
24 febbraio 2026
I Martedì di Quaresima
Fr. Francesco Patton
Carissime amiche, carissimi amici, “Il Signore vi dia pace”.
Sono fra Francesco Patton, della Custodia di Terra Santa e vi parlo dal Memoriale di Mosè al Monte Nebo in Giordania.
Siamo appena all’inizio del tempo di quaresima e i vangeli di questa prima settimana ci invitano anzitutto a rientrare in noi stessi grazie all’esperienza del deserto, poi a guardare in alto attraverso la preghiera, infine a guardare in modo caritatevole e misericordioso i nostri fratelli e sorelle.
Oggi questi stessi contenuti ci vengono trasmessi attraverso la preghiera del “Padre nostro”, un testo che Tertulliano (vissuto in Nord Africa tra il II e il III secolo) ha definito «compendio di tutto il Vangelo» (Breviarium totius Evangelii).
Se il Mercoledì delle Ceneri il Vangelo della Messa conteneva l’invito a pregare il Padre nel segreto della stanza, oggi Gesù ci invita a pregarlo con l’orizzonte della fraternità. Infatti, la preghiera che Gesù ci insegna non è “Padre Mio”, ma “Padre nostro”.
Da un lato siamo quindi invitati a riconoscere che Dio, per dirla con Pascal, non è il Dio astratto dei filosofi, ma ha un volto paterno, perché da Lui noi proveniamo e perché si prende cura di noi in tutti i modi possibili; dall’altro siamo invitati a riconoscere che il pregare insieme l’unico Padre ci educa a riconoscerci tutti reciprocamente come fratelli e sorelle.
Nella prima parte della preghiera impariamo perciò a metterci in modo corretto davanti a Dio e riconoscerlo per quello che è. Ciò significa riconoscere la sua paternità universale, che fonda un modo nuovo di vedere il creato, le creature e le persone.
Con la preghiera che Gesù ci ha insegnato, noi chiediamo quindi che si manifesti e si diffonda la santità del Padre, e che illumini il mondo, la storia, la nostra persona e la nostra vita. Chiediamo che si realizzi la sua volontà di bene, che ci redime e rinnova, ed esprimiamo il desiderio di riuscire a sintonizzarci su questa stessa volontà. Chiediamo che il suo potere d’amore e di riconciliazione trasformi questo nostro mondo conflittuale ed egoista nel suo regno di amore, di giustizia e di pace.
Nella seconda parte chiediamo invece qualcosa che ci aiuti a vivere da fratelli: il pane essenziale per la vita di tutti i giorni, che diventa sulle nostre tavole occasione di convivialità fraterna, ma anche il Pane Eucaristico che ci rende capaci di amare perché ci assimila a Gesù; chiediamo poi la capacità di perdono reciproco che è necessaria in tutte le relazioni, per vivere riconciliati con Dio e tra di noi. Chiediamo infine un sostegno particolare per non diventare vittime della nostra fragilità e per essere liberati dal male in tutte le sue forme e manifestazioni.
San Francesco d’Assisi, del quale ricorre quest’anno l’ottavo centenario della morte, amava questa preghiera e ci ha lasciato anche un esempio di come andrebbe pregata: non come una formula da recitare frettolosamente ma come un testo da lasciar risuonare dentro di noi parola per parola, perché possa lievitare nel nostro cuore e metterci in profonda sintonia con Dio e coi nostri fratelli.
A titolo esemplificativo, nell’amplificare l’espressione “Sia fatta la tua volontà”, san Francesco sente che sta chiedendo qualcosa di fondamentale e si esprime in questo modo: “Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, indirizzando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e i sensi dell’anima e del corpo per assecondare il tuo amore e non per altro; e affinché amiamo i nostri prossimi come noi stessi, attirando tutti secondo le nostre forze al tuo amore, godendo dei beni altrui come fossero nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando alcuna offesa a nessuno” (Pater 5: FF 270).
Nel corso di questa giornata, sull’esempio di san Francesco, proviamo a ritagliarci il tempo sufficiente e necessario per pregare un “Padre nostro” senza fretta, permettendo a ogni singola espressione di lievitare dentro il nostro cuore perché tutta la nostra persona si possa riempire della presenza di Dio e attraverso di noi possa poi arrivare una scintilla del suo amore paterno alle persone che incontreremo.
A tutte e tutti voi l’augurio di vivere una serena giornata accompagnati dallo sguardo luminoso, buono e provvidente del Padre nostro che sta nei cieli, pace e bene dal Memoriale di Mosè al Monte Nebo, in Giordania.
