Il cammino di Pietro dal credere all’amare | Custodia Terrae Sanctae

Il cammino di Pietro dal credere all’amare

Solennità di San Pietro

1. Carissime sorelle, carissimi fratelli,
il Signore vi dia pace!
Siamo riuniti per celebrare assieme la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, nella città in cui, secondo gli Atti degli Apostoli, Pietro ha evangelizzato e operato miracoli nel nome del Signore ed ha imparato che la Chiesa deve essere aperta a tutti i popoli. È una festa che spinge anche noi a fare un percorso simile. Mi limito a proporvi solo alcuni spunti di riflessione.

2. Il Signore Gesù quando ha chiamato Simone il pescatore a seguirlo e a diventare pescatore di uomini, gli ha fatto fare un percorso, un cammino, che è stato un cammino di maturazione nella fede e nell’amore. Infatti seguire Gesù significa entrare in relazione con Lui ogni giorno in modo più profondo. E diventare pescatore di uomini, cioè accogliere la chiamata a collaborare alla Sua missione, significa imparare giorno dopo giorno, ad amare, cioè a donare la propria vita, per amore di Gesù e sull’esempio di Gesù. Pietro è cresciuto nella fede un po’ alla volta. Tutto è cominciato quando si è fidato della parola di Gesù e ha preso il largo con la sua barca e ha gettato in mare le reti dopo una notte di fatica inutile. Poi la fede di Pietro è cresciuta, per dono del Padre, fino a diventare il pieno riconoscimento di chi è Gesù. L’abbiamo appena ascoltato nel brano del Vangelo secondo Matteo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Ma sappiamo anche che la fede di Pietro è passata attraverso una prova molto difficile, nell’ora della passione, quando Pietro, per paura, è arrivato perfino a rinnegare Gesù. Ma Gesù aveva assicurato a Pietro: “Ho pregato per te, e tu – superata la prova – conferma i tuoi fratelli”. E così, quando Pietro incontra nuovamente Gesù risorto, sulle rive del Lago di Tiberiade, viene invitato a passare dal sapere chi è Gesù all’amare Gesù più di ogni altra realtà, per poter amare e prendersi cura delle pecore e degli agnelli di Gesù, cioè della sua Chiesa. È alla fine di quell’incontro che Gesù dirà a Pietro in modo definitivo: “Seguimi”. Ed è dopo quell’incontro che Pietro imparerà a seguire Gesù arrivando a dare la propria vita per amore suo, a Roma, durante la persecuzione dell’imperatore Nerone.

3. Anche noi, come discepoli di Gesù siamo chiamati a fare un percorso simile. Occorre che impariamo a fidarci di Gesù quando ci invita a prendere il largo, cioè a fare scelte coraggiose che si basano sull’aver ascoltato e accolto la sua Parola. Poi occorre che approfondiamo e professiamo in modo retto la nostra fede in Lui, riconoscendo con Pietro che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Occorre che sappiamo attraversare le prove della fede, sapendo che Gesù prega per noi, e sapendo che nella Chiesa c’è chi ci aiuta a perseverare nella fede. E occorre infine che sappiamo dire a Gesù: “Tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene”. Perché in questo modo Lui ci può affidare compiti e responsabilità per il bene del suo gregge, del suo popolo, della sua Chiesa. La nostra fede e il nostro amore, hanno però da rimanere sempre umili, perché anche noi siamo fragili come Pietro.

4. Pensando poi a Pietro e alla sua presenza qui a Giaffa, noi riconosciamo in lui anche l’apostolo che per primo è stato chiamato da Dio ad aprire la Chiesa a tutti i popoli. Quanto è bello poter celebrare qui, anche oggi l’apertura della Chiesa a tutti i popoli. L’ho già sperimentato, quando sono venuto a Giaffa in occasione della festa di s. Antonio, ed è stato per me occasione di grande gioia e di emozione intensa poter celebrare assieme alla comunità locale e a fedeli che vengono da ogni parte del mondo. Quanto è bello poter celebrare con una comunità che riunisce fedeli di una comunità che vanta una storia di 2000 anni, e fedeli che vengono da tutte le parti del mondo. È bello questo, e ci fa capire cosa significa far parte di una Chiesa che è cattolica, cioè universale. È bello e ci fa capire che Dio desidera fare di tutti i popoli del mondo una sola famiglia. È bello ma è anche impegnativo, perché è la chiamata a formare un solo popolo, una sola famiglia, un solo corpo nel Signore Gesù. Pietro ha dato la sua vita per questo. Oggi tocca a noi manifestare questo volto universale della Chiesa e impegnarci perché ognuno possa sentirsi a casa propria, in famiglia, nella Chiesa di Gesù.

5. Ci sono tanti altri spunti che l’apostolo Pietro e la sua presenza a Giaffa ci potrebbero suggerire, ma mi fermo qui, per non stancarvi troppo e per poter conservare qualche riflessione anche per il prossimo anno!
Chiediamo comunque l’intercessione di s. Pietro, per imparare a fidarci di Gesù e della sua parola, per imparare a conoscerlo sempre meglio, per imparare a piangere, come Pietro, quando ci accorgiamo che stiamo rinnegando Gesù. Ma soprattutto chiediamo all’Apostolo che ci aiuti ad amare Gesù, a volergli bene, in modo umile, consapevoli della nostra fragilità. E che l’Apostolo ci ottenga un cuore aperto a tutti i popoli e a tutte le persone, per essere – come Chiesa – il segno di un’umanità nuova, fatta di tante persone e di tanti popoli, ma unita dal dono di amore che Gesù ci ha fatto quando ha dato la sua vita per riunire tutti i figli di Dio dispersi. 

Fra Francesco Patton ofm
Custode di Terra Santa

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1. Dear sisters and brothers,
The Lord give you peace!
We are gathered to celebrate together with solemnity of the Apostles Saints Peter and Paul in the town in which, according to the Acts of the Apostles, Peter evangelised and worked miracles in the name of the Lord. In this town also Peter learnt that the Church should be open to all nations. Today’s feast prompts us to embark on the same faith journey. I will limit myself to propose some points for reflection.

2. When the Lord Jesus called Simon the fisherman to follow him and to become a fisherman of mankind, he also presented him with a journey, with an itinerary that would become a journey of maturity in faith and in love. In fact, to follow Jesus means to enter into a relationship with Him, which becomes more profound day by day. It means becoming fishermen of men, that is, welcoming the call to collaborate in His mission. It means learning, day in day out, how to love, namely, how to offer one’s life, for the love of Jesus and on the example of Jesus. Peter matured in his faith little by little. It all began when he entrusted himself to the word of Jesus and went out into deep waters with his boat, in order to cast his nets in the sea after having spent a night of fruitless toil. It was then that the faith of Peter increased, to the point of becoming a full recognition of who Jesus truly is. We have just heard Peter’s profession of faith in the text of the Gospel according to Matthew: “You are the Christ, the Son of the living God.” But we also know that Peter’s faith went through a very difficult trial at the hour of the passion, when Peter, out of fear, denied Jesus. Jesus, however, had assured Peter: “I have prayed for you, and you – once you have recovered – stengthen your brothers” (Lk 22:32). Thus, when Peter meets the Risen Jesus once again on the shores of the Lake of Tiberias, he is invited to pass from the knowledge of who Jesus is to the love of Jesus, namely to love him more than any other reality, in order to love and take care of the sheep and lambs of Jesus, namely of the members of His Church. At the end of that meeting Jesus tells Peter in a definite way: “Follow me”. It was after that meeting that Peter learnt how to follow Jesus, arriving to the point of offering his own life for his love, in Rome, during the persecution of emperor Nero.

3. As disciples of Jesus we are also called to undertake a similar journey. It is necessary that we learn how to place our trust in Jesus when he invites us to row out on the open water, namely to make courageous decisions based on having listened to His Word and welcomed it. Then it is necessary that we delve deeper in our faith in order to profess it in the correct way, by acknowledging Jesus as the Christ, the Son of the living God, just as Peter did. It is necessary to know how to go through the trials of our faith, knowing that Jesus prays for us, and knowing also that in the Church we can find persons who help us to persevere in our faith. Finally we need to tell Jesus: “You know everything, you know that I love you.” It is in this way, in fact, that He can entrust us with duties and responsibilities for the good of His flock, of His people of His Church. Our faith and our love have to remain humble, since we also are fragile persons, just like Peter.

4. Thinking about Peter and his presence here in Jaffa, we also recognise him as the apostle who was first called by God to open the Church to welcome all nations. It is a beautiful thing to be able to celebrate here, on this very day, the opening of the Church to all nations. I have already experienced this joy when I came to Jaffa on the occasion of the feast of Saint Anthony. For me it was an occasion of great joy and intense emotion to be able to celebrate together with the local community and the faithful who come here from all parts of the world. It is beautiful to be able to celebrate with a community that boasts of a history of two thousand years of openness to welcome the faithful, and particularly the faithful who come from all parts of the world. It is a beautiful experience to be able to understand what it means to be a part of a Church which is Catholic, that is, universal. It is beautiful to be able to understand that God desires that all nations will come together into one family. It is a beautiful, but also a demanding experience, since it entails a calling to form a single people, a single family, a single body in the Lord Jesus. Peter offered his life for this ideal. Today it is up to us to manifest this universal aspect of the Church and to commit ourselves so that each and every one of us can feel that he or she belongs to his or her own house, to his or her own family, to the Church of Jesus.

5. There are so many other aspects that the apostle Peter and his presence in Jaffa can suggest for our reflection, but today I will stop here, in order not to tire you and to be able to keep some reflections in store for the coming year!
Let us therefore ask for the intercession of Saint Peter, to learn how to place our trust in Jesus and in His word, to learn how to know Him better, to learn how to weep, just like Peter, when we recognise that we are denying Jesus. Above all let us ask the Apostle to help us to love Jesus, to be able to profess our love to him in a humble way, aware of our fragility. May the Apostle gain for us a heart which is open to receive all nations and all persons, in order to become – as the Church – the sign of a new humanity, made up of so many persons and so many nations, but united by the gift of love that Jesus has given us when he offered His own life in order to gather all the scattered children of God.

Fr. Francesco Patton, ofm
Custos of the Holy Land