1 domenica di Avvento e Accolitato Fr. Javier

Il Signore è vicino a ciascuno di noi

Ger 33,14-16; 1Ts 3,12-4,2; Lc 21,25-28.34-36

Care sorelle, cari fratelli,

il Signore vi dia pace.

1. Siamo all’inizio dell’Avvento, siamo all’inizio di un nuovo anno liturgico. Quello dell’Avvento è un tempo liturgico che possiamo sentire in un modo particolarmente forte qui a Betlemme, la città in cui l’attesa dell’umanità si è compiuta, quando Maria ha dato alla luce il bambino Gesù e i pastori hanno potuto contemplare il Dio fatto bambino. 
Sappiamo però che l’Avvento non ci prepara solamente a fare memoria della prima venuta del Figlio di Dio, della sua nascita dentro la storia qui a Betlemme. Il tempo di Avvento ci invita anche a guardare in avanti e attendere con desiderio la venuta finale del Signore Gesù. Per questo nel tempo di Avvento risuona in modo forte l’invito a vegliare, cioè a restare svegli e a rimanere in attesa di Gesù, dell’incontro finale e definitivo con Lui, che dà senso a tutta la nostra vita e alla storia dell’umanità.

2. Il brano evangelico di questa prima domenica di Avvento ci aiuta a leggere con la prospettiva della speranza le difficoltà che noi sperimentiamo nella nostra vita e ai nostri giorni: 
«Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21,28). 
Il ritorno glorioso di Cristo e il giudizio finale non sono eventi tremendi dei quali avere paura ma sono eventi di salvezza, di liberazione da invocare con tutto il cuore e per i quali gioire, proprio come cantiamo durante la celebrazione quando proclamiamo il mistero della nostra fede e diciamo: “Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunziamo la tua morte, Signore, nell’attesa della tua venuta”.

3. Questa stessa chiave di lettura positiva è offerta dalla prima lettura tratta dal profeta Geremia, i giorni della venuta del Messia sono i giorni nei quali Dio realizza le sue promesse di bene, sono i giorni nei quali il popolo di Dio viene salvato e la terra conosce finalmente la giustizia (Ger 33,14-16). 
Era questo desiderio del ritorno di Cristo, così forte nei primi cristiani, a trasformare ogni battezzato in un testimone del Vangelo. Era questa speranza a stimolare i primi cristiani a «crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti» (1Ts 3,12).

4. Con questa celebrazione concludiamo il Congresso Internazionale dei Commissari di Terra Santa, che vuole essere uno stimolo a vivere questo servizio come un servizio di evangelizzazione. Far conoscere la Terra Santa e invitare a farsi pellegrini in questa Terra ha proprio lo scopo di far toccare con mano e di far vedere con i propri occhi il Quinto Vangelo (Paolo VI), i luoghi nei quali le promesse di Dio si sono realizzate attraverso il suo Figlio Gesù, nato e donato per noi. Far conoscere la Terra Santa ha anche lo scopo di tenere viva la speranza dentro il cuore delle persone, in un tempo come il nostro che è ancora segnato dalla violenza e dalla guerra, da tanta sofferenza e da quella che papa Francesco chiama la cultura dello scarto.
Carissimi Commissari di Terra Santa vi ringrazio dal profondo del cuore per il servizio che fate alla Terra Santa e alla sua gente, al nostro Ordine e a tutta la Chiesa. Fate in modo che il vostro servizio sia sempre più un servizio di evangelizzazione e un annuncio della speranza cristiana e anche un sostegno alla speranza per noi e per le nostre comunità cristiane di Terra Santa.

5. In questa celebrazione conferiamo anche il ministero di accolito a Fr. Javier Jubal, un nostro giovane confratello che vive qui a Betlemme un anno speciale di formazione e di servizio.
È un ministero di servizio all’altare, in preparazione al Diaconato e poi al Sacerdozio. Accolito è una parola greca, che ha un significato molto bello, perché significa “colui che segue”.
Carissimo Fr. Javier, nel ricevere il dono di questo servizio, ricorda che è un invito a seguire sempre più da vicino Gesù sacerdote, che offre se stesso e dona la sua vita per amore nostro. Il cuore di questo servizio non è partecipare a una coreografia liturgica, ma seguire Gesù e lasciarsi conformare progressivamente a Lui.

6. Carissime sorelle e carissimi fratelli, all’inizio di questo nuovo anno liturgico e di questo tempo di avvento sentiamoci tutti incoraggiati dal fatto che il Signore Gesù è vicino a ciascuno di noi, alle nostre famiglie e alle nostre comunità.
Sentiamoci chiamati a diventare testimoni di questa speranza cristiana che ci dà forza anche in mezzo alle difficoltà che viviamo.
Rimettiamoci in piedi, alziamo il nostro sguardo, manteniamo viva la speranza, il Signore è vicino, il Signore ci è vicino.

 

Fr. Francesco Patton, ofm
Custode di Terra Santa

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Dear Brothers and Sisters,
May the Lord give you His peace!

 

1. We are at the beginning of the season of Advent; we are at the beginning of a new liturgical year. Advent is a liturgical time that we can feel in a particularly strong way here in Bethlehem, the city where the expectation of humanity was fulfilled, when Mary gave birth to the child Jesus and the shepherds could contemplate the God Child.
But we know that Advent does not prepare us only to remember the first coming of the Son of God, of his birth in history here in Bethlehem. Advent is also a time that invites us to look forward and wait with longing for the final coming of the Lord Jesus. This is why during the time of Advent the invitation to watch strongly resounds, that is, we are bidden to stay awake and to wait for Jesus, for our final and definitive encounter with Him, and this gives meaning to our whole life and to the history of humanity.

 

2. The Gospel passage of this first Sunday of Advent helps us to read with a prospect of hopefulness given the difficulties that we experience in our lives and daily living: "When these things begin to happen, get up and lift your heads, because your liberation is near "(Lk 21, 28).
The glorious return of Christ and the final judgment are not dreadful events of which we should be afraid but they are events of salvation, of liberation to be invoked with all our heart and for which we should rejoice in, just as we sing during the celebration of the Eucharist when we proclaim the mystery of our faith and we say: "Every time we eat of this bread and drink of this cup, we proclaim your death, Lord, until you come again".

 

3. This same key of positive reading is offered in the first reading taken from the prophet Jeremiah, the days of the coming of the Messiah are the days in which God fulfills His promises of goodness, they are the days in which God's people are saved and the earth finally knows justice (Jer 33: 14-16).
It was this desire for the return of Christ, so strong amongst the early Christians, to transform every baptized person into a witness of the Gospel. It was this hope that stimulated the first Christians to "grow and abound in mutual love and for all" (1 Thess. 3:12).

 

4. With this celebration we conclude the International Conference of the Commissaries of the Holy Land, the aim being an incentive to live this service as a ministry of evangelization. Making the Holy Land known to all and inviting to become pilgrims in this Land is precisely aimed at allowing us to see with our own eyes and to touch with our own hands the Fifth Gospel (Paul VI), the places where God's promises are realized through His Son Jesus, born and given to us. Making the Holy Land known also means to keep hope alive within people's hearts, especially in a time like ours which is still marked by violence and war, by so much suffering and by what Pope Francis calls the culture of waste.
Dear Commissaries of the Holy Land, I thank you from the bottom of my heart for the service you give to the Holy Land and its people, to our Order and to the whole Church. Make your service ever more a service of evangelization and a proclamation of Christian hope. Make your ministry a source of hope for us, and for our Christian communities in the Holy Land.

 

5. In this celebration today, we also confer the ministry of acolyte upon Brother Javier Jubal, one of our young friars living here in Bethlehem during a special year of formation and service.
It is a ministry of service at the altar in preparation for the Diaconate and then for the Priesthood. Acolyte is a Greek word, which has a very beautiful meaning, because it means "the one who follows".
Dear Brother Javier, in receiving the gift of this service, please remember that it is an invitation to follow more closely Jesus the priest, the One who offers Himself and gives His life for our love. The heart of this service is not only in participating in a liturgical choreography, but moreover to follow Jesus and gradually to become more like Him.

 

6. Dear brothers and sisters, at the beginning of this new liturgical year and during this season of Advent, let us all feel encouraged by the fact that the Lord Jesus is close to each one of us, to our families and to our communities.
Let us feel called to become witnesses of this Christian hope that gives us strength even in the midst of the difficulties we experience.
Let us arise, let us raise our gaze heavenward, let us keep hope alive, for the Lord is near, indeed, the Lord is very near!

 

Fr. Francesco Patton, ofm
Custos of the Holy Land