Il sostegno dei parroci di Terra Santa in tempo di restrizioni

Fr. Amjad and Fr. Sandro in the Christian Quarter, Holy Friday 2020, Copyright: Andrea Krogmann
Fr. Amjad and Fr. Sandro in the Christian Quarter, Holy Friday 2020, Copyright: Andrea Krogmann

Una video catechesi, una benedizione al suono della campana, un pacco sussistenza di generi alimentari: sono solo alcune delle iniziative messe in campo dai parroci di Terra Santa per continuare a prendersi cura dei propri fedeli, in questo tempo difficile di restrizioni. Come a Gerusalemme, dove quest'anno la luce della Resurrezione ha bussato alla porta dei cristiani di Gerusalemme casa per casa. “Dopo la Veglia Pasquale che al Santo Sepolcro si svolge il sabato mattina, abbiamo incaricato alcuni scout di portare la Luce Santa nelle case della Città Vecchia”, ha spiegato Fr. Amjad Sabbara, parroco della parrocchia latina di San Salvatore. È stata una gioia inaspettata per tanti parrocchiani, che hanno sentito gli scout bussare alla propria porta e hanno acceso una candela con il Fuoco Santo. 

I frati che lavorano nella parrocchia di Gerusalemme hanno costituito un piccolo comitato di religiosi e ciascuno di loro ha il suo impegno, come video catechesi per i ragazzi della cresima o appuntamenti via telematica con la gioventù francescana ogni due settimane. “Nel giorno di Pasqua, con l’aiuto di Fr. Sandro, il vice parroco, ho chiamato i parrocchiani, perché possano sentire che il loro pastore, anche se non li vede, è accanto a loro”. I fedeli latini di San Salvatore sono oltre tremila, a cui si aggiungono quelli della Chiesa di Beit Hanina, diventando più di cinquemila.

“Con l’aiuto di otto giovani della parrocchia, del nostro comitato d’emergenza e della nostra responsabile del centro della famiglia, stiamo assistendo tante  famiglie in difficoltà, grazie anche al contributo della Franciscan Foundation for the Holy Land”, ha detto Fr. Amjad. Non è facile, infatti, per molti rimanere a casa, in spazi spesso inadeguati e in situazioni di incertezza economica. 

Anche a Betlemme la comunità francescana della parrocchia latina di Santa Caterina alla Natività si è fatta carico di coloro che sono in difficoltà. In territorio palestinese, infatti, già si cominciano a vedere gli effetti della chiusura totale, ormai in vigore da più di quaranta giorni. “Avremo momenti difficili anche quando finirà la pandemia, perché qui la gente dipende dal turismo e molti lavorano a giornata - ha spiegato Fr. Rami Asakrieh, parroco di Santa Caterina - . Tutto adesso è fermo e lo sarà probabilmente per mesi. Il problema principale di Betlemme sarà quello del lavoro”. In collaborazione con tutte le autorità, Fr. Rami ha selezionato le famiglie e gli anziani più bisognosi a cui distribuire pacchi sussistenza. Gli scout e il movimento giovanile aiutano materialmente nel portare avanti i progetti di sostegno, con l’approvazione del consiglio parrocchiale. 

“Abbiamo incoraggiato la gente a seguire le disposizioni del Patriarcato e molti hanno celebrato il triduo pasquale da casa con le loro famiglie - ha detto Fr. Rami - È stato molto bello ricevere le loro foto”. Grazie alle pagine Facebook Bethlehem Parish - FSSO e St. Catherine Church - Bethlehem, il parroco e i suoi collaboratori stanno continuando a rimanere al fianco degli oltre cinquemila parrocchiani di Betlemme, organizzando gli aiuti materiali e gli appuntamenti spirituali via Internet. 

Fr. Toufic Bou Merhi, parroco della chiesa latina di San Giovanni ad Acri, ha raccontato dello stesso impegno sui social media per tenersi in contatto con i suoi fedeli che sono circa centoventi. “Durante l’ultima messa che ho potuto celebrare, ho lanciato la pagina Facebook della parrocchia dove si trovano le celebrazioni in diretta - ha spiegato Fr. Toufic -. Sono a servizio in questa parrocchia da solo e quindi faccio il fotografo, il cantore, il celebrante. Durante la quaresima ho fatto la via crucis ogni venerdì e ho celebrato il Triduo Pasquale, anche se ero senza parrocchiani”. Il pensiero del parroco in questo periodo è soprattutto per gli oltre venti bambini, che seguiva per la preparazione alla comunione e alla confermazione.  “Il Custode stesso mi ha suggerito di fare catechesi settimanali ogni lunedì sera. Possono servire anche per i giovani che conosco e che vogliono collegarsi per ascoltare ciò che dico”, ha detto il parroco di Acri. 

In questa piccola comunità parrocchiale della Galilea, dove la messa domenicale è partecipata solitamente da dieci o dodici persone, questo tempo ha risvegliato il desiderio di avvicinarsi alla preghiera. “Ci era stato indicato di seguire le celebrazioni del Patriarcato Latino in diretta streaming, ma poi la domenica di Pasqua ho chiamato le persone una per una. Volevo solo augurare loro buona Pasqua e non se lo aspettavano - ha detto Fr. Toufic -. Ho celebrato poi la messa del Lunedì di Pasqua e i parrocchiani sono stati molto felici di rivedere il loro parroco, anche se solo via Internet”. 

“La prima settimana facevamo l’adorazione via streaming - ha raccontato Fr. Agustin Pelayo Fregoso, parroco della chiesa di Sant’Antonio a Giaffa -. Poi per la Settimana Santa non abbiamo celebrato insieme, ma abbiamo cercato altri momenti per ritrovarci con i nostri parrocchiani”. La realtà dei fedeli a Giaffa è molto variegata, con gli oltre millecinquecento cristiani di lingua araba e le numerose comunità di migranti filippini, africani e indiani. Un momento forte è stato per loro il giorno della domenica Pasqua. “Avevamo avvertito sui social che alle dodici al suono delle campane, avremmo dato una speciale benedizione - ha spiegato Fr. Agustin -. Avevamo detto loro di inginocchiarsi al suono delle campane ed è stato un momento molto emozionante per tutta la comunità parrocchiale. Alcuni si sono commossi, perché sentivano un forte desiderio dell'Eucaristia”. 

Il francescano della Custodia ha raccontato della forte vicinanza dei fedeli alla comunità dei tre frati che servono la parrocchia: “Questa vicinanza è stata, per me, la cosa più bella. Molti ci chiamano per dire che sentono nostalgia e quindi si sono creati gruppi di preghiera su Whatsapp e su Zoom”. Come a Giaffa, anche a Gerusalemme, quando è stato diagnosticato il Covid-19 a un parrocchiano, la comunità dei fedeli si è stretta in preghiera, su invito del parroco. 

“Domenica trasmetteremo la messa via streaming e verranno una o due persone per i servizi in chiesa - ha affermato il parroco di Giaffa -. Ci stiamo anche organizzando per poter celebrare la messa nel piazzale all’aperto, quando le autorità lo permetteranno. La gente ne ha bisogno. Molti rimpiangono perfino le problematiche che avevano prima. Quello che ripeto loro è: quando eravamo felici non ce ne rendevamo conto”.


 

Beatrice Guarrera