma apriamoci con fiducia a ciò che a ognuno viene chiesto per riprendere insieme il cammino e per fare ancora un passo in avanti nel nostro essere missionari, testimoni del nostro incontro con Gesù Risorto.

7. Permettetemi allora di concludere facendo mia la preghiera dei due discepoli di Emmaus, e di amplificarla: Resta con noi, Signore, perché è sempre sera quando tu non sei con noi, mentre quando ci sei vicino diventa luminosa anche la notte che siamo chiamati ad attraversare.
Resta con noi, Signore, e riscalda il nostro cuore con la tua parola e aiutaci a comprendere il senso che le Scritture hanno per la nostra vita. I nostri ragionamenti spesso ci gelano il cuore, ma quando tu ci parli e siamo aperti all’ascolto, allora i nostri cuori si riscaldano.
Resta con noi, Signore, e aiutaci a rileggere anche le nostre delusioni, i nostri progetti infranti, i nostri sogni troppo umani, alla luce della tua pasqua, della tua passione, morte e risurrezione, perché solo così saremo capaci di guardare in avanti e non resteremo paralizzati nelle nostre lamentele, ripiegati su noi stessi, come operai che hanno messo mano all’aratro e poi si volgono indietro.
Resta con noi, Signore, e fatti ancora riconoscere nel gesto fraterno ed eucaristico dello spezzare il pane e metti entusiasmo nuovo nel nostro cuore e leggerezza ai nostri piedi perché riprendiamo in fretta il nostro cammino di evangelizzatori, di portatori dell’unica notizia capace di cambiare la storia e la vita delle persone: “Davvero il Signore è risorto!”. 

Fra Francesco Patton, ofm
Custode di Terra Santa