
28 febbraio 2026
I Sabato di Quaresima
Fr. Antonino Milazzo
Il Signore vi dia pace,
sono fra Antonino Milazzo guardiano e delegato del Custode per la Delegazione di Terra Santa a Roma.
Cari fratelli e care sorelle, siamo nel tempo della quaresima e come sempre i testi che la liturgia ci presenta cercano di aiutarci nel nostro cammino di conversione e nel cercare di cambiare la nostra vita, il nostro sguardo su Dio, sui nostri fratelli e su noi stessi.
Nel Vangelo di oggi Gesù ci invita infatti a fare un salto in avanti rispetto a ciò che si è acquisito anche sui comandamenti, un passo in più, il ritornello che abbiamo sentito ripetere era quello: “avete inteso che fu detto dagli antichi…ma io vi dico”.
La premessa necessaria da fare prima di continuare la nostra riflessione è quella che Gesù non si pone nei confronti della legge in un atteggiamento di rottura (non è venuto a cancellare), ma di continuità riportando l’uomo verso la vera giustizia e verso la via e la pratica dell’amore.
Nel Vangelo di oggi quindi vediamo nello specifico, come Gesù si pone verso l’interpretazione del comandamento “amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Questo testo non si trova così nell’Antico Testamento dove però è giustificato l’odio al nemico.
Gesù va contro proprio questo odio e cerca di sradicarlo alla radice, segnando la differenza dicendo: “se amate quelli che vi amano, quale vantaggio ne avrete? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Siamo quindi di fronte al tentativo di alzare l’asticella per raggiungere “un apice” nel nostro cammino; mentre per l’ebreo l’amore era rilegato alle persone appartenenti alla stessa razza, alla stessa religione e a chi era della stessa nazionalità, per il cristiano non è così: l’amore deve strabordare e superare qualsiasi limite compresa l’inimicizia. Gesù parla di non violenza, di pregare per colui che ti perseguita, che ti fa del male, perché la preghiera cambia il nostro cuore e avvia processi di riconciliazione e di pace.
Voi invece siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste: siccome siamo figli di Dio creati a sua immagine e somiglianza, per vivere come tali, bisogna imitarlo nell’amore, raggiungere quel livello di perfezione, infatti Lui fa risplendere il sole sui giusti e sugli ingiusti. E anche la via Crucis che meditiamo in questo tempo, ci immette in un cammino di imitazione di Gesù che dà prova di questo amore nell’ora della sua crocifissione: “Padre perdonali perché non sanno ciò che fanno”. Gesù quindi non ci spinge ad amare ai giorni nostri il simile a noi, il cristiano, ma ogni fratello e sorella che incrociamo sul nostro cammino, amico o nemico, ladro o brigante come direbbe San Francesco; ci invita a fare un salto in avanti passando dagli istinti più bassi (odio, rabbia, vendetta, omicidio) a quelli più altri (amore, misericordia, riconciliazione, pace).
L’essere perfetti quindi è l’invito o meglio l’imperativo che ci rivolge oggi il Signore, cercando il bene di tutti, amando tutti, come il nostro Padre celeste ama ed è perfezione d’amore.
E io sono capace di amare i miei nemici, pregare per loro, fare del bene a chi mi ha fatto del male?
Un saluto da Roma.
