
23 marzo 2026
V Lunedì di Quaresima
Fr. Francesco Piloni
Il signore vi dia pace.
Sono frate Francesco Piloni ministro provinciale dei frati minori di Umbria e Sardegna.
Il Vangelo di quest'oggi ci porta, come spesso accade, davanti a una triangolazione. Abbiamo il colpevole, in questo caso la donna adultera. Abbiamo i sedicenti giusti, gli scribi e i farisei, quelli che hanno sempre il giudizio pronto a portata di mano, quelli che non sbagliano mai. E poi abbiamo il terzo, il buono, il misericordioso, Gesù benedetto. Il colpevole i sedicenti giusti, il buono. Noi qui vediamo una cosa molto deplorevole, brutta: il colpevole, in questo caso la donna, viene usata come pretesto, come esca per incastrare il buono: usare il peccato la fragilità umana per l'insopportabilità del bene. “Maestro abbiamo trovato questa donna in flagrante adulterio il comando è di lapidarla, cosa ne dici?”. Se Gesù dice di sì va contro il Vangelo che predica, se dice di no si mette contro Mosè e diventa religiosamente squalificato. Questa donna ha il futuro ormai chiuso.
Questa è una verità che sperimentiamo qualche volta quando veniamo giudicati, è come se uccidessero in noi la vita, è come se ci venisse a mancare il fiato, l'orizzonte.
Anche il rimorso di cose passate non belle possono giocare questo ruolo farci tornare alla mente le cose brutte con la convinzione che non saremo mai capaci di fare cose nuove, cose belle feconde. È il rimorso che ci imprigiona in un passato da cui noi qualche volta pensiamo di non poter più uscire. In questo gioco perverso il demonio è un artista.
Anche Francesco di Assisi un giorno in un modo forte prega e ripete pensando all'amarezza degli anni passati: “O dio sii propizio a me peccatore”, e a poco a poco si sentì inondare nell'intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza. Cominciò a uscire da sé e l'angoscia e le tenebre del rimorso che gli si erano addensate nell'animo per timore del peccato - dice il Celano - scomparvero ed ebbe la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia.
Anche noi possiamo sperimentare tutto questo. Quante volte ascoltiamo persone che dicono: “sono imperdonabile, ciò che ho fatto mi opprime, il mio futuro è chiuso non vedo più nulla davanti a me, le tenebre hanno prevalso sulla speranza”. Allora occorre ricordare sempre, sempre, quello che l'evangelista Giovanni nella prima lettera di Giovanni dice “Se il tuo cuore ti rimprovera qualcosa, Dio è più grande del tuo cuore, la misericordia di Dio è infinitamente più grande del tuo cuore, di ciò che ti rimprovera”.
E sarà proprio Francesco nel cantico di Frate Sole a dire “Laudato sii mi Signore per quelli che perdonano per lo tuo amore”. Tutto si appoggia su quell'espressione “per lo tuo amore”, quell'amore incontrato, ricevuto, che è diventato compassione per sé e per gli altri.
Allora non dimentichiamo mai: per lo suo amore è possibile vivere il perdono. Il perdono nei confronti di sé stessi, degli altri, e persino a volte di Dio nell'immagine distorte che abbiamo a volte di Lui.
Concludo ricordando sempre questo: che i cristiani nascono dalla misericordia, e tutti i santi nascono dal confessionale. La Porziuncola nella festa del perdono sempre ricorda questo, tutti in paradiso, già qui, ora nella misericordia di Dio.
A tutti voi fratelli e sorelle ascoltatori di cuore dalla Porziuncola in questo anno giubilare francescano una preghiera, ma ancor di più una benedizione, quella del nostro padre serafico San Francesco, perché possiamo vivere da persone riconciliate, capaci di costruire relazioni pacificate e pacificanti.
Il Signore vi dia pace.
