Cipro: una Chiesa al servizio della comunità

Agli inizi dello scorso marzo 2021 la pandemia di Covid-19 ha raggiunto anche Cipro, dove la comunità latina, composta da alcune migliaia di cristiani, è composita e variegata. “Cipro è una bella missione impegnativa - spiega Fr. Jerzi Kraj, delegato del Custode per Cipro e Vicario del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Cipro -. Siamo stati toccati anche noi dalla crisi economica, visto che ricevevamo offerte sia per le sante messe, sia da donazioni dirette delle persone. Ma grazie a Dio e alla Provvidenza non ci manca niente e continueremo a servire la comunità con gioia e generosità”. Nelle celebrazioni settimanali delle parrocchie di Cipro, i fedeli sono circa cinquemila ma solo 2.500 hanno cittadinanza cipriota. Il resto è rappresentato da lavoratori stranieri o figli di migranti, da paesi europei, del Medio Oriente e del Sud Est asiatico. Di loro si prende cura la Caritas di Cipro, il cui presidente è l’Arcivescovo Maronita di Cipro, Youssef Soueif, e il vicepresidente è Fr. Jerzi Kraj, a rappresentanza della Chiesa Latina.

“Noi Latini siamo presenti nelle quattro parrocchie e principali città della Repubblica di Cipro: Nicosia, Larnaca, Limassol e Paphos - spiega Fr. Jerzi Kraj -. Oltre ai nostri cinque frati francescani, ci sono tre sacerdoti del Verbo Incarnato che gestiscono la parrocchia di Paphos”. Dal momento della chiusura di tutti i luoghi pubblici a marzo, non è stato possibile officiare celebrazioni nel nord del Paese, dove sono presenti, inoltre, quattro cappellanie per le comunità di migranti della zona turca. “Solo il 28 giugno ho potuto celebrare la prima messa lì - spiega Fr. Jerzi -. Anche ora ci rechiamo sporadicamente nella parte nord, perché non hanno ancora riaperto la frontiera con la parte turca”.

Nella chiesa della Santa Croce di Nicosia, dove risiede il francescano, è stato possibile ricominciare con le celebrazioni eucaristiche dal 23 maggio. Oggi per la Messa vengono ospitate circa cinquanta persone all’interno, rispettando le norme di distanziamento sociale, mentre il resto dei fedeli può seguire dall’esterno, nel giardino, tramite altoparlanti.

Per stare accanto alla comunità, ogni giorno è stata trasmessa sulla pagina Facebook della chiesa di Nicosia la preghiera quotidiana dei Vespri e l’adorazione del Santissimo Sacramento, oltre alla messa ogni domenica in diretta. Il servizio è stato sospeso per i mesi di luglio e agosto, ma potrebbe tornare a settembre.

Ci sono state inoltre diverse iniziative, come la distribuzione di viveri, per cercare di venire incontro alle persone in difficoltà. “Molti di loro sono lavoratori stranieri - continua Fr. Jerzi -. Sono stati licenziati oppure, svolgendo lavori occasionali e senza contratto ora sono disoccupati. Per i migranti è stato anche difficile trovare un alloggio idoneo alle regole dello stato per la quarantena. Molti vivono in appartamenti con dieci o quindici persone e la polizia è venuta più volte a cercare di sgomberarli”. Proprio a Nicosia, nei locali della parrocchia, si trova il centro Caritas che aiuta siriani, palestinesi, pakistani e persone di tanti altri paesi. Alcuni sono rifugiati, altri vittime del traffico di migranti e hanno pagato cifre altissime per arrivare in altri paesi europei. Invece, sono stati scaricati a Cipro e ora sono senza assistenza.

“Nella nostra parrocchia di Nicosia abbiamo offerto gratuitamente alla Caritas il salone di Sant’Antonio dove si svolgono le attività quotidiane - racconta il superiore della chiesa di Nicosia -. Prima del Covid-19 anche nella sala san Francesco presso il convento si tenevano delle lezioni e offrivamo il pranzo domenicale a centinaia di persone, ma abbiamo dovuto interrompere per l’emergenza. Da maggio Caritas ha ripreso le attività all’esterno della chiesa, per non far affollare le persone al chiuso”. Sono circa duemila i migranti a settimana che vengono assistiti per problemi legali e altri ancora vengono ospitati in un dormitorio. Anche nella parrocchia di Larnaca e Limassol si svolgono diverse attività di supporto attraverso associazioni caritatevoli.

“Grazie a Dio nelle nostre comunità non abbiamo nessun infetto di Covid-19. Ritengo questa una speciale protezione di sant’Antonio, che preghiamo ogni giorno da quando ce lo ha chiesto il Custode di Terra Santa - afferma Fr. Jerzi Kraj -. Cipro è una finestra sul Medio Oriente e noi stiamo pregando che la pace e la riconciliazione comincino proprio da questa isola. Quest’anno Cipro celebra sessant’anni dall’indipendenza, ma da 46 anni c’è una divisione in atto, che è una ferita nella società. Noi continuiamo a pregare e a lavorare per costruire ponti e abbattere i muri”.

 

Beatrice Guarrera