Il dono di una triplice pace

Vespri – Capitolo Intermedio

Carissimi fratelli, carissime sorelle, 
il Signore vi dia pace!

1. Abbiamo iniziato ieri pomeriggio il Capitolo custodiale nel giardino del Getsemani, con un tempo forte di ritiro. Questa sera abbiamo la grazia di poter pregare i vespri qui al Cenacolo. Vorrei prendere spunto da uno dei “Sermoni” di s. Antonio, nostro speciale Patrono e ascoltare insieme a voi quello che ci propone riflettendo sul saluto pasquale, “Pace a voi”, che Gesù rivolge ai discepoli in questo luogo.
Nella terra in cui ci troviamo a vivere veniamo spesso interpellati sul tema della pace, che è oggi un tema cruciale per tutti i Paesi nei quali è presente la nostra Custodia di Terra Santa. Nel “Sermone per l’Ottava di Pasqua” s. Antonio ci aiuta a scoprire le tre dimensioni di questo dono pasquale che è la pace, perché sia una pace piena, che tocca tutta la nostra esistenza, persona, relazioni. È la pace con chi ci sta attorno, la pace del cuore e la futura pace dell’eternità con Dio. Questa pace è dono pasquale che richiede però una nostra cooperazione personale. 

2. Così ci parla il Santo: 
“«Venne dunque Gesù e si fermò in mezzo ai discepoli, e disse: «Pace a voi».
Ricorda che esiste una triplice pace. Primo: la pace del tempo, della quale è scritto nel terzo libro dei Re che «Salomone ebbe pace tutt'all'intorno» (3Re 4,24). Secondo: la pace del cuore, della quale è detto: «In pace mi corico e subito mi addormento» (Sal 4,9); e ancora: «La chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria; essa cresceva e camminava nel timore del Signore, ricolma del conforto dello Spirito Santo» (At 9,31). Giudea s'interpreta «confessione», Galilea «passaggio», e Samaria «custodia». Quindi la chiesa, cioè l'anima fedele, trova la pace in questi tre atti: nella confessione, nel passaggio dai vizi alle virtù, nella custodia del precetto divino e della grazia ricevuta. E in questo modo cresce e cammina di virtù in virtù nel timore del Signore: non un timore servile ma un affettuoso timore filiale; e in ogni tribolazione è ricolma della consolazione dello Spirito Santo. Terzo: la pace dell'eternità, della quale dice il salmo: «Egli ha messo pace nei tuoi confini» (Sal 147,14).
La prima pace devi averla con il prossimo, la seconda con te stesso, e così, nell'ottavo giorno della risurrezione, avrai anche la terza pace, con Dio nel cielo” (Serm Ottava Pasq n. 7).

3. Mi pare importante che anche noi chiediamo la grazia di avere questa triplice pace. Che chiediamo questa triplice pace anche per la nostra fraternità custodiale che vive il tempo e la grazia del Capitolo. Cerchiamo di vivere il nostro Capitolo accogliendo e diffondendo il dono di pace del Signore risorto.
Chiediamo anzitutto di riuscire ad avere pace in noi stessi attraverso una sempre più profonda adesione alla chiamata di Dio, attraverso una sempre più profonda osservanza della Regola e delle Costituzioni e anche attraverso la conversione personale lì dove ci rendiamo conto che non stiamo vivendo la nostra vocazione e i contenuti della nostra professione religiosa. Se non abbiamo pace dentro è difficile che riusciamo a essere pacifici nel nostro modo di parlare e nel nostro modo di relazionarci. Se interiormente proviamo rabbia o rancore, invidia o gelosia, inimicizia e ostilità significa che questo dono pasquale di pace e di riconciliazione non ci ha ancora raggiunti. Chiediamo con fiducia, qui, questa sera, per noi stessi e gli uni per gli altri di avere il cuore in pace.

4. Chiediamo poi di riuscire, non solo in questi giorni e non solo nelle discussioni e nei lavori del Capitolo, di avere pace gli uni con gli altri. Chiediamo di riuscire ad avere pace nelle relazioni fraterne dentro le nostre comunità e anche nelle relazioni con le persone che incontriamo ogni giorno negli ambienti in cui siamo chiamati a vivere e servire da frati minori. Che possiamo avere pace coi cristiani delle altre Comunità così come con Ebrei e Musulmani. Fa parte della nostra vocazione e della nostra missione di essere testimoni di riconciliazione e di pace. Il “non fare liti o dispute” che ci viene raccomandato da san Francesco nella Regola non bollata è già un segno di quel mondo nuovo e di quelle relazioni rinnovate che sono dono del Risorto. Lui ha già preso su di sé ogni inimicizia, ogni ostilità, e per riconciliare l’umanità intera ha dato se stesso con infinito amore.

5. Chiediamo infine che possiamo avere la pace anche con Dio, così da poter, al termine della vita, entrare nella pace della Gerusalemme celeste, che altro non è se non vivere in Lui, nella comunione della Trinità. Chiediamo il dono di questa pace in special modo per i nostri fratelli che hanno vissuto in Terra Santa e l’hanno servita con amore e ora riposano a pochi passi da qui nel nostro cimitero. Chiediamo questo dono per i fedeli delle religioni abramitiche, che possiamo davvero tutti aver pace in Dio, per aver pace tra noi già in questa terra così spesso divisa e dilaniata, ma soprattutto per poterci un giorno ritrovare a lodare e ringraziare, amare e adorare l’Unico Dio, sorgente della vita, della comunione e della beatitudine, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Amen.