Portare a compimento l’amore

Giovedì santo "Ad Coenaculum"

Es 12, 1-14; Sal 115; 1 Cor 11, 23-26; Gv 13,1-15

1. Carissimi fratelli e sorelle, il Signore vi dia pace!

Assieme a tutta la Chiesa, assieme ai cristiani del mondo intero, questa sera siamo idealmente tutti qui nel Cenacolo, dove Gesù, la sera del Giovedì Santo, ha istituito l’Eucarestia e il sacerdozio, dove ci ha lasciato l’esempio del servizio nella lavanda dei piedi, ci ha consegnato il comandamento dell’amore fraterno e ci ha promesso il dono dello Spirito Santo.
Che cosa ci suggerisce questa celebrazione?
Vorrei riassumere tutto nella frase con la quale l’evangelista Giovanni introduce il racconto della lavanda dei piedi: “Gesù, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). La biblista Elena Bosetti ha tradotto questa frase “li amò fino all’estremo” (Vangelo secondo Giovanni, vol. II, EMP). Un altro studioso del Nuovo Testamento, Silvano Fausti ha tradotto “li amò fino a compimento” (Il Vangelo di Giovanni, EDB). Personalmente tradurrei: “Gesù, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò portando a compimento l’amore”. 
La frase dell’evangelista non introduce solo la narrazione della lavanda dei piedi, ma tutto il mistero della passione, che secondo Giovanni si conclude con le ultime parole di Gesù in croce: “È compiuto” (Gv 19,30) e in quel momento – dice Giovanni – “Gesù, reclinato il capo, consegnò lo Spirito” (Gv 19,30). 
L’ora della passione di Gesù è in realtà l’ora in cui Gesù porta a compimento l’amore e dona lo Spirito. È questo il motivo e il fine per cui il Verbo si è fatto carne, è venuto nel mondo, e quando tutto è portato a compimento può tornare al Padre.
Domandiamoci allora cosa vuol dire portare a compimento l’amore, per Gesù e per noi? 

2. Nel cenacolo Gesù ce lo insegna attraverso i gesti che compie e le parole che pronuncia. Sulla croce ce lo insegnerà attraverso il suo modo singolare di morire donandoci una madre, donandoci la sua vita fino all’ultima goccia di sangue ed acqua, donandoci tutto se stesso come vero Agnello della vera Pasqua e donandoci il suo Spirito.
Nel Cenacolo Gesù ce lo insegna – come ricorda san Paolo nella più antica narrazione dell’istituzione dell’Eucaristia – mettendo nelle nostre mani il suo corpo e il suo sangue, cioè la sua persona e tutta la sua vita, e chiedendoci di fare memoria di questo dono, perché questo dono non rimanga chiuso nel passato ma possa essere attuale ed efficace per ognuno di noi. Facendo memoria di quello che Gesù qui ha fatto, quel dono diventa contemporaneo di ognuno di noi e ognuno di noi diventa presente a quel dono. 
Nel Cenacolo Gesù ce lo insegna anche facendo questa cosa strana e sorprendente, che è l’alzarsi da tavola dopo che il pasto era già iniziato, per cingersi il grembiule e lavare i piedi ai discepoli. È così che Gesù ci insegna a non ridurre il sacramento del suo corpo e del suo sangue a un rito magico e meccanico, per non svuotare il sacrificio esistenziale, che è il dono di sé fatto per amore. 
È così che Gesù riassume in questo duplice gesto, Eucaristia e lavanda dei piedi, il senso di una vita donata, come aveva già spiegato ai discepoli: “Il figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).
Eucaristia e lavanda dei piedi sono due facce della stessa medaglia. Nell’Eucaristia riceviamo il dono del corpo e sangue del Signore Gesù; nella lavanda dei piedi ci viene insegnato come riceverlo perché sia un dono che cambia il nostro modo di vivere e lo conforma al modo di vivere di Gesù, che porta a compimento l’amore attraverso il dono di sé e il servizio.

3. Nel Cenacolo Gesù non si limita a compiere gesti ma ci offre anche il comandamento dell’amore che Lui chiama “comandamento nuovo”. Qualcuno potrebbe obiettare che questo comandamento non è affatto nuovo. Allo scriba che chiedeva quale fosse la sintesi di tutta la Legge e il comandamento più grande, Gesù aveva già risposto: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37-39).
In realtà, nel Cenacolo, Gesù ci insegna davvero un comandamento nuovo, perché ci insegna ad amare come Lui, non più in modo semplicemente umano, non più seguendo semplicemente la saggezza di chi comprende che è importante mettere Dio al primo posto e amare il prossimo secondo la regola aurea del mettersi nei suoi panni. Nel Cenacolo Gesù ci insegna a portare a compimento l’amore, ad amare cioè in modo pieno, fino al dono di sé; e in modo divino, come Lui e grazie a Lui, il Padre e i fratelli.

4. Se questo fosse un semplice imperativo morale, sarebbe qualcosa di impossibile per noi. 
In realtà, nel Cenacolo, Gesù ci fa comprendere perché questo amore così pieno è possibile anche per delle persone fragili quali noi siamo e qui comincia a realizzare le condizioni per le quali diventa possibile anche per delle persone fragili, come noi, di portare a compimento l’amore, di amare come Lui ha amato e ama.
Infatti, nel Cenacolo Gesù ci dona il suo Corpo e il suo Sangue, per poter essere vivo in noi e rendere anche noi capaci di amare fino a fare della nostra vita un dono. 
Nel Cenacolo Gesù promette il suo stesso Spirito Santo, che comincerà a effondere dalla croce e donerà in pienezza qui la sera di Pasqua e nella Pentecoste, perché l’amore con il quale il Figlio ama il Padre sia il nostro stesso amore e l’amore con il quale il Padre ama il Figlio diventi l’amore con cui ci amiamo gli uni gli altri.

5. Signore Gesù, grazie perché qui hai portato a compimento l’amore quando ti sei fatto per noi pane di vita e bevanda di salvezza e ti sei consegnato nelle nostre povere mani perché noi condividessimo la tua vita e ti condividessimo come nutrimento di una umanità nuova.
Signore Gesù, grazie perché qui hai portato a compimento l’amore anche lavandoci i piedi e insegnandoci la via del servizio e regalandoci come vesti del culto nuovo in Spirito e verità un grembiule ed un asciugamano.
Signore Gesù, grazie perché qui hai portato a compimento l’amore e per rendere anche noi capaci di amarci gli uni gli altri come tu ci ami, ci hai donato il tuo corpo e il tuo sangue, poi ci hai lasciato un esempio e infine ci hai promesso e donato lo Spirito Santo.
Signore Gesù, fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero, attingiamo davvero pienezza di carità e di vita.
Amen.