
Ottocento anni dopo il suo Transito, San Francesco parla ancora a milioni di persone in tutto il mondo. La sua scelta radicale, il suo essere povero tra i poveri, i suoi testi e il suo carisma accendono ancora i cuori di molti fedeli di ogni età e di ogni parte del mondo.
Per comprendere questo momento così importante per l’intera famiglia francescana, abbiamo parlato con Fr. Cesare Vaiani che è a Gerusalemme per il Triduo in preparazione alla Festa di San Francesco. Fr. Cesare Vaiani studia e insegna da oltre trent’anni teologia spirituale, storia della spiritualità e l’esperienza di Francesco d’Assisi. A questi temi ha dedicato numerose pubblicazioni, approfondendo anche il rapporto tra Francesco e Chiara, la Regola, gli Scritti del Poverello d’Assisi e alcuni aspetti fondamentali della tradizione francescana. E per questo il suo commento è ancora più importante per comprendere perché Francesco ci parla ancora oggi, in Terra Santa e in tutto il mondo.
Che cosa significa celebrare gli 800 anni del transito di San Francesco?
Credo che i centenari siano sempre un'occasione per ritornare alle fonti, alle origini. E quindi gli 800 anni segnano un momento importante per riprendere questa sorgente e per tradurla nell'oggi. Questa occasione non è celebrata soltanto da noi frati, che siamo evidentemente un po' più interessati e coinvolti, ma a molti livelli, in ambiti un po' inaspettati. E questa è una prova della attualità di Francesco, che attira persone per la sua dimensione mistica, religiosa, ma anche per la sua dimensione fraterna di attenzione al Creato. Questa amicizia sociale che si estende a ogni persona, che Papa Francesco ha evocato con la sua enciclica "Fratelli tutti".
Sono aspetti diversi della persona di Francesco, ed è facile che spesso qualcuno assolutizzi uno solo di loro o veda solo quello. Ma forse va bene anche così: ciascuno coglie gli elementi che sente più vicini alla propria sensibilità. Credo che Francesco abbia qualcosa da dire all'uomo e alla donna del nostro tempo offrendo una soluzione che affascina per la sua semplicità, per la sua povertà, per la possibilità di essere tradotta senza impiego di grandi mezzi umani, ma con quella intensità del cuore e della mente che ognuno di noi può mettere in ciò che fa.
Quali aspetti dalla proposta francescana possono attirare un giovane oggi?
Credo che esistano tipologie molto differenti di giovani oggi. Come sempre, del resto, ma in particolare le nuove generazioni hanno sensibilità e attese diverse che non so se una persona anziana come me può capire fino in fondo. Io credo che un elemento che può affascinare ancora oggi un giovane sia quello della libertà e della povertà. E collego libertà e povertà perché parlo di quella libertà che nasce da una povertà, da una consapevole concentrazione sull'essenziale.
Questo è la povertà: non è solo la rinuncia ai beni, ma un uso delle cose e dei beni senza quel legame che ne rende faticosa la loro gestione. Un distacco interiore che permette di usufruire, di gioire delle cose buone e belle, ma senza appropriarsene. Ecco, questa dimensione credo che sia una dimensione essenziale della spiritualità francescana e sia anche una cosa che può affascinare i giovani, come credo ogni persona.
Ed è questa quindi la libertà?
In questo distacco dalle cose esiste una grande libertà, perché il legame, che è il contrario della libertà, è proprio questo spirito di possesso e di appropriazione, che ci rende schiavi di ciò che crediamo di possedere e che alla fine possiede il nostro cuore.
Immaginiamo Francesco d’Assisi entrare oggi in una comunità francescana, che cosa ci chiederebbe di verificare della nostra vita? Cosa cercherebbe e cosa troverebbe?
Alla fine della sua vita, c'è una frase molto bella di Francesco, che ormai morente si rivolge ai suoi frati: "Io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Cristo."
Quello che Francesco ci dice è, da una parte, la sua testimonianza, che però è situata 800 anni fa, nel suo percorso di vita, e dall'altra ci invita a rivolgerci a Cristo, cioè a trovare noi le soluzioni o comunque le proposte che possono essere utili per il mondo di oggi. Non credo che sia possibile trovarle direttamente da un'applicazione diretta della esperienza di Francesco al nostro tempo, che è così diverso, ma credo che il suo invito sia quello a diventare noi protagonisti di scelte oggi.
E le scelte che forse sono più in sintonia con lui, sono quelle che stanno anche nel nome che lui ha scelto per sé e per i suoi fratelli: fratelli e minori, cioè fraternità e minorità. Una fraternità che è un vincolo di vicinanza, di uguaglianza, di prossimità con ogni persona, addirittura con tutte le creature, ma da minori, quindi da più piccoli, con attenzione dunque a chi è più piccolo, ma anche con la volontà di non essere più grandi di coloro accanto ai quali stiamo.
È questo che in fondo mette a proprio agio ogni persona nell'accostarsi a San Francesco, non lo vede come uno che sta su un piedestallo, ma come uno che gli va e viene accanto come fratello e minore.
Cosa lega così profondamente Francesco alla Terra Santa? E che cosa significa oggi custodire l'intuizione francescana di venire qui, in questo luogo?
Il legame di Francesco con la Terra Santa è legato soprattutto a quel suo viaggio in Oriente, quando incontra anche il Sultano. E propone ai fratelli due modi per stare in questi luoghi.
I due modi sono di una totale attualità anche oggi. Il primo è che non facciano liti né dispute, ma siano sottomessi a ogni umana creatura e confessino di essere cristiani. Il primo modo, dunque, è quello di una presenza umile, sottomessa, da fratelli e da minori appunto, confessando di essere cristiani. Il secondo modo dice: quando piacerà al Signore - quindi non comunque e sempre, ma quando capisci che è il momento giusto - annunciare la parola del Signore.
Credo che sia concretamente la maniera, ancora oggi, di stare in questi paesi, con una presenza prima di tutto silenziosa e sottomessa e con una parola - quando è possibile - esplicita e di annuncio esplicito del Vangelo. Ed è il modo, mi pare, con cui anche i frati per 800 anni hanno interpretato il loro stare in questi Luoghi santi. Nello stesso tempo però c’è anche la prossimità alle persone: attività di sostegno e di aiuto alle persone che ci sono e custodia di questi luoghi. Una custodia legata all'importanza dell'incarnazione nella spiritualità francescana. Il Dio che si fa carne in luoghi concreti, in situazioni specifiche. E qui i frati da 800 anni custodiscono i luoghi nei quali il Signore ha vissuto, proprio in questa memoria della sua umanità e della sua incarnazione.
Lorenzo Vita e Riccardo Curti
