
2 marzo 2026
II Lunedì di Quaresima
Fr. Sergio Galdi
Il Signore vi doni la Sua pace.
Vi parla p. Sergio Galdi d’Aragona dal convento di Terra Santa di Montefalco.
Gesù subito dopo aver proclamato le Beatitudini nel discorso della montagna, si rivolge alle folle che lo ascoltano e li invita ad amare i propri nemici, a fare del bene a coloro che li odiano, benedire coloro che li maledicono e pregare per quanti li maltrattano… Sono queste delle ingiunzioni che esprimono la condotta che il vero cristiano deve tenere di fronte al male.
Gesù ha sempre rifiutato il ricorso alla violenza, che non fa altro che continuare a generare dinamiche malsane e lesive della dignità dell’uomo. La risposta violenta al male potrebbe portare sì ad eliminare il malvagio, ma non a farlo diventare migliore, in quanto la violenza potrebbe azzerare il problema, ma non salverebbe la persona.
Soltanto l’amore ha la forza intrinseca di creare relazioni nuove. Soltanto così vengono spezzate dinamiche di rivalsa, sopraffazione, egoismo, prevaricazione, di cui tante volte gli stessi artefici di tali dinamiche sono stati essi stessi vittime, ma non hanno avuto la forza di spezzare le catene di tali logiche. Sono infatti queste le persone più fragili a livello personale e non chi ne subisce le prepotenze.
A volte nella vita del prossimo vengono creati danni irreparabili: comportamenti lesivi dell’altro, calunnie, ostacoli nella crescita personale e lavorativa, o addirittura in quella di missione, delitti e a volte anche assassinii.
Gesù ci chiede di amare, ovvero di non porre attenzione alla nostra persona, ma di spostare il nostro punto di vista sull’umanità ferita dell’altro. Non è sufficiente non rispondere al male con il male, ma occorre sviluppare la capacità e la forza di aprirsi all’accoglienza dell’altro, a prescindere; perché è colui che ha sbagliato che è prigioniero di una drammatica condizione interiore.
Ciò che ci viene chiesto non può essere il frutto dell’improvvisazione, ma il cuore va educato e disarmato per mezzo della preghiera. Soltanto questa spegne l’aggressività, ponendoci in sintonia con il Padre e ci da quella capacità, che sola può nascere dall’amore, di agire e vedere il mondo con gli stessi occhi di Dio “che fa sorgere il suo sole sui malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Mt.5,45).
La preghiera è carità in azione. Ciò non significa sopportare silenziosamente senza reagire. Il Cristiano non si lascia vincere dal male, ma vince il male con il bene (Rm. 12,17-21) e quando non si riesce a ristabilire la giustizia con mezzi evangelici, al vero discepolo non rimane che la pazienza, come ci ricorda l’apostolo Giacomo.
La forza dell’autentico cristiano la si misura dalla capacità di sopportare il peso dell’ingiustizia, al contrario, una risposta fatta di meschinità, vendette ipocrite e sotterfugi non esprimerebbe se non fragilità.
L’evangelista Luca ci esorta a rendere visibile agli occhi degli uomini il volto di Dio Padre. La misericordia è la prima delle caratteristiche di Dio, il quale interviene nella storia con opere di amore e di salvezza. Gesù invita i discepoli a coltivare i sentimenti e imitare le azioni del Padre che è nei cieli.
Se, dunque, riusciamo a guardare il mondo con lo stesso sguardo di Dio, riusciremo a commuoverci come Dio dinanzi al popolo che seppur da Lui eletto, lo rinnega: “Come potrei abbandonarti Efraim, come consegnarti ad altri Israele? Come potrei trattarti al pari di Adma, ridurti allo stato di Seboim? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira…sono il Santo in mezzo a te e non verrò a te nella mia ira” (Os.11,8-9).
E quale sarà la ricompensa per coloro che saranno animati da questo amore puro e disinteressato? “Saranno figli dell’Altissimo” (Lc.6,35). Gesù si è incarnato per consegnarci la Vita nel Padre. Dunque, commuovendoci di fronte a chi opera iniquità ed è nell’errore ed impegnandoci nel nostro cuore a riportare il fratello alla vita, questo sarà il premio che potremo attenderci: la felicità stessa di Dio Padre e lo sguardo d’amore di Cristo su di noi.
Pace dalla terra del Poverello di Assisi e dalla Terra Santa.
