La perfetta imitazione di Cristo - The perfect imitation of Christ  

Festa di San Nicola Tavelic e compagni - Feast of St. Nicholas Tavelić and Companions

Eb 10, 32-36; Sal 123; Gv 15, 18-21

Carissime sorelle, carissimi fratelli,

il Signore vi dia pace!

  1. Il 14 novembre di 50 anni fa, per la prima volta si celebrava la memoria liturgica dei santi Nicola Tavelić di Sebenico, in Croazia, e dei suoi compagni Deodato da Ruticinio e Pietro da Narbona, in Francia, e Stefano da Cuneo in Italia. Era il 21 giugno 1970 quando il santo papa Paolo VI, nell’omelia di canonizzazione dichiarava: “Noi siamo particolarmente felici d’aver potuto proclamare la santità di questi martiri della fede, avendo così convalidato di fronte alla Chiesa intera il culto, che fino dal tempo della loro tragica e beata morte era a loro attribuito” (Paolo VI, omelia 21 giugno 1970).

Le letture della festa liturgica di questi nostri protomartiri della Custodia ci spingono a riflettere sul fatto che nella testimonianza dei discepoli si prolunga la testimonianza di Gesù, nel martirio dei martiri si attualizza il martirio del Cristo. Il martirio è la perfetta imitazione di Cristo.

  1. La Lettera agli Ebrei ci ricorda che il subire persecuzione non è uno stato di eccezione nella vita cristiana, ma un qualcosa che le appartiene, come conseguenza di quell’immersione nella Pasqua del Signore Gesù Cristo che è il nostro battesimo: “dopo aver ricevuto la luce di Cristo, avete dovuto sopportare una lotta grande e penosa, ora esposti pubblicamente a insulti e persecuzioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo” (Eb 10,32-33).

E lo stesso Gesù nel vangelo che abbiamo appena ascoltato ci avverte che quanto è accaduto a Lui accade anche a noi suoi discepoli, nel bene e nel male: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. […] Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra” (Gv 15,18-20). Il martirio non appartiene esclusivamente a un passato distante e che non ci tocca ma è qualcosa di attuale, proprio perché è la perfetta imitazione di Cristo.

  1. Papa Paolo VI, proprio nella omelia per la canonizzazione di questi nostri santi confratelli, ci ricorda che essi hanno affrontato senza paura il martirio perché hanno preso sul serio l’insegnamento che san Francesco ci ha dato nel Capitolo XVI della “Regola non bollata” e in quello XII della “Regola bollata”. E, citando il Relatore generale della Sezione storica della Congregazione per le cause dei Santi, il Santo Papa aggiunge: “I Frati Francescani che si recavano in Palestina nei secoli XIII-XV, vi giungevano… con una preparazione psicologica orientata verso il martirio, cioè verso la perfetta imitazione di Cristo” (Paolo VI, omelia 21 giugno 1970). Il martirio – ricordiamolo – non è né un incidente né una tragedia, ma è la perfetta imitazione di Cristo, è la conseguenza estrema del battesimo e della chiamata a seguire le orme di nostro Signore Gesù Cristo.
  1. 50 anni fa, proprio meditando sul martirio di san Nicola e dei suoi compagni, e quasi attualizzando le parole del Vangelo che abbiamo ascoltato poco fa, papa Paolo VI ricordava a tutta la Chiesa: “La storia diventa maestra. Pone un confronto fra queste lontane figure di frati idealisti, imprudenti, ma esaltati da un amore positivo e trascinante verso Cristo e persuasi della necessità missionaria propria della fede: martiri; e la nostra mentalità moderna, che nasconde sotto un mantello di evoluto scetticismo, una comoda e transigente viltà, e che, priva di principii superiori ed interiori, trova logico il conformismo alle idee correnti, alla psicologia risultante da un’alienazione collettiva alla ricerca e al servizio dei soli beni temporali. […] essi quasi ci rimproverano la nostra incertezza, la nostra facile volubilità, il nostro relativismo, che talora preferisce alla fede la moda” (Paolo VI, omelia 21 giugno 1970).
  1. Per noi frati di Terra Santa, la testimonianza di san Nicola e dei suoi compagni costituisce un esempio di vita cristiana integrale, di adesione piena alla propria vocazione e di coraggio missionario, anche se i tempi sono profondamente cambiati e non sarebbe replicabile oggi il loro modo di evangelizzare. Il loro esempio rimane come esempio di perfetta imitazione di Cristo.

San Nicola e i suoi compagni sono i nostri primi martiri, sono coloro che hanno fecondato con il loro sangue la nostra missione. La loro testimonianza di frati provenienti da vari Paesi ma uniti dalla stessa vocazione e dallo stesso martirio parla oggi anche a noi e ci motiva a donare ancora oggi la nostra vita in Terra Santa: nell’essere una presenza fraterna, orante e accogliente dentro i santuari; nel servizio pastorale della piccola comunità cristiana locale anche in tempo di corona virus; nel servizio educativo aperto a tutti senza distinzione di religione, che è esso stesso una testimonianza evangelica; nel tener viva la memoria e l’identità cristiana dei luoghi santi che raccontano il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e della nostra redenzione; nel servire i poveri e gli ammalati di qualsiasi religione consapevoli del rischio che comporta.

  1. San Nicola e i suoi compagni ci ricordano che non possiamo essere autenticamente missionari francescani e al tempo stesso cercare di vivere una vita comoda e senza rischi. E allora, possiamo concludere con le stesse parole di papa Paolo VI: “Sono sentimenti questi che ci inducono a celebrare il Signore nei nuovi Santi, a ispirare la nostra vita al loro esempio, a invocare per la Chiesa, per la Croazia, per i Paesi d’origine loro, per tutta la famiglia francescana, e per il mondo intero la loro celeste protezione” (Paolo VI, omelia 21 giugno 1970).

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Heb 10: 32-36; Ps 123; Jn 15, 18-21

Dear Brothers and Sisters,

May the Lord give you peace!

  1. On the 14th November, fifty years ago, was celebrated for the first time the liturgical memory of Saints Nicholas Tavelić of Sibenik (Croatia), and his Companions Deodato da Ruticinio and Pietro da Narbona (France), and Stefano da Cuneo (Italy). It was the 21st June, 1970 when Pope St. Paul VI, in his canonization homily declared: "We are particularly happy to have been able to proclaim the holiness of these martyrs of the faith, having thus validated before the whole Church the cult, from the time of their tragic and blessed death that was attributed to them ”(Paul VI, homily 21 June 1970).

The readings of the liturgical feast of these our protomartyrs of the Custody propel us to reflect on the fact that in the witness of the disciples the testimony of Jesus is prolonged, in the martyrdom of the martyrs the martyrdom of Christ is actualized. Martyrdom is the perfect imitation of Christ.

  1. The Letter to the Hebrews reminds us that undergoing persecution is not an exceptional state in the Christian life, but something that belongs to it, as a consequence of that immersion in the Passover of the Lord Jesus Christ which is our baptism: "after having received the light of Christ, you have had to endure a great and painful struggle, now exposed publicly to insults and persecutions, now in solidarity with those who were treated in this way "(Heb 10: 32-33).

And the same Jesus in the Gospel that we have just heard warns us that what happened to Him also happens to us his disciples, for better or for worse: “If the world hates you, you know that it hated Me before it hated you. If you were of the world, the world would love its own. Yet because you are not of the world, but I chose you out of the world, therefore the world hates you. 20 Remember the word that I said to you, ‘A servant is not greater than his master.’ If they persecuted Me, they will also persecute you. If they kept My word, they will keep yours also. (Jn 15: 18-20). Martyrdom does not belong exclusively to a distant past that does not touch us, it is, in fact, something actual, precisely because it is the perfect imitation of Christ.

  1. Pope St. Paul VI, precisely in his homily for the canonization of these holy confreres of ours, reminds us that they faced martyrdom without fear because they took seriously the teaching that St. Francis gave us in Chapter XVI of the "Non-bollata Rule "And in the XII chapter of the" Regola bullata". And, quoting the Postulator General of the Historical Section of the Congregation for the Causes of Saints, the Holy Pope adds: “The Franciscan Friars who went to Palestine in the XIII-XV centuries, arrived there ... with a psychological preparation oriented towards martyrdom, that is, towards the perfect imitation of Christ” (Paul VI, homily 21st June 1970). Martyrdom - let us remember - is neither an accident nor a tragedy, but it is the perfect imitation of Christ, it is the extreme consequence of baptism and the call to follow in the footsteps of our Lord Jesus Christ.
  2. Fifty years ago, precisely by meditating on the martyrdom of Saint Nicholas and his companions, and almost actualizing the words of the Gospel we heard a little while ago, Pope St. Paul VI reminded the whole Church: “History becomes a teacher. He compares these distant figures of idealistic friars, imprudent, but exalted by a positive and compelling love for Christ and persuaded of the missionary necessity proper to faith: martyrs; and our modern mentality, which hides under a cloak of evolved skepticism, a comfortable and transigent cowardice, and which, devoid of higher and inner principles, finds it logical to conform to current ideas, to psychology resulting from a collective alienation to research and at the service of temporal goods only. […] They almost reproach us for our uncertainty, our easy volubility, our relativism, which sometimes prefers fashion to faith” (Paul VI, homily 21st June 1970).
  3. For us friars of the Holy Land, the testimony of St. Nicholas Tavelić and his companions constitutes an example of integral Christian life, of full adherence to one's own vocation and missionary courage, even if times have changed profoundly and their way of evangelizing would not be replicable to-day. Their example remains as an example of perfect imitation of Christ.

St. Nicholas Tavelić and his companions are our first martyrs; they are those who fertilized our mission with their blood. Their witness as friars from various countries but united by the same vocation and the same martyrdom speaks to us to-day and motivates us to give our life in the Holy Land yet again today: in being a fraternal, prayerful and welcoming presence within the sanctuaries; in the pastoral service of the small local Christian community even in times of this corona virus; in educational service open to all without distinction of religion, which is itself an evangelical witness; in keeping alive the memory and Christian identity of the Holy Places that tell the mystery of the Incarnation of the Son of God and of our redemption; in serving the poor and the sick of any religion aware of the risk it entails.

  1. Saint Nicholas Tavelić and his companions remind us that we cannot be authentically Franciscan missionaries and at the same time try to live a comfortable and risk-free life. And then, we can conclude with the same words of Pope St. Paul VI: “These are sentiments that lead us to celebrate the Lord in the new Saints, to inspire our life by their example, to invoke for the Church, for Croatia, for the Their countries of origin, their heavenly protection for the whole Franciscan family, and for the whole world” (Paul VI, homily 21st June 1970).