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23 febbraio 2026 - I Lunedì di Quaresima - Fr. Graziano Buonadonna

Il Vangelo del giorno meditato da Fr. Graziano Buonadonna, Superiore del Convento del Memoriale di San Paolo 

23 Feb 2026

23 febbraio 2026
I Lunedì di Quaresima
Fr. Graziano Buonadonna

Il Signore vi dia pace! Sono Fra Graziano Maria dal Convento del Memoriale di San Paolo in Damasco Siria. 

Come ci siamo incamminati in questo nuovo tempo santo? Gesù è nel deserto e noi dove siamo? Condivido con voi due canzoni che mi stanno accompagnando in questi primi giorni di Quaresima.  

La prima di Ultimo che in Fateme cantà dice: 

Fateme cantà che’n c’ho voglia de stà co’ sta gente 
che me parla, ma nun dice niente
eh eh eh…
… 
Fateme cantà sto a impazzi 
Appresso a troppe esigenze
c’ho bisogno all’appello 
de dì che so’ assente. 

Quante volte stiamo con persone che parlano e non comunicano niente “che’n c’ho voglia de stà co’ sta gente che me parla, ma nun dice niente” e quante volte siamo noi a parlare senza lasciando chi ci sta intorno più vuoto di prima. Ecco la grazia della Quaresima il Signore c’invita a fargli compagnia nel deserto per ritrovare il gusto della parola e dello stare con gli altri anche in silenzio. 

Sempre Ultimo dice “c’ho bisogno all’appello de dì che so’ assente”. Il Signore è nel deserto offrendoci una via non per voler essere assenti, ma per vivere tra gli altri senza doverli fuggire, con una nuova forza interiore. 

Il secondo stimolo viene da una canzone è di Vasco Rossi. Quando ero adolescente ricordo un’intervista fatta ai giovani prima di un suo concerto a Milano. Il giornalista chiedeva ai ragazzi perché piacesse Vasco Rossi e perché avesse tanto successo. I giovani di diverse età risposero tutti allo stesso modo: “Ci legge dentro, canta il nostro dolore, le sue canzoni cantano la nostra fatica di vivere”. 

“Vivere insieme a me hai ragione hai ragione te 
non è mica semplice non lo è stato mai
io che ci credevo più di te che fosse possibile
siamo soli…”. 

Gesù entra nel deserto per sintonizzarsi con le nostre paure, per leggere da vero uomo le nostre solitudini, i nostri disagi esistenziali. Gesù ci invita a entrare con lui nel deserto per farci vedere la fatica che fanno gli altri a viverci accanto come evidenzia il testo della canzone “vivere insieme a me non è mica semplice non lo è stato mai”. 

Cosa c'entrano queste due canzoni con il Vangelo di oggi? Nella liturgia della parola di oggi Gesù ci dice in quali deserti abita usando immagini drammatiche che ci dicono in maniera chiara che non c’è opera corporale che non nasca da una dimensione spirituale che non interpelli il nostro mondo interiore. 

Dice Gesù: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare”. Quante volte siamo sopresi che il nostro bisogno di mangiare porta con sé un’esigenza più grande condividere il pane, sentirsi amati, la fiducia di mangiare nello stesso piatto, saper invecchiare a tavola insieme… in queste parole c’è tutto questo e molto di più. 

“Ho avuto sete e mi avete dato da bere”. In quanti parti del mondo, troppe, l’acqua è sporca, malata, non è casta come canta San Francesco nel Cantico delle Creature. Ciò non è un limite della natura, ma conseguenza della nostra anima malata. 

“Ero straniero e mi avete accolto”. Ogni giorno constatiamo come queste parole di Gesù siano abusate fuori e dentro la chiesa. Quando accogliamo è bene ricordarci le parole di Don Lorenzo Milani: “Fai strada ai poveri e non farti strada attraverso i poveri”. E a chi parte da paesi difficili è bene ricordare di non rendere il luogo che ti accoglie peggiore del luogo da cui è partito.  

“Nudo e mi avete vestito”. I nudi non sono forse coloro che sono stati sinceri nell’amicizia, nell’amore, nella loro vocazione fino alla nudità del cuore e sono stati colpiti, umiliati da coloro ai quali hanno donato la nudità della propria anima? 

“Malato e mi avete visitato”. Visitare un malato è sempre un rischio, ci ricorda che il tempo non è denaro, ma comunicazione. Visitare un malato è un rischio per la nostra vita potremmo esserne contagiati, ma è anche un rischio per la nostra anima, per le nostre certezze. Dinnanzi alla malattia non sappiamo cosa dire, cadono le nostre finte certezze e violentemente siamo messi dinnanzi alla realtà del limite, della morte. 

“Ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Queste parole di Gesù sono drammaticamente belle. Chi è in carcere? Chi ha violentato, chi ha abusato di bambini/e, chi ha ucciso, chi ha fatto il male e non si è pentito, chi è innocente. Gesù è in costoro. 

Questo è il versetto più scandaloso perché è lo stesso Gesù che ci rivela che lui abita in coloro che hanno commesso mali inenarrabili. Non si può visitare un carcerato senza esserne interpellati interiormente, senza aprirci al perdono interiore che è una grazia un dono di Dio. 

Per finire proviamo a leggere questi versetti da un’altra prospettiva non quella di dover compiere queste opere ma chi ha bisogno di riceverle: 

Sono affamato e Gesù ha fame con me, chi si fermerà a mangiare con noi senza parlare al cellulare, donandoci un po’ del suo tempo? Ho sete la mia vita è un deserto e Gesù in me ripete il grido sulla croce “Ho sete”. Chi ci darà da bere condividendo la propria anima? Sono straniero non so a chi rivolgermi e Gesù mendica con me, con me prova a bussare ai cuori di tanti, chi ci accoglierà? Sono nudo e in me Gesù è nudo como era nudo sulla croce. Chi ci donerà la sincerità del cuore? Sono in carcere e Gesù soffre in me. Chi avrà compassione di noi? 

Coraggio Gesù è nei nostri deserti interiori, abita le nostre povertà non siamo soli.  

Buon deserto a tutti! Amen. 

 

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