
La giornata del 21 novembre si apre con un verbo che non lascia indifferenti: sostenere. È il secondo capitolo del percorso del Congresso dei Commissari, come ricorda Fra Matteo Brena, introducendo i lavori del mattino. Sostenere non significa solo agire, ma prima di tutto ascoltare, comprendere la realtà delle opere, delle comunità, delle famiglie e dei frati che vivono quotidianamente la Terra Santa.
È una giornata intensa: testimonianze, racconti di vita, e nel pomeriggio, un grande focus dedicato alla Colletta del Venerdì Santo, pilastro della missione dei Commissari.

La mattinata si apre con l’incontro moderato da Suor Valentina Sala SJA, figura con un profondo radicamento nel mondo sanitario locale: ostetrica, con anni di servizio al St. Joseph Hospital. Il suo intervento mette subito in luce un paradosso: “Il verbo sostenere chiamerebbe all’azione, ma oggi siete chiamati soprattutto ad ascoltare”.
Un ascolto che diventa segno di vicinanza per chi, negli ultimi anni, ha vissuto solitudine, abbandono e la paura di non essere visto. È una denuncia e insieme un invito: tornare a guardare, tornare a farsi presenti.

La prima grande testimonianza è quella di Fra Paulo Paulista OFM, brasiliano, giovane sacerdote con quattro anni di ministero, oggi direttore dell’Helen Keller Center di Beit Hanina. Una scuola che è in realtà tre istituti insieme:
Un totale di 620 studenti, molti dei quali portatori di disabilità che richiedono sostegno continuo.
Fra Paulo racconta con semplicità e intensità i giorni della guerra:
La testimonianza emerge come un racconto di dedizione: dalla cura pastorale alla gestione di famiglie in difficoltà, fino all’accompagnamento di un bambino cieco che, dopo un passato di traumi, è riuscito a cantare davanti a Papa Francesco allo Stadio Olimpico di Roma, durante la prima Giornata Mondiale dei Bambini.
Un segno concreto che sostenere significa far fiorire ciò che sembra perduto.

Uno dei passaggi dell’intervento di Fra Paulo riguarda la difficoltà crescente di trovare docenti cristiani qualificati.
Il sistema scolastico israeliano richiede standard elevati, inclusa la padronanza dell’ebraico. Ma:
È uno dei punti in cui appare con maggiore chiarezza la fragilità della presenza cristiana: senza insegnanti locali, non si costruisce una comunità futura.

Fra Jad Sara OFM, responsabile dell’infermeria della Custodia dal 2006 e membro della Commissione Case dal 2014.
La sua è una testimonianza lunga, viva, piena di storie personali che illuminano la complessità del tema delle abitazioni dei cristiani a Gerusalemme.
Fra Jad parte dall’inizio: la storia di sua madre, che negli anni ’80 attese quattro anni e mezzo per ottenere una casa dalla Custodia. Un racconto che restituisce il valore, e il peso, dell’alloggio per i cristiani locali.
Fra Jad elenca una serie di problemi ormai cronici:

Uno dei nodi più seri è la pressione che spinge i cristiani a emigrare: mancanza di lavoro, costi esorbitanti, burocrazia, tensioni politiche e familiari.
La Custodia tenta oggi anche nuove forme di sostegno: aiuti per affitti esterni, percorsi di accompagnamento personalizzati, condivisione di responsabilità.
Ma, come ricorda Fra Jad, “la gente vuole sempre di più”, e la gestione diventa una sfida pastorale, sociale e anche psicologica.
Intervengono poi Kathrin Kamar e Adel Moghrabi, entrambi facenti parte del Gruppo Famiglie di Betlemme. La loro storia è emblematica: il matrimonio ha comportato per lei (con passaporto israeliano ma sposata con un palestinese) la possibilità di perdere i propri diritti civili, un sacrificio che molte donne cristiane compiono per amore, ma che mostra la precarietà legale delle famiglie miste.
Il loro messaggio è chiaro: restare è una chiamata, ma è possibile solo se la Chiesa sostiene concretamente la vita quotidiana delle famiglie.
A prendere la parola poi è stato Adel Moghrabi, del Gruppo Famiglie di Betlemme, che ha voluto porre con forza l’attenzione su un tema fondamentale: l’educazione come chiave del futuro per le nuove generazioni cristiane in Terra Santa.
Per Moghrabi, educare non significa solo garantire un buon livello di istruzione scolastica, ma soprattutto coltivare un senso di appartenenza: appartenenza alla comunità cristiana palestinese e alla terra in cui Gesù è nato, ha vissuto ed è risorto, la terra che è culla della Chiesa madre universale.
Un’appartenenza che oggi rischia di indebolirsi, schiacciata tra instabilità politica, pressioni economiche e tentazioni migratorie.

Moghrabi ha poi portato un esempio concreto: il ruolo imprescindibile delle scuole della Custodia, e più in generale delle scuole cattoliche, considerate in tutta la regione una vera eccellenza educativa. In queste scuole, ha ricordato, circa il 90% degli studenti è musulmano.
Molte famiglie musulmane cercano attivamente di iscrivere i propri figli negli istituti francescani o cattolici, tanto che spesso si formano liste d’attesa molto lunghe.
Questa realtà, se da un lato rappresenta una sfida (pedagogica, sociale, pastorale) dall’altro è un segno di straordinaria ricchezza: significa che la scuola diventa luogo di incontro tra giovani di diverse fedi, spazio di formazione alla convivenza, al rispetto reciproco, alla scoperta dell’altro e dei suoi valori.
Per Moghrabi, questa è forse la testimonianza più forte del potenziale dei cristiani in Terra Santa: non una presenza chiusa o in difesa, ma una presenza educativa, generativa, capace di costruire ponti.

Nella seconda parte della mattinata, l’assemblea ha vissuto un momento particolarmente atteso: il collegamento in diretta con la Siria per ascoltare l’intervento di Fra Bahjat Karak OFM. Il programma prevedeva infatti una finestra dedicata a “L’azione dei francescani in Siria”, un contributo pensato per offrire ai Commissari uno sguardo diretto su una delle realtà più provate del Medio Oriente. Il collegamento è stato introdotto da Fra Brena, ricordando l’importanza di aprire lo sguardo oltre i confini della Terra Santa, per comprendere come la missione francescana accompagni popoli e comunità segnate da anni di conflitto, instabilità e povertà.
Il collegamento con la Siria è stata un’occasione per ascoltare la voce di chi continua a servire la popolazione con dedizione, restituendo dignità, speranza e presenza pastorale anche nelle condizioni più difficili.
In particolar modo con i giovani: l’attività dei francescani vede un forte seguito tra i giovani. Nelle giornate comunitarie, nella richiesta di formazione e di cura spirituale, nella necessità di sentirsi parte di qualcosa, laddove l’emigrazione attrae la maggior parte dei giovani.
Un momento intenso, che ha richiamato i Commissari alla responsabilità della solidarietà concreta, della vicinanza e del sostegno costante alle comunità cristiane in sofferenza.

Nel primo pomeriggio, dopo il pranzo comunitario, i Commissari si sono ritrovati insieme al Padre Custode per celebrare la Via Crucis nelle strade di Gerusalemme. Hanno camminato su quelle stesse pietre, negli stessi vicoli che hanno visto passare Gesù nel giorno della sua Passione. Ogni passo, ogni sosta lungo la Via Dolorosa è stato un ritorno a quel cammino antico, un immergersi nella memoria viva della città.
Accanto ai frati della Custodia e ai Commissari, si sono uniti alcuni fedeli locali e pellegrini che si trovavano in città. La preghiera ha seguito il ritmo semplice e profondo che accompagna la Via Crucis di ogni venerdì di Quaresima, quella che prepara il cuore alla Pasqua e che da secoli scandisce la vita spirituale della città santa.

Le stesse stazioni, gli stessi luoghi: dalle mura del convento di San Salvatore fino alla Basilica del Santo Sepolcro. Ma, intorno, la vita della città scorreva come sempre. Le vie del souq (il mercato) con i suoi colori, i profumi delle spezie, le botteghe aperte e i venditori affacciati sulle soglie, hanno fatto da cornice al cammino. Un contrasto che a Gerusalemme non stona: qui la fede e la quotidianità si intrecciano, si sfiorano, si richiamano a vicenda.
Tra le vetrine piene di oggetti e i negozi che sperano nel ritorno dei pellegrini in vista del Natale, la processione ha portato un segno di presenza, quasi un respiro di normalità in una stagione segnata da timori e attese. Mentre la città osservava con discrezione, la preghiera dei Commissari si è fatta anche supplica per la pace e per i recenti sviluppi politici della regione, affinché non soffochino la speranza che i Luoghi Santi tornino presto ad accogliere pellegrini da tutto il mondo.

Il pomeriggio è dedicato interamente a uno dei compiti principali dei Commissari: la promozione della Colletta del Venerdì Santo.
Lo introduce di nuovo Fra Matteo Brena, ricordando che questo momento è “nostro”, dei Commissari, un’occasione per condividere esperienze e metodi.
Relatori della prima sessione

Fra Robert Mokry racconta un Paese vastissimo, con 73 diocesi, culture diverse, lingue diverse e una Chiesa ormai in forte composizione di immigrati.
Il Commissariato canadese invia materiale a 3.400 parrocchie, coordina comunicazioni bilingue e mantiene alto il livello di consapevolezza attraverso report puntuali ai vescovi che, con un sorriso, Fra Robert definisce una forma di “sana competizione”.

Fra Luis Quintana illustra un sistema estremamente strutturato e dinamico:
La Spagna è un esempio di come la presenza e la comunicazione creino una cultura stabile di sostegno alla Terra Santa.

L’ultimo panel della giornata è stato presieduto dal Padre Custode di Terra Santa, Fra Francesco Ielpo OFM, che ha introdotto e presentato i frati impegnati nel servizio dell’economato custodiale: Fra Agustin Pelayo OFM, economo custodiale, e Fra Ivan Utjesinovic OFM, vice economo custodiale.
La loro testimonianza è stata particolarmente significativa, una condivisione profonda e sincera, densa di impegno, dedizione e amore per la Terra Santa. Hanno spiegato come il loro compito non consista nel “gestire i soldi della Custodia”, ma nel conoscere con esattezza quali risorse esistono e come possono essere destinate alle persone, alle opere educative e sociali, agli interventi di carità e alla manutenzione dei Luoghi Santi. È un servizio di discernimento, prima ancora che amministrativo, che richiede sensibilità, precisione e un grande senso di responsabilità.

Il Padre Custode ha offerto ai Commissari una spiegazione chiara e trasparente della gestione della Colletta del Venerdì Santo, illustrando l’intero percorso delle donazioni, le responsabilità dei vari uffici, le criticità incontrate negli anni e le correzioni già introdotte. Attraverso esempi concreti e riferimenti alla storia recente, ha mostrato come gli errori del passato possano diventare strumenti preziosi per illuminare il futuro e costruire nuovi metodi, nuove procedure e nuove forme di collaborazione.
Fra Ielpo ha annunciato che già da gennaio 2026 verranno introdotte nuove modalità operative che coinvolgeranno tutti i Commissari, pensate per rendere il lavoro sulla Colletta più efficace, più trasparente e meglio integrato con le esigenze attuali della Custodia.
Nella parte finale del panel, il Custode ha lanciato una sfida chiara e condivisa. Il futuro della Colletta, così come la capacità della Custodia di ottimizzare le proprie risorse, dipenderà dall’impegno concreto e unitario dei Commissari sparsi in tutto il mondo. Senza il loro contributo, ha ricordato, la Custodia non sarebbe ciò che è stata nella sua lunga storia e non potrà essere ciò che è chiamata a diventare.
È un appello alla responsabilità comune, radicato nel presente e proiettato verso il futuro, sempre con uno sguardo attento alla missione fondamentale: servire la Terra Santa e le persone che la abitano.
Francesco Guaraldi
