La sapienza della Pasqua illumina la nostra vita

Omelia per la S. Messa Santi Simeone e Cleofa

Sap 6,12-16; Sal 62,2-8; At 5,27b-32.40-41; Lc 24,13-35

Carissimi fratelli e sorelle,

Il Signore vi dia Pace!

1. Mentre riflettevo sulla celebrazione annuale della festa dei santi Simeone e Cleofa mi venivano in mente le parole di una canzone di Franco Battiato di ormai molti anni fa che si intitolava “E ti vengo a cercare”. Nella nostra mentalità comune riteniamo di essere noi ad andare alla ricerca di Dio. E ci sono personaggi, nel corso della storia della Chiesa, come ad esempio s. Agostino, che hanno realmente cercato Dio per tanto tempo e senza grandi risultati, fino a quando non è stato lo stesso Dio a farsi incontrare da loro, in modo sorprendente e inaspettato.

2. Nel racconto dei discepoli di Emmaus i due protagonisti, che noi identifichiamo coi nomi di Simeone e Cleofa, hanno smesso di cercare. Sono persone deluse e tristi. Hanno il cuore pieno di amarezza e di frustrazione, perché i loro sogni sono andati delusi. Pensavano di aver trovato il Messia, pensavano di aver trovato il liberatore di Israele, pensavano di aver trovato la risposta alla loro speranza. Ma era tutto finito. Perché Gesù di Nazareth era morto e dalla morte non si torna indietro.

3. Ed ecco allora il cambio di prospettiva al quale ci invita il Vangelo per correggere la nostra idea di Dio, la nostra fede, il nostro modo di pensare. È Gesù risorto che si mette a cercare queste due pecorelle smarrite e deluse che rispondono ai nomi di Simeone e Cleofa. Ed è Lui a spiegare che la sapienza di Dio tutto dispone per realizzare il mistero della Pasqua, il superamento della morte attraverso il passaggio per la morte, la vittoria sul male attraverso il dono di sé fatto con infinito amore, il perdono dei peccati attraverso il prendere su di sé il peccato dell’umanità intera fino a lasciarsi apparentemente schiacciare da esso. 

4. Non siamo davvero noi a metterci in cerca di Dio, è Lui, ancora una volta a mettersi in cammino per raggiungerci lì dove stiamo fuggendo dalla vita e dalla morte, dal mistero della Pasqua di Gesù. È ancora Lui a rivelarci la sapienza del Padre che illumina non solo la vita, la morte e la risurrezione di Gesù di Nazareth, ma illumina anche la vita, la morte e la risurrezione di ciascuno di noi. Illumina il cammino della storia in cui ci troviamo immersi e che ci appare spesso un accumulo di contraddizioni, una strada senza meta, un assurdo crescendo di violenza e di morte in cui sembra che siano davvero il male ed il peccato a vincere e in cui sembra che i potenti e i prepotenti abbiano sempre l’ultima parola.

5. Noi siamo qui, anche quest’anno, ad Emmaus perché vogliamo lasciarci accompagnare da Gesù e imparare a leggere alla luce della sapienza della Pasqua di Gesù tutta la nostra vita, quella delle nostre famiglie e fraternità, la vita della Chiesa e anche quella di questa Terra Santa in cui viviamo.
Non vogliamo essere ciechi di fronte ai problemi che ci sono, né di fronte alla violenza, alle contraddizioni e al male. Ma al tempo stesso vogliamo che sia la Parola del Risorto e non la nostra prospettiva miope ad aiutarci a interpretare tutto. È Lui che ci viene a cercare, è Lui che ci insegna come leggere gli eventi, anche i più contraddittori e dolorosi. È ancora Lui a fondare la nostra speranza in modo solido nella sua risurrezione, nella sua vittoria sul male e sulla morte, che è qualcosa di ancor più reale del male e della morte.

6. Oggi auguro in modo speciale alla fraternità interobbedienziale che vive qui ad Emmaus, e che in questi giorni inizia anche il suo servizio di accoglienza e di formazione permanente, di pensare sempre a se stessa e al proprio servizio alla luce della grazia di questo luogo. Formare in senso cristiano e alla luce del cammino di Emmaus significa proprio offrire la sapienza della Pasqua per interpretare la propria stessa vita in modo profondo, per illuminare i passaggi critici e faticosi della nostra vita cristiana e anche della nostra vocazione. La prospettiva del cammino di Emmaus è la prospettiva formativa più completa, perché ci ricorda che questa esperienza di lasciarci accompagnare da Gesù Risorto la facciamo quando siamo almeno in due, cioè in fraternità. La prospettiva formativa del cammino di Emmaus è realistica, perché ci ricorda che dobbiamo imparare a riconoscere tutto quello che c’è dentro di noi, anche i fallimenti, anche le delusioni, anche la perdita della speranza o della prospettiva vocazionale della propria vita. La prospettiva formativa del cammino di Emmaus è oggettiva, perché tutto viene interpretato alla luce delle Scritture e del loro compimento, non dei nostri capricciosi “mi piace, non mi piace”, “me la sento o non ne ho voglia”. La prospettiva formativa di Emmaus è eucaristica: bisogna che dopo aver invitato Gesù alla nostra mensa fraterna ci lasciamo invitare da Lui alla mensa eucaristica, per imparare a ringraziare e benedire e per imparare a riconoscere che Lui è presente nello spezzare il pane. La prospettiva formativa di Emmaus è dinamica, perché alla fine dobbiamo rimetterci in cammino, anzi dobbiamo metterci a correre per annunciare che abbiamo incontrato il Risorto e non c’è più spazio per una vita cristiana o – peggio ancora per una vita consacrata – pigra e mediocre, che cerca il proprio comodo anziché spendersi per l’annuncio del Vangelo.

7. Concludo con la preghiera composta da san Giovanni Paolo II per l’anno dell’Eucaristia (17 ottobre 2004):
Mane nobiscum, Domine! Come i due discepoli del Vangelo, ti imploriamo, Signore Gesù: rimani con noi!

Tu, divino Viandante, esperto delle nostre strade e conoscitore del nostro cuore, non lasciarci prigionieri delle ombre della sera.

Sostienici nella stanchezza, perdona i nostri peccati, orienta i nostri passi sulla via del bene.

Benedici i bambini, i giovani, gli anziani, le famiglie, in particolare i malati. Benedici i sacerdoti e le persone consacrate. Benedici tutta l'umanità.

Nell'Eucaristia ti sei fatto "farmaco d'immortalità": dacci il gusto di una vita piena, che ci faccia camminare su questa terra come pellegrini fiduciosi e gioiosi, guardando sempre al traguardo della vita che non ha fine.

Rimani con noi, Signore! Rimani con noi! Amen.