
7 marzo 2026
II Sabato di Quaresima
Fr. Bernard Thilagaraja
Il vangelo di oggi ci propone la parabola del figlio prodigo. Le due parabole che precedono, quella della pecorella smarrita e quella della moneta, due storie apertamente facile da interpretare. Sembra che Gesù le racconti per invitare i discepoli ad andare alla ricerca dei peccatori: ladri corrotti, gli adulteri) oppure per commuoverli e rivolgerli a tornare all’ovile. Gesù non lo giudica, non rimprovera ma accoglie.
I destinatari della parabola non lasciano dubbi “Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo “costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora egli disse loro questa parabola.
L’uomo non si unisca agli empi, nemmeno per convincerli a seguire la legge di Dio. Era proibito dunque accettare un invito a cena da pubblicani e peccatori. Ma Gesù faceva ancora di peggio: non solo accettava gli inviti di questa gente poco raccomandabile, ma la accoglieva in casa sua.
Ogni banchetto rispecchia e in certo qual modo, anticipa la grande cena che sarà imbandita alla venuta del Regno di Dio. In essa non ci sarà posto per i malvagi e gli empi, ma solo per i giusti. Gesù non sa questo, finge di ignorarlo o peggio ancora vuole sfidare la tradizione dei rabbini.
I peccatori sono le monete, le pecorelle perdute, questa è la stranezza, ora si trovano tutti attorno a Gesù, i giusti invece sono fuori e rischiano rimanere se non cambiano modo di pensare, se non si rendono conto di ciò che sta accadendo, se non capiscono la novità che Dio sta rivelando.
La decisione de figlio più giovane chiede una parte dell’eredità che gli spetta. Ricevere l’eredità non è un merito. È un dono gratuito. L’eredità dei doni di Dio è distribuita tra tutti gli esseri umani, sia giudei, che pagani, sia cristiani che non cristiani. Tutti ricevono qualcosa dall’eredità del Padre.
Al tempo di Luca, il più anziano rappresentava le comunità venute dal giudaismo, e il più giovane, le comunità venute dal paganesimo. Ed oggi chi è il più giovane ed il meno giovane?
La delusione e la volontà di tornare a casa del Padre, la necessità di procurarsi il cibo fa sì che il giovane perda la sua libertà e diventi schiavo per occuparsi di porci. Riceve un trattamento peggiore dei porci. Questa era la condizione di vita di milioni di schiavi nell’Impero Romano al tempo di Luca. Il giovane fa una revisione di vita e decide di tornare a casa. Prepara perfino le parole che dirà al Padre. “Non merito di essere tuo figlio! Trattami come uno dei tuoi impiegati. L’impiegato esegue ordini, adempie la legge della servitù. Il figlio più giovane vuole adempire la legge, come lo volevano i farisei e gli scribi nel tempo di Gesù. Al tempo di Luca, alcuni cristiani venuti dal giudaismo, si sottomisero al giogo della legge (Gl 1, 6-10).
La gioia del Padre quando incontra il figlio più giovane, la parabola dice il figlio più giovane era ancora lontano di casa, ma il Padre lo vede, gli corre incontro e lo riempie di baci. L’impressione che ci da Gesù è che il Padre rimase tutto il tempo alla finestra per vedere spuntare il figlio dietro l’angolo. Non lascia nemmeno terminare di dire le parole che in bocca. Il Padre non vuole che il figlio sia suo schiavo, vuole che sia figlio. Questa è la grande Buona Novella che Gesù ci porta. Tutto è bello, buono e meglio donato al figlio ritrovato.
La reazione del figlio maggiore. Chi vive molto preoccupato nell’osservanza della legge di Dio, corre il pericolo di dimenticare Dio stesso! Il figlio più giovane, pur essendo lontano da casa, sembrava conoscere il Padre meglio del figlio maggiore che vive con lui, obbedendo il comando, senza trasgredire mai (come rinfaccia al Padre), il minore ritorna a casa, il maggiore non vuole entrare più in casa del Padre. Non si rende conto che il Padre, senza di lui, perderà la gioia, poiché anche lui, il figlio maggiore, è figlio così come il minore. La condizione per seguire Cristo é portare la croce e rinunciare tutti i beni di questo mondo.
Proviamo a capire chi sperimenta l’irruzione gratuita e sorprendente dell’amore di Dio nella sua vita diventa gioioso e vuole comunicare questa gioia agli altri e al mondo intero. L’azione salvifico di Dio è fonte di gioia: Rallegratevi con me” (Lc 15, 6, 9) Facciamo festa e gioiamo perché il Padre ci accoglie quando ritroviamo la strada di ritorno.
Pace e Bene.
