Professioni solenni - Solemn Professions | Custodia Terrae Sanctae

Professioni solenni - Solemn Professions

Abiterò per sempre nella casa del Signore - I will live forever in the house of the Lord

Is 25,6-10; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14

  1. Carissime sorelle, carissimi fratelli,

carissimi giovani che fate oggi la professione solenne,

il Signore vi dia pace!

Può sembrare una celebrazione poco normale quella che viviamo quest’anno, perché, cari giovani che state per professare, le vostre famiglie e i vostri Ministri provinciali, a causa della pandemia e dell’impossibilità di viaggiare, non possono essere qui a fare festa con voi ma devono accontentarsi di seguire la celebrazione in streaming.

Direi che vale in modo particolare in una situazione del genere l’insegnamento che san Paolo ci ha offerto nella seconda lettura: “Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza”.

  1. Il tempo che viviamo, allora, è un tempo che ci allena a vivere la nostra vocazione imparando a stare nella situazione in cui ci troviamo, anziché cercare di sfuggirvi. È un tempo che ci educa all’obbedienza, perché ci costringe ad accettare le circostanze in cui ci troviamo. È un tempo che ci insegna a vivere con serenità e letizia francescana l’essere senza nulla di proprio, perché ci accorgiamo che nella situazione in cui ci troviamo, non siamo padroni di niente, ma dobbiamo accettare limitazioni, rinunce, e anche di vivere questa giornata in modo diverso da quello che avevamo immaginato.

È un tempo che ci insegna qualcosa anche sulla castità, sul valore che ha il nostro corpo e il poterci offrire interamente al Signore. Pur essendo persone fragili da tutti i punti di vista, compreso quello della salute – la pandemia ce lo ricorda ormai da mesi tutti i giorni –, il Signore accetta il dono della nostra persona, che esprime un amore personale totale: con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il corpo e con tutte le forze, quando siamo sani e quando siamo ammalati.

  1. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta a leggere il momento che stiamo vivendo e si realizza proprio qui ed oggi e in quello che insieme stiamo vivendo e celebrando.

Permettetemi alcune sottolineature.

Oggi, in voi e in questa celebrazione vedo compiersi il sogno di Dio di cui ci parlavano il profeta Isaia e anche Gesù nel Vangelo. Qual è questo sogno? Quello di veder salire a Gerusalemme e diventare un’unica fraternità tutti i popoli della terra, che voi e noi, tutti insieme rappresentiamo. Quello di vedere tutta l’umanità, da voi rappresentata perché venite da ben quattro continenti diversi, partecipare al banchetto di nozze preparato per noi dallo stesso Signore. Permettetemi di dirvi che per me questo è un motivo di grande gioia e di speranza, perché vedere che le promesse di Dio si realizzano in modo concreto anche in un tempo difficile come il nostro, da un lato mi fa gioire nel profondo e dall’altro mi rianima e mi fa dire che il Signore ci sta accompagnando e benedicendo, nonostante tutto quello che sta succedendo nel mondo. Voi siete l’esempio concreto di ciò su cui ci ha invitato a riflettere papa Francesco nella sua ultima enciclica, cioè sul fatto che siamo parte di un’umanità in cui siamo tutti fratelli e in cui siamo chiamati a imparare ogni giorno di più cosa vuol dire diventare fratelli, far parte di un’unica famiglia.

  1. Una seconda sottolineatura, forse la più importante: non dimenticate e non dimentichiamo che a chiamare è Dio stesso. La chiamata è dono Suo! E vale per la nostra vocazione quello che ci è stato detto nella parabola: Dio chiama progressivamente, Dio chiama insistentemente, Dio chiama anche chi non si aspetta di essere chiamato. Dio chiama perché vuole fare festa con noi per le nozze di Suo Figlio Gesù! Questo è la nostra vocazione francescana, la chiamata a una festa di nozze, una chiamata che deve farci ancora una volta gioire profondamente. La nostra gioia deve poi esprimersi nel nostro modo di vivere con passione e entusiasmo questa vita che ci è stata regalata. La nostra gioia deve esprimersi nel nostro modo di parlare, dal quale apparirà che questa chiamata ci riempie la vita. La nostra gioia deve trasparire dal nostro modo di pregare, che sarà soprattutto lode e ringraziamento come per san Francesco. La nostra gioia deve manifestarsi nel nostro modo di amare, che sarà fatto di servizio umile e quotidiano ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, esprimerà la volontà di donare la nostra vita, e potrà arrivare fino al martirio.
  1. Se la chiamata è un dono la risposta è certamente un impegno. Non un impegno gravosamente caricato sulle nostre spalle, ma un impegno che è reso possibile proprio dal fatto che l’iniziativa di chiamarci è stata del Signore. È piena di significato l’affermazione di san Paolo che abbiamo ascoltato poco fa: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”. L’Apostolo non dice: “Tutto posso perché sono, bravo, perché sono capace, perché sono forte, perché sono in gamba, perché sono preparato”. Niente di tutto questo. L’Apostolo dice: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”. Nessuno vi viene a dire che vivere il Vangelo di Gesù in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità è facile! Sarebbe un inganno. Vivere il Vangelo, seguire Gesù in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità è impegnativo. Ma è possibile, perché Lui ce lo rende possibile. E ci riempie la vita, perché ci conforma a Lui e non c’è vita più riuscita di quella di Gesù Cristo e non c’è umanità più piena della sua e non c’è capacità di amare e di gioire più grande della sua: proprio perché nessuno è capace di farsi carico della sofferenza e di vivere il dono di sé fino al sacrificio più di Lui!
  1. Tra pochi minuti verrete interrogati sulla vostra intenzione di vivere per sempre questa vita e professerete di far voto a Dio Padre santo e onnipotente di vivere per tutto il tempo della vostra vita in obbedienza, senza niente di proprio e in castità, e prometterete di osservare fedelmente la vita e la Regola dei Frati Minori confermata da Papa Onorio, secondo le Costituzioni Generali dell’Ordine dei Frati Minori.

Noi pregheremo per voi. Invocheremo tutti i santi del cielo di pregare per voi, pregheranno per voi le vostre famiglie che anche se si trovano a migliaia di chilometri di distanza sono qui con noi in virtù della comunione che lo Spirito Santo stabilisce tra tutti i credenti. Pregheranno per voi le vostre Province e le vostre comunità di origine.

E riceverete poi una solenne benedizione, attraverso la quale il Signore vi accompagnerà e riceverete il Suo Corpo e il Suo Sangue, per trasformarvi in Lui.

  1. Concludo augurandovi di cuore che si realizzi per ciascuno di voi, se porterete a termine l’impegno che oggi prendete, il ritornello che abbiamo cantato al Salmo responsoriale: “Abiterò per sempre nella casa del Signore”. Tenetelo a mente, questo ritornello, imparatelo a memoria, fatelo risuonare nel cuore come la melodia che vi accompagna. È il ritornello che vi fa capire fin da ora il dono che il Signore vi fa se persevererete negli impegni assunti oggi e per sempre.

E così si realizzerà per ciascuno di voi ciò che invocheremo su di voi con la solenne benedizione, chiedendo che:

“al termine della vostra esistenza terrena,

possiate incontrare Dio, bellezza infinita,

essere trasfigurati nella Sua luce

e godere per sempre di Lui

che è il bene, il sommo bene, la pienezza del bene,

il Signore grande e ammirabile, il Dio onnipotente,

e il nostro misericordioso Salvatore. Amen”.

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Is 25.6-10; Ps 22; Phil 4: 12-14.19-20; Mt 22: 1-14

  1. Dear brothers and sisters and dear young people who make your solemn profession today,

May the Lord give you peace!

It may seem an unusual celebration that we are experiencing this year, because, dear young people who are about to profess, your families and your provincial ministers, due to the pandemic and the impossibility of traveling, cannot be here to celebrate with you. But they must be contented to follow the celebration on live-streaming.

I would say that the teaching that Saint Paul offered us in the second reading today is particularly valid in such a situation: "Brothers, I know how to live in poverty as well as to survive in abundance; in any and all circumstances I have learned the secret of facing plenty and hunger, abundance and want".

  1. The time we live, then, is a time that trains us to live our vocation by learning to stay in the situation in which we find ourselves, rather than trying to escape it. It is a time that educates us to obedience, because it forces us to accept the circumstances in which we find ourselves. It is a time that teaches us to live with serenity and Franciscan joy to be without anything of our own, because we realize that in the situation in which we find ourselves, we are not masters of anything, but we must accept limitations, renunciations, and also to live this day in a different way than we had imagined.

It is a time that also teaches us something about chastity, about the value our body has and being able to offer ourselves entirely to the Lord. Despite being fragile people from all points of view, including health - the pandemic has been reminding us of this for months every day -, the Lord accepts the gift of our person, which expresses total personal love: with all my heart, with the whole mind, with the whole body and with all the strength, when we are healthy and when we are sick.

  1. The Word of God that we have heard helps us to read the moment we are living and it takes place right here and today and in what we are living and celebrating together.

Allow me a few points.

Today, in you and in this celebration I see the fulfillment of the dream of God of which the prophet Isaiah and also Jesus in the Gospel spoke. What is this dream? That of seeing all the peoples of the earth go up to Jerusalem and become one fraternity, which you and us all represent together. That of seeing all humanity, represented by you because you come from four different continents, participate in the wedding banquet prepared for us by the same Lord. Allow me to tell you that for me this is a reason for great joy and hope, because seeing that God's promises are concretely fulfilled even in a difficult time like ours, on the one hand makes me deeply rejoice and on the other it revives me and makes me say that the Lord is accompanying us and blessing us, despite all that is happening in the world. You are the concrete example of what Pope Francis invited us to reflect on in his latest encyclical, that is, on the fact that we are part of a humanity in which we are all brothers and in which we are called to learn more every day what he wants. to become brothers, to be part of one family.

  1. A second emphasis, perhaps the most important: do not forget and we not forget that it is God himself who calls. The call is His gift! And what we were told in the parable applies to our vocation: God calls progressively, God calls insistently, God also calls those who do not expect to be called. God calls because He wants to celebrate with us for the wedding of His Son Jesus! This is our Franciscan vocation, the call to a wedding feast, a call that must once again make us deeply rejoice. Our joy must then express itself in our way of living this life that has been given to us with passion and enthusiasm. Our joy must be expressed in our way of speaking, from which it will appear that this call fills our life. Our joy must emerge from our way of praying, which will be above all praise and thanksgiving as for St. Francis. Our joy must manifest itself in our way of loving, which will be made of humble and daily service to our brothers and sisters, will express the will to give our life, and will be able to go as far as martyrdom.
  1. If the call is a gift, the answer is certainly a commitment. Not a commitment heavily loaded on our shoulders, but a commitment that is made possible precisely by the fact that the initiative to call us was the Lord's. St Paul's statement that we heard a little while ago is full of meaning: "I can do everything in him who gives me strength". The Apostle does not say: "I can do everything because I am good, because I am capable, because I am strong, because I am intelligent, because I am prepared". None of this. The Apostle says: "I can do everything in him who gives me strength". No one comes to tell you that living the Gospel of Jesus in obedience, with nothing of one's own and in chastity is easy! It would be a deception. Living the Gospel, following Jesus in obedience, with nothing of one's own and in chastity is challenging. But it is possible, because He makes it possible for us. And he fills our life, because he conforms us to him and there is no more successful life than that of Jesus Christ and there is no humanity fuller than his, and there is no capacity to love and enjoy greater than his: precisely because no one is capable of taking on suffering and living the gift of self to the point of sacrifice more than Him!
  1. In a few minutes you will be questioned about your intention to live this life forever and you will profess to vow to God the Holy and Almighty Father to live all the time of your life in obedience, with nothing of your own and in chastity, and you will promise to observe faithfully life and the Rule of Friars Minor confirmed by Pope Honorius, according to the General Constitutions of the Order of Friars Minor.

We will pray for you. We will invoke all the saints in heaven to pray for you, your families will pray for you who, even if they are thousands of kilometers away, are here with us by virtue of the communion that the Holy Spirit establishes among all believers. Your provinces and communities of origin will pray for you.

And then you will receive a solemn blessing, through which the Lord will accompany you and you will receive His Body and His Blood, to transform you into Him.

  1. I conclude by sincerely hoping that it will be fulfilled for each of you, if you complete the commitment you make today, the refrain we sang to the responsorial psalm: "I will live forever in the house of the Lord". Keep this in mind, this refrain, learn it by heart, make it resonate in your heart like the melody that accompanies you. It is the refrain that makes you understand right now the gift that the Lord gives you if you persevere in the commitments undertaken today and forever.

And in this way, for each of you, what we invoke upon you with the solemn blessing will come true, asking that:

"At the end of your earthly existence,

may you meet God, infinite beauty,

may you be transfigured in His light

and have joy with Him forever

He who is the all good,

the highest good, the fullness of goodness,

He who is the great and admirable Lord,

the almighty God,

and our most merciful Saviour. Amen".