Conferenza stampa di S. B. Mons. Sabbah

Il 21 dicembre 2005, S. Beatitudine Mons. Michel Sabbah ha tenuto la tradizionale conferenza stampa di Natale presso il Patriarcato Latino di Gerusalemme.
Il patriarca, che aveva accanto il coadiutore Mons. B. Twal e gli ausiliari Mons. G. Marcuzzo e K. Bathish, ha letto il testo del suo “Messaggio di Natale” in arabo e in inglese; poi ha risposto alle domande dei giornalisti, la maggior parte delle quali risultava essere di carattere politico.

“Lei pensa che le dichiarazioni delle autorità israeliane, che assicurano un passaggio facilitato ai cristiani che si recheranno a Betlemme durante le feste, siano veritiere e realistiche?”. “Che cosa pensa della situazione di Betlemme?” Sua Beatitudine ha detto che la situazione di Betlemme preoccupa il Patriarcato: “Betlemme, in seguito alla costruzione del muro, è diventata una prigione a cielo aperto”. Il Patriarca ha continuato dicendo che questa situazione non genera unicamente problemi dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista sociale, a carico di una popolazione che è sottoposta ad un tal genere di pressione. “Se Betlemme continuerà a rimanere una prigione la gente se ne andrà via”.

È seguita una domanda sulle conseguenze di tale emigrazione sulle sorti della comunità cristiana locale in Terra Santa.
Al corrispondente del Jerusalem Post che parlava di persecuzione da parte dei Musulmani nei riguardi dei cristiani, Mons. Sabbah ha risposto che, come avviene in tutti i gruppi sociali, possono nascere dei conflitti tra le parti, senza che per questo si debba parlare di una persecuzione organizzata o sistematica. A coloro che si preoccupano per le relazioni che i cristiani palestinesi intrattengono con i musulmani loro conterranei, il patriarca propone di lavorare anzitutto per ottenere la pace tra israeliani e palestinesi, ciò che favorirà alla fine la concordia tra tutti.

Mons. Sabbah si esprimeva correntemente in quattro lingue differenti, mentre l’atmosfera dell’incontro si manteneva distesa e alcune domande, a volte, addirittura si prestavano al sorriso.
Così, ad esempio, quella del corrispondente della CNN che ha presentato l’opinione secondo la quale Gesù non sarebbe nato a Betlemme di Giudea ma in quella di Galilea. Il Patriarca ha risposto che di questo genere di aberrazione non aveva mai sentito parlare. “E se fosse stato proprio così?” insisteva il giornalista. “Finché non si prova che questa è la realtà i ’se’ a che cosa servono? Ma se anche Gesù fosse nato in Galilea questo non cambierebbe niente per la nostra fede.”

Un’altra domanda ha fatto sorridere il Patriarca e quelli che stavano con lui: “Sarà questo il suo ultimo Natale come Patriarca?” “Se avete fatto bene il conto, questo non è il mio ultimo Natale, ma il penultimo. In ogni caso non si sa mai quale sarà l’ultimo o il penultimo. Il buon Dio farà quello che vorrà… e così faranno le autorità.” In questo modo il patriarca ha tagliato corto a riguardo delle voci secondo le quali la nomina di Mons. Twal a coadiutore, due anni prima dei normali 75 anni, avrebbe potuto accelerare il suo ritiro come capo della Chiesa di Gerusalemme.