Ma voi, chi dite che io sia? | Custodia Terrae Sanctae

Ma voi, chi dite che io sia?

Omelia Domenica XII TOC

Zc 12,10 11; 13,1; Gal 3,26 29; Lc 9,18 24

1. Carissime sorelle, carissimi fratelli,
il Signore vi dia pace!
Il vangelo che abbiamo appena ascoltato non è un brano qualsiasi, ma segna un punto di svolta sia nel ministero pubblico di Gesù, sia nel progressivo cammino di formazione dei Dodici.
Tutto comincia con una domanda che Gesù stesso pone ai suoi discepoli: “Le folle, chi dicono che io sia?” e la risposta – come accade quando si fanno dei sondaggi – non è univoca: per alcuni Gesù è Giovanni Battista, per altri Elia, per altri ancora uno dei profeti. Ed allora Gesù passa dalla domanda generica, nella quale chiede di riferire l’opinione degli altri, a una domanda più diretta, che tocca in prima persona i discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia?” questo passaggio è molto importante per i discepoli ed è molto importante anche per noi oggi, perché oggi è a ciascuno di noi che Gesù rivolge queste stesse domande.
Oggi è a ciascuno di noi che Gesù chiede cosa pensa la gente di Lui. E anche oggi le risposte sono varie: per qualcuno Gesù è semplicemente un grande personaggio, per altri è un profeta, per altri ancora è addirittura un’invenzione. Poi però arriva la domanda diretta e personale, rivolta a ciascuno di noi: “Ma voi chi dite che io sia?” Per sapere cosa il mondo intero oggi pensa di Gesù ci basta usare Google, ma per sapere chi è Gesù per me occorre che io abbia una relazione personale con Lui e occorre che io mi lasci raggiungere nel profondo del cuore.

2. Qual è la risposta di Pietro? “Tu sei il Cristo di Dio”. Che vuol dire l’inviato di Dio, colui che Dio ha promesso di inviare come nostro liberatore, come nostro salvatore. Però Gesù non si accontenta di questa risposta. Perché questa risposta è ancora ambigua. Quale tipo di salvezza ci aspettiamo da Gesù? Quale tipo di liberazione crediamo che Lui ci possa donare? Quale potere pensiamo che Lui possa usare?
E per evitare che la risposta dei discepoli – e la nostra – sia ambigua Gesù comincia a fare un altro discorso: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Gesù ci salva veramente, Gesù veramente ci libera, Gesù cambia in modo profondo la nostra vita e la storia dell’intera umanità, ma lo fa accettando di essere rifiutato; lo fa accettando di soffrire per noi; lo fa morendo e risorgendo per noi; lo fa cioè amando fino alla fine, fino a donare la propria vita. È così che ci dona la salvezza, è così che cambia la nostra vita. È così che il Cristo – come ci ha ricordato il profeta Zaccaria – riversa su di noi lo Spirito di grazia e di consolazione, e fa sgorgare dal suo cuore trafitto la sorgente zampillante per lavare il nostro peccato. È così che il Cristo – per usare le parole dell’apostolo Paolo – ci dona la grazia di diventare figli del Padre, assieme a Lui, e ci dona una dignità straordinaria, che va oltre rispetto a tutto ciò che ci distingue e differenzia gli uni dagli altri.

3. Infine Gesù ci invita a seguirlo. Perché dirgli: “Tu sei il Cristo di Dio” esige poi che siamo disposti a percorrere insieme con Lui la strada che Lui ha liberamente scelto di percorrere. Perciò Gesù, oggi, dice a noi quello che ha detto a Pietro e a tutti, come sottolinea l’evangelista Luca: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi perde la propria vita per causa mia la salverà”. Gesù ci sta dicendo in modo personale: “Se tu sei preoccupato solo per te stesso, se pensi solo a ciò che ti può dare sicurezza in termini umani, hai già sprecato la tua vita. Se tu vuoi seguirmi, se vuoi essere cristiano, impara a donare la tua vita, impara a essere fedele a me anche quando costa, impara ad amare anche quando amare significa soffrire, anche quando per amare devi crocifiggere il tuo egoismo, i tuoi interessi, le tue aspettative. Impara ad amare anche quando questo significa rischiare la tua vita”. Badate bene, Gesù non ci chiede qualcosa di straordinario; Gesù ci chiede qualcosa di quotidiano, qualcosa che ha a che fare con la vita di ogni giorno. Gesù ci chiede semplicemente di seguirlo facendo quello che Lui ha fatto, ma nella vita di ogni giorno, nel nostro ambiente e nella nostra famiglia, nella nostra comunità e sul posto di lavoro.

4. Questa domenica perciò lasciamoci raggiungere, nel profondo del cuore, dalla domanda di Gesù: “Chi sono io per te?”. Questa domenica, assieme all’apostolo Pietro diciamo anche noi: “Tu sei il Cristo di Dio, tu sei colui che mi salva, colui che mi libera da ogni male, colui che dà senso alla mia vita”. Questa domenica chiediamo la grazia di seguire Gesù sulla via dell’amore, sulla via del dono della nostra stessa vita. In questo percorso ci accompagni la Vergine Maria, che dopo aver concepito il Figlio di Dio, il suo Cristo, qui a Nazareth, dopo averlo dato alla luce e deposto nella mangiatoia a Betlemme, lo ha poi seguito fin sotto la croce, sapendo che nella vita donata per amore è già presente il seme della risurrezione e della vita eterna.

Fra Francesco Patton ofm
Custode di Terra Santa

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Zc 12,10 11; 13,1; Gal 3,26 29; Lk 9,18 24

1. Dear sisters and brothers,
The Lord give you peace!
The Gospel that we have just heard is not an ordinary text. It comes at a turning point in the public ministry of Jesus, as well as in the progressive formation journey of the Twelve.
It all begins with a question that Jesus himself addresses to his disciples: “Who do the crowds say I am?” The answer – as often happens during surveys – is not univocal: for some Jesus is John the Baptist, for others he is Elijah, and for others one of the prophets. So Jesus passes from a generic question to a more direct question, which touches the disciples personally: “Who do you say I am?” This passage is very important for the disciples, and it is also very important also for us today, since today it is to each and every one of us that Jesus is directing the same questions.
Today, Jesus is asking each and every one of us what the people think of him. The answers we give today are also varied: for some Jesus is simply a great personage, for others he is a prophet, and yet for others he is an invention. After this question, however, we are faced with a direct and personal question, which is directed to each and every one of us: “Who do you say I am?” In order to know what the whole world thinks today about Jesus it is enough to consult Google, but to know who is Jesus for me it is necessary that I have a personal relationship with Him, and it is fundamental that I let Jesus reach me at the bottom of my heart.

2. What is Peter’s response? “You are the Christ of God.” This expression means that Christ is the one sent by God, He is the one whom God promised to send as our liberator, as our saviour. Jesus, however, is not content with this answer. This answer is still ambiguous. What kind of salvation can we expect from Jesus? What kind of liberation do we believe that He can give us? What kind of power do we think that He can use?
In order to avoid that the answer of the disciples – and our own answer – will remain ambiguous, Jesus begins to introduce another discourse: “The Son of man is destined to suffer grievously, to be rejected by the elders and chief priests and scribes and to be put to death, and to be raised up on the third day.” Jesus can truly save us. He can truly free us. Jesus changes our life in a profound manner and he is capable of changing the life of the entire human race. However, he accomplishes all this by accepting to be rejected. He accepts to suffer for us, to die and rise from death for us. In other words, he loves us to the very end, to the point of laying down his life for us. It is in this way that He saves us, and this is the way in which He changes our life. It is in this way that Christ – as the prophet Zechariah has reminded us – pours out upon us the Spirit of grace and consolation, and from his pierced heart he gushes forth a well-spring of water to wash our sins away. It is thus that Christ – to use the words of the apostle Paul – gives us the grace to become children of God, together with Him, and in this way He bestows on us an extraordinary dignity, which goes beyond all that which distinguishes us or differentiates us one from another.

3. Finally Jesus invites us to follow him. If we tell him: “You are the Christ of God”, our words demand of us that we are ready to journey together with Him along the road that He has freely chosen to follow. That is why today, Jesus tells us what he told Peter and to all people, as the evangelist Luke underlines: “If anyone wants to be a follower of mine, let him renounce himself and take up his cross every day and follow me. Anyone who wants to save his life will lose it; but anyone who loses his life for my sake, will save it.” Jesus is telling us in a personal way: “If you are preoccupied only with yourself, if you are thinking about how to feel secure in human terms, you have already wasted your life. If you want to follow me, if you want to be a Christian, you must learn to offer your life, to be faithful to me even when it costs. You have to learn to love even when loving means suffering, even when, in order to love me, you must crucify your egocentrism, your interests, your expectations. You must learn to love even when this means that you are placing your life at risk.” Mind you, Jesus is not asking of us something which is extraordinary. Jesus is asking us something, which has to do with our day-to-day life. Jesus is simply asking us to follow Him by doing what He has done, but to do so in our daily life, in our environment and in our family, in our community and in our work place.

4. On this Sunday, therefore, let us be touched, in the bottom of our hearts, by the question of Jesus: “Who am I for you?” On this Sunday, together with the apostle Peter, let us also answer: “You are the Christ of God. You are the One who saves me, the One who frees me from all evil, the One who gives meaning to my life.” On this Sunday let us ask for the grace to follow Jesus along the road of love, along the road of the offering of our life. May the Virgin Mary accompany us along this journey, she who after having conceived the Son of God, her Christ, here in Nazareth, who after having brought Him to light and placed him in a manger in Bethlehem, followed him to the point of standing under His cross. Indeed, she knew that the seed of resurrection and eternal life is already present in a life, which is offered for the sake of love.

Fr. Francesco Patton ofm
Custos of the Holy Land