Saluto a Sheikh Abd El Fadil Al Quzi di Al-Azhar

Incontro con il Sheikh Abd El Fadil Al Quzi di Al-Azhar, Il Cairo 2 marzo 2019

1.Eccellenze, autorità dell’Università Al Azhar, [Sheikh/ Saleh Abbas, Al-Azhar Deputy. Prof. Youssef Amer, Vice President of al-Azhar University. Prof. Mohammed Abu Zayd al-Amir, Vice President of al-Azhar University. Prof. Mohiuddin Afifi, Secretary General of Islamic Research Academy. Religious Recitation: Ali Helbawy Prof. Ibrahim al-Hohod, Former President of al-Azhar University, Scientific Consultant of the World Organization for al-Azhar Graduates. Prof. Abdul Fattah Abdul Ghani, Dean of Usul al-Din Faculty, al-Azhar University. Prof. Abdul Fadeel al-Qoosi, Former Minister of Endowments, Vice-Chairman of the World Organization for al-Azhar Graduates.]

desideriamo salutare tutti voi con il saluto caro al nostro fondatore san Francesco d’Assisi: il Signore vi dia pace! Sono trascorsi 800 anni da quando san Francesco venne in terra d’Egitto, in piena Quinta Crociata, per incontrare il Sultano al Malik al Kamil e indicare con un gesto profetico che il dialogo e l’incontro pacifico è preferibile ed anche più efficace della violenza e dello scontro di civiltà.

2. Nel ringraziare Al Azhar per averci offerto questa possibilità di incontro fraterno desideriamo anzitutto felicitarci per il recente incontro che il Grande Imam di Al Azhar Ahmad Al Teyyeb ha avuto ad Abu Dhabi con sua Santità il papa Francesco e per il documento “Sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” che lì è stato sottoscritto, lo scorso 4 febbraio.

3. Come eredi della spiritualità di san Francesco, citato da papa Francesco come modello di incontro e di dialogo, abbiamo seguito l’incontro di Abu Dhabi con profondo interesse e abbiamo ringraziato l’Altissimo per il segno che il Grande Imam e papa Francesco hanno offerto al mondo attraverso l’abbraccio fraterno che si sono scambiati, attraverso i discorsi che hanno rivolto ai credenti dell’Islam, del cristianesimo e delle altre religioni, e attraverso il documento comune che insieme hanno sottoscritto e offerto ai credenti di tutto il mondo.

4. Ci sentiamo in dovere di ringraziare Al Azhar per questa testimonianza di dialogo, di fratellanza e di pace basata anzitutto sulla fede nell’unico Dio creatore e misericordioso, che sta all’origine dell’esistenza di tutti gli esseri e in particolare della persona umana e davanti al cui giudizio tutti noi ci dovremo presentare. Ci sentiamo in dovere di ringraziare Al Azhar per l’appello ad operare per la pace rivolto, attraverso il Grande Imam, ai Leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, così come agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura. Ci sentiamo in dovere di ringraziare Al Azhar per aver solennemente dichiarato insieme al Santo Padre papa Francesco il fine pacifico delle religioni islamica e cristiana, invitando tutti a evitare di strumentalizzare la fede dei credenti a fini politici e soprattutto ripudiando ogni giustificazione religiosa per atti di violenza contro la dignità della persona umana. Ci sentiamo in dovere di ringraziare Al Azhar per le linee concrete di azione che il Grande Imam e il Santo Padre papa Francesco hanno offerto perché dal riconoscimento della comune fratellanza e della dignità di ogni persona derivi poi il rispetto degli uni per gli altri, il rispetto per i luoghi di culto di ogni religione, il rispetto per la libertà di ogni persona e il rifiuto di ogni forma di violenza e di coercizione, la piena cittadinanza e il rifiuto di un uso discriminatorio del termine minoranza.

5. In questo anno per noi speciale, come frati della Custodia di Terra Santa, siamo voluti venire anche noi come pellegrini in questa terra benedetta e santa di Egitto, dove, otto secoli fa, venne anche il nostro fondatore san Francesco d’Assisi, amante e seguace di Cristo, pellegrino disarmato, annunciatore di riconciliazione e di pace. Era tempo di guerra tra cristiani e musulmani e mentre l’esercito crociato assediava la città di Damietta, quello del Sultano Al Malik Al Kamil ne difendeva le mura. In questo contesto di inimicizia, di scontro e di guerra, san Francesco d’Assisi chiese e ottenne di poter incontrare il Sultano, che lo accolse con grande senso dell’ospitalità e amicizia.

6. Il Santo e il Sultano ebbero la capacità di dialogare da credenti, nel rispetto reciproco, nell’ascolto reciproco, nell’accoglienza reciproca. E il Sultano congedò poi san Francesco con vari doni, uno dei quali fu per noi particolarmente prezioso: il salvacondotto che gli permise di visitare i Luoghi Santi cristiani a Gerusalemme e a Betlemme. Grazie al suo viaggio in Egitto, san Francesco poté venerare la grotta di Betlemme nella quale Maria diede alla luce Gesù e la mangiatoia in cui lo depose dopo averlo avvolto in fasce, e poté pregare nella basilica del Santo Sepolcro che conserva per noi cristiani la memoria della vittoria di Gesù sulla morte. Di questi stessi Luoghi, per grazia di Dio e per un disegno della sua Provvidenza, siamo diventati i custodi.

7. È soprattutto oggi che questo incontro riemerge con tutto il suo valore [simbolico e propositivo], con la sua capacità di proporci di andare contro corrente rispetto alla cultura dell’intolleranza e della contrapposizione. In un tempo come il nostro in cui di nuovo alcuni propongono lo scontro di civiltà e di rifugiarsi nell’uso della forza e della violenza, l’incontro di Damietta di otto secoli fa ci ricorda quanto sterile sia l’uso della violenza, quanto illusoria sia la vittoria ottenuta con la forza, quanto fragile sia la pace ottenuta con la sconfitta del nemico. E ancora di più: nel momento in cui ritorna l’idea della contrapposizione e l’ideologia dell’incomunicabilità tra culture e religioni diverse, l’incontro di Damietta sta lì a dimostrare il contrario, che solo l’incontro e il dialogo portano frutto a lungo termine.

8. Di nuovo desideriamo ringraziare questa istituzione storica per aver rinnovato, attraverso l’incontro con papa Francesco, lo spirito dell’incontro di san Francesco e il Sultano otto secoli fa. Di nuovo desideriamo ringraziare Al Azhar perché attraverso la dichiarazione congiunta “Sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, il Grande Imam e papa Francesco hanno offerto al mondo intero la prova concreta che il dialogo, l’incontro, la collaborazione e la fratellanza tra cristiani e musulmani non solo è possibile, ma è oggi quanto mai necessaria.

9. Come frati francescani della Custodia di Terra Santa desideriamo diffondere il messaggio di questo prezioso e storico incontro e del documento congiunto sottoscritto ad Abu Dhabi assieme a Papa Francesco e desideriamo impegnarci a operare secondo le linee che lì si trovano indicate. Già oggi le nostre scuole di Terra Santa, come quelle dei nostri confratelli della Provincia Francescana della Santa Famiglia qui in Egitto, sono un esempio concreto di questa fratellanza, di questo dialogo e di questo impegno comune nella costruzione di una cultura e di una educazione alla pace che sono la premessa necessaria di ogni azione per la Pace.

10. Che l’invocazione della pace sia al centro della nostra preghiera, per poterla ottenere come dono dal Signore; che il seme della pace sia nei nostri cuori perché possa poi germogliare, fiorire e portare frutto attraverso le nostre parole e le nostre azioni. Lo conceda il Signore altissimo, onnipotente e buono a tutti i fedeli musulmani e cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà. Così sia.