
15 marzo 2026
IV Domenica di Quaresima
Fr. Samuele Salvatori
Il Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima ci pone davanti al segno della guarigione dell’uomo cieco, icona luminosa del nostro cammino verso la Pasqua. La Quaresima è tempo di ascolto più intenso della Parola di Dio e di purificazione del cuore: è un itinerario in cui il Signore vuole guarirci dalla nostra cecità spirituale. Spesso, infatti, siamo ciechi non perché ci manca la vista, ma perché guardiamo soltanto a noi stessi, ai nostri pensieri, ai nostri criteri, e non lasciamo che il nostro sguardo si apra all’amore di Dio che, in Cristo, si fa vicino ad ognuno di noi.
Nel racconto evangelico colpisce anzitutto l’iniziativa di Gesù. Non è il cieco che grida o che chiede di essere guarito: è Gesù che lo vede, si avvicina, compie un gesto concreto e gli ridona la vista. È Lui, il Verbo fatto carne, che prende l’iniziativa della nostra salvezza. In questo gesto si manifesta il senso profondo dell’Incarnazione: Dio si fa vicino all’uomo per donargli non solo un beneficio temporale, ma la vita divina, la comunione con Lui.
Nel brano emergono però due cammini opposti. Da una parte c’è il cieco: prima recupera la vista fisica, poi, attraverso l’esperienza vissuta in prima persona e il dialogo con Gesù, giunge progressivamente alla fede. Dalla semplice constatazione di un fatto – “ero cieco e ora ci vedo” – arriva a riconoscere in Gesù il Figlio di Dio e si prostra davanti a Lui. La vera guarigione non è solo quella degli occhi, ma quella del cuore: è la salvezza che Cristo dona.
Dall’altra parte ci sono i giudei. Vedono l’uomo guarito, ascoltano la sua testimonianza, non hanno ostacoli oggettivi per riconoscere l’opera di Dio; eppure diventano sempre più ciechi. Sono accecati dalla loro interpretazione della Legge e dalla loro idea di Dio. Mettono la Legge prima dell’agire stesso di Dio, il loro schema prima della libertà della grazia. Così rifiutano la luce che è davanti ai loro occhi.
Questa cecità può essere anche la nostra. È il rischio di rimanere chiusi nelle nostre idee, nella nostra visione di Dio, di non riconoscere la salvezza quando si manifesta in modi diversi dai nostri schemi. È il peccato dell’orgoglio che ci ripiega su noi stessi e ci impedisce di accogliere la novità di Cristo.
Nel cammino quaresimale, mentre ci avviciniamo alla Pasqua di Gesù, chiediamo la grazia di non restare ciechi davanti all’amore di Dio. Domandiamo di essere liberati dall’orgoglio che ci chiude e ci separa. Chiediamo la vera guarigione di cui abbiamo bisogno: la guarigione del cuore, la liberazione dal peccato. Solo il sangue di Cristo, versato sulla croce, può donarci la salvezza e può permetterci di riconoscere in lui il nostro Salvatore.
