Santo Sepolcro

Gerusalemme ha per i cristiani un cuore: il Santo Sepolcro, dove si trova la basilica del Calvario e la Tomba di Cristo. Sono i memoriali degli ultimi eventi della vita terrena del Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza, è morto e il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture. Sono i Luoghi Santi di Cristo per eccellenza, definiti dai Padri centro e ombelico della terra, le sorgenti da cui l'uomo attinge salvezza e vita. I due Luoghi Santi sono correlati e inseparabili, come lo è il mistero pasquale della morte e risurrezione di Gesù Cristo che qui si è compiuto e che si compie incessantemente.

A Gerusalemme, nella basilica della Risurrezione è sempre la Pasqua del Signore. 
La tomba vuota lo attesta, il Vangelo lo proclama: «Il Signore è veramente risorto!»

Da cava a giardino

Il calvario, così come testimoniano i Vangeli, doveva trovarsi al di fuori della città e presso una zona adibita a sepolcreti.
Ma come si presentava l’area al tempo della crocifissione e risurrezione di Cristo? 
Gli scavi archeologici della seconda metà del XX secolo hanno dimostrato l’esistenza di una vasta cava per l’estrazione della pietra malaki, posta appena fuori le mura, che venne utilizzata dall’VIII al I secolo a.C. per costruire gli edifici cittadini.
Una volta abbandonata la cava l’area venne adibita a piccoli orti e giardini coltivabili e nelle pareti rocciose intagliate dalla cava, lungo la collina, furono realizzate una serie di tombe di famiglia.
Lo stesso Gòlgota, il “monte” su cui furono issate le croci, doveva apparire come uno spuntone di roccia più elevato e separato dalla collina, un luogo adatto, dunque, per l’esecuzione dimostrativa delle pene capitali.
Da quando nel 41-42 d.C Erode Agrippa ampliò il circuito murario di Gerusalemme verso nord-ovest, il Gòlgota entrò a far parte della città e da luogo isolato, col tempo, divenne parte integrante e centro dell'urbe.

Elia Capitolina

 Una significativa conseguenza delle rivolte giudaiche contro la dominazione romana fu la distruzione di Gerusalemme e l’edificazione di una nuova città, la colonia romana di Elia Capitolina, intitolata all’imperatore Adriano che ne volle la costruzione.
Gerusalemme venne trasformata in una città ad impianto greco-romano, dotata di cardo e templi dedicati alle divinità romane in modo da cancellare tutti i ricordi giudaici.
Nel nuovo assetto urbanistico l'orto del Gòlgota venne a trovarsi al centro della città. Su quella stessa area venne eretto un tempio pagano costruito su un terrapieno che sigillò i resti più antichi, come riportano le testimonianze di Eusebio, vescovo di Cesarea nel IV secolo e di San Girolamo, che visse a Betlemme dal 386 fino alla sua morte.

L'epoca di Costantino

Nel 324-325 per incarico di Costantino, il vescovo di Gerusalemme Macario avviò la distruzione degli edifici pagani costruiti sul Gòlgota, al fine di cercare la tomba vuota di Cristo.
Con tono di sorpresa e contro ogni aspettativa, lo storico Eusebio tramandò il racconto della scoperta della “grotta più santa di tutte”, quella che era stata testimone della risurrezione del Salvatore.
Dopo il ritrovamento della tomba e dello spuntone roccioso del Gòlgota, gli architetti costantinopolitani progettarono un articolato e imponente complesso di edifici destinati a precisi usi liturgici.
L'opera di Costantino, formalmente inaugurata il 13 settembre del 335, comportò la modificazione della geologia dell’area per realizzare un complesso di edifici che culminavano nella Anastasis con al centro la tomba di Cristo.
Lungo il cardo colonnato della città si ergeva la scalinata che immetteva nell’atrio dove, attraverso tre porte, si accedeva alla basilica del Martyrion. La basilica doveva essere magnificente con le sue cinque navate divise da colonne e pilastri che sorreggevano un soffitto a cassettoni dorati.
Sul fondo della basilica, attraverso due porte poste a fianco dell’abside, si raggiungeva il cortile aperto, circondato su tre lati da portici, dove nell’angolo sud-est si elevava, nel suo aspetto naturale, la roccia del Gòlgota.
Dal triportico si stagliava imponente la facciata del grandioso mausoleo dell'Anastasis: l’edificio venne concepito come una grande conca circolare con al centro l’Edicola della Tomba, attorniata da colonne e pilastri che formavano un deambulatorio sormontato da un galleria superiore. Una grande cupola con oculo aperto si alzava sull'Anastasis e rendeva la basilica visibile da tutta la città.
Infine, all'esterno lungo il fianco nord dell'Anastasis, trovarono spazio gli ambienti destinati al Vescovo e al clero della Chiesa madre di Gerusalemme.

L'invasione persiana

La presa di Gerusalemme da parte dei persiani nel 614 fu accompagnata da tre giorni di saccheggi e distruzioni. Lo stesso Patriarca Zaccaria venne fatto prigioniero e la reliquia della Vera Croce trafugata, per essere riportata a Gerusalemme dall’imperatore bizantino Eraclio nel 630.
Il complesso del Santo Sepolcro in cui i cristiani di Gerusalemme si rifugiarono durante l'assedio, venne dato alle fiamme e molti fedeli vi morirono. L’abate di San Teodoro, Modesto, si impegnò nella ricerca dei fondi per la ricostruzione delle chiese distrutte a Gerusalemme dalle orde persiane. Egli affermò che tutte vennero restaurate entro il 625 d.C. e se ne deduce che furono riparati anche i danni subiti dal Santo Sepolcro.
Nel 638, il patriarca di Gerusalemme, Sofronio, consegnò pacificamente la città in mano al califfo Omar: le sconfitte bizantine contro i musulmani provenienti dalla penisola araba cambiarono il corso della Palestina per i successivi quattro secoli.
Si deve alla visita del califfo al Santo Sepolcro e alla sua preghiera al di fuori della basilica del Martyrion, presso il portico orientale, la perdita del diritto di accesso al santuario dall’ingresso principale, che divenne invece luogo di preghiera individuale per i musulmani.
I pellegrinaggi alla Città Santa continuarono interrotti e i resoconti dei viaggiatori offrono una descrizione del Santo Sepolcro e dei cambiamenti accorsi in questo periodo come lo spostamento dell’accesso sul lato sud, la costruzione di una chiesa sul sito del Calvario e della chiesa di Santa Maria, oltre alla venerazione di nuove reliquie quali la coppa dell’ultima cena, la spugna e la lancia esposte al religioso ossequio.

La distruzione di Al Hakim

Nel 1009 d.C., il fanatico califfo fatimita d’Egitto al-Hakim bi-Amr Allah emise l'ordine esplicito di distruggere le chiese della Palestina, Egitto e Siria, e soprattutto il Santo Sepolcro, così come racconta lo storico Yahia ibn Sa'id.

Si trattò di una distruzione radicale del santuario, che portò alla demolizione della chiesa del Calvario, di quanto restava delle strutture superstiti del Martyrion e al completo abbattimento dell’Edicola del Sepolcro. Tutte le suppellettili e gli arredi furono distrutti o trafugati. La furia devastatrice si fermò solo davanti alla robustezza delle strutture costantiniane dell’Anastasis che in parte si salvarono perché sommerse dalle macerie della distruzione.

La ricostruzione potè iniziare pochi anni dopo ma la complessità del progetto costantiniano andò per sempre perduta e la Rotonda dell’Anastasis divenne il fulcro della chiesa e l’unica basilica del complesso nominata nelle fonti storiche successive.
Il restauro, di cui si prese carico la Corona Imperiale di Bisanzio, terminò nel 1048, sotto il regno dell’imperatore Costantino Monomaco.

La trasformazione crociata

La difficoltà crescente di accedere ai luoghi santi della cristianità portarono gli imperatori bizantini a chiedere aiuto all'Occidente, che rispose con l'avvio delle campagne crociate.
Il 15 luglio 1099 i crociati espugnarono la Città Santa, massacrarono ebrei e musulmani e ne fecero il cuore del loro regno per quasi un secolo, fino al 2 ottobre del 1187. Pochi giorni dopo la presa, il Conte Goffredo di Buglione ricevette il titolo di "Advocatus" ossia protettore laico del Santo Sepolcro, con l’implicito compito di difendere i luoghi santi per conto del Papa e del clero latino.
I crociati avviarono i lavori di risistemazione di alcune parti del Santuario al cuore della Cristianità, che era da poco stato restaurato. Per adattare il santuario alla liturgia Latina nello spazio del triportico costantiniano venne costruito un Chorus Dominorum unito all’Anastasis, in cui ufficiavano i religiosi latini. 
L’altra importante realizzazione crociata fu la costruzione della chiesa di Sant’Elena sul luogo dove la tradizione gerosolimitana ricordava il ritrovamento della Vera Croce da parte della madre di Costantino. 

L'intento crociato era quello di realizzare un'unica basilica che raggruppasse tutte le memorie che vi si celebravano, donandole una forma adatta ad accogliere migliaia di pellegrini.
La diversità di stili romanici europei rappresentati dai primi interventi nella basilica per volontà del re Baldovino I (1100-1118) trovarono nel tempo una maggiore coesione soprattutto grazie agli artisti che lavorarono per il re Baldovino III (1140-1150).
La basilica del Santo Sepolcro come c'è giunta oggi riecheggia quello stile romanico crociato che raccolse in un’unica struttura le memorie sacre legate alla morte e alla risurrezione di Cristo.

Un periodo difficile

Nel 1187 Gerusalemme venne riconquistata dall’esercito di Saladino e la chiesa del Santo Sepolcro venne chiusa. 
Grazie ad accordi con l’imperatore di Costantinopoli si stabilì nella Basilica una gerarchia greca. 
I cattolici, detti Franchi o Latini, furono riammessi per brevi tregue per poi essere di nuovo allontanati durante la feroce invasione dei Carismini del 1244, quando i cristiani vennero assaliti e trucidati e la basilica ancora una volta gravemente danneggiata. 

Il pellegrino Thietmar nel 1217 scrive che la chiesa del Santo Sepolcro e il luogo della Passione «stanno sempre chiusi, senza culto e senza onore, e non si aprono che qualche volta ai pellegrini, per forza di danaro». 
Di fronte alle proteste del mondo cristiano il sultano si scusò presso il papa Innocenzo IV attribuendo la devastazione a irresponsabili. E assicurò che, riparati i danni, avrebbe affidato le chiavi a due famiglie musulmane perché aprissero la basilica all’arrivo dei pellegrini, situazione rimasta immutata fino ad oggi. 
Fu un periodo oscuro dove funzionari senza scrupoli si prendevano gioco del desiderio delle comunità di avere accesso alla basilica. I pellegrini, dopo il pagamento di una tassa, venivano introdotti nella basilica e ricevevano un luogo e un altare speciale dove potevano assistere anche per più giorni alle cerimonie svolte nella loro lingua. 

In quel tempo varie colonie di cristiani provenienti dalla Mesopotamia, Egitto, Armenia, Etiopia, Siria, Grecia e Georgia si stabilirono a Gerusalemme. La regina georgiana Tamara ottenne per la sua comunità l’esenzione della tassa e il permesso di vivere nella chiesa. I monaci ricevevano cibo e offerte attraverso aperture ricavate nella porta della basilica. Il santuario gradualmente decadde.

I sovrani d’Occidente, perduta la possibilità di ricuperare con le armi i luoghi santi, intavolarono trattative con i sultani per assicurare il culto cattolico e l’assistenza ai pellegrini. Pieno successo ebbero i reali di Napoli che ottennero nel 1333 una residenza per la comunità latina in Gerusalemme.
Inoltre dal 1217 iniziarono ad arrivare in Terra Santa i primi frati minori, condotti in missione da frate Elia Coppi. Tra 1219 e 1220 anche Francesco d'Assisi si recò in pellegrinaggio nei luoghi santi.

I Francescani al Santo Sepolcro

Nel 1342, con l’approvazione del papa Clemente VI, l’onore di custodia dei Luoghi Santi fu assegnato ai Francescani, presenti in Terra Santa dal 1335. Da allora i frati francescani occupano la Cappella dell’Apparizione di Gesù risorto a sua Madre. 

Fra’ Nicolò da Poggibonsi, che si trovava in quegli anni a Gerusalemme, visitando la basilica del Santo Sepolcro scrisse: «All’altare di Santa Maria Maddalena ufiziano i Latini, cioè Frati Minori, ch’è di noi, Cristiani latini; ché in Ierusalem e in tutto oltremare, cioè in Siria e in Israel e in Arabia, ed in Egitto, non ci è altri religiosi, né preti, né monaci, altro che Frati Minori e questi si chiamano Cristiani Latini». 
L’archimandrita russo Gretenio riferisce che dentro la basilica, chiusa per tutto l’anno ad eccezione delle feste pasquali e dei pellegrinaggi, stanno permanentemente un sacerdote greco, un georgiano, un franco - cioè un frate minore -, un armeno, un giacobita ed un abissino. 

Fu un periodo di relativa calma: le diverse comunità cristiane presenti al Santo Sepolcro riuscirono a celebrare insieme i riti della Settimana Santa, compresa la processione della Domenica delle Palme.

Sotto il dominio turco

Nel 1517 il centro di potere del mondo islamico si trasferisce dalla dinastia mamelucca di Egitto ai Turchi Ottomani. Il sultano, che risiedeva a Costantinopoli, favorì la Chiesa greco ortodossa, e ciò causò molti attriti tra greci e latini. 

Un terremoto nel 1545 fece cadere parte del campanile. Il denaro e gli intrighi di palazzo trasformarono il Santo Sepolcro in un trofeo da attribuire a chi offriva di più. Tra il 1630 e il 1637 alcune parti della basilica cambiarono mano fino a sei volte. 
Nel 1644 i georgiani, non potendo sostenere il pagamento delle tasse, lasciarono la basilica e, poco più tardi, se ne andarono anche gli abissini. I francescani riuscirono ad acquistare gli spazi abbandonati dalle altre Comunità. 
Nel 1719, dopo lunghe trattative, i francescani iniziarono il restauro della cupola dell’Anastasis. Nel timore che i lavori venissero bloccati senza ragione, furono impiegati 500 operai sorvegliati da 300 soldati. Fu rifatta la cupola e il timpano con finestre cieche, ma furono persi i mosaici antichi troppo rovinati. Gli armeni rifecero la scalinata della cappella di sant’Elena e i greci demolirono i piani pericolanti del campanile. L’edicola, invece, fu restaurata nel 1728. 
Un decreto del Sultano del 1757 attribuì ai greci la proprietà della basilica di Betlemme, della Tomba della Vergine e, in comune con i latini, parti della basilica del Santo Sepolcro. Da allora non ci sono state più modifiche sostanziali nel possesso dei Luoghi Santi.

L'epoca del Mandato Britannico

Conclusa la prima guerra mondiale, che vide la sconfitta della Germania e della Turchia, sua alleata, la Palestina fu affidata in amministrazione mandataria all'Inghilterra
La speranza che la questione dei Luoghi Santi sarebbe stata risolta in modo equo, dal momento che gli inglesi, essendo al di fuori di ogni questione, sarebbero stati giudici più imparziali tra le parti contendenti, rimase non corrisposta.
Il progetto della costituzione di una Commissione che avrebbe dovuto esaminare i diritti di ciascuna Comunità, fu ritirato e le controversie furono assegnate alla competenza dell'Alto Commissario inglese per la Palestina, con l'obbligo di far osservare lo Statu Quo
Il governo inglese in caso di urgenti lavori o restauri, in base all'art.13 del mandato e a un ordinamento dei 1929 del Dipartimento delle Antichità, poteva intervenire direttamente. Ciò avvenne nel 1934 e nel 1939. 
A seguito del forte terremoto dei 1927, l'architetto inglese Harrison, diede l'allarme sulla pericolante staticità della Basilica e la fece puntellare con impalcature di ferro e di legno. 
Francescani e Greci invitarono architetti specialisti a compiere un'ulteriore perizia ed il responso fu che i lavori di puntellamento eseguiti non erano sufficienti ad evitare una catastrofe, per cui occorreva cercare altre soluzioni. Le tre Comunità, dal canto loro, provvidero a riparare i danni dei terremoto: i Greci ricostruirono a proprie spese la cupola dei Catholicon, i Francescani ripararono la cappella dei Calvario e gli Armeni quella di S. Elena.

Dal 1948 ad oggi

Se, per un certo verso, il secolo scorso fu per il Santo Sepolcro un susseguirsi di difficoltà legate alle vicende politiche del paese, da un altro fu il secolo che permise maggiori spiragli di comuni accordi tra le Comunità coinvolte dallo Status Quo.
Durante la reggenza del regno Hashemita di Giordania, cristiani e musulmani poterono accedere liberamente alla Città Santa e alla basilica, a differenza degli ebrei, essendo la Città Vecchia interamente posta all’interno dei territori giordani. Una visita d’eccellenza fu quella del re di Giordania Abdullah il 27 Maggio del 1948.
Durante alcuni lavori di restauro al tetto, alle ore 20 di mercoledì 23 novembre del 1949, un incendio danneggiò la copertura della grande cupola, ma il governo di Amman si prese prontamente cura delle riparazioni.
Una svolta decisiva si ebbe nel 1959 quando le trattative tra i rappresentanti per le tre Comunità Greco Ortodossa, Armena e Latina giunsero all’accordo per il grande progetto di restauro della basilicaNel 1960 iniziarono i lavori che furono anche l’occasione per verificare lo stato del deposito archeologico nelle trincee e nei saggi utili che furono seguiti del padre francescano, nonché archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum, Virgilio Corbo.
Per più di vent’anni padre Corbo fu coinvolto nella scoperta degli importanti tasselli materiali che l’indagine dell’edificio restituiva sulla sua storia e nella loro attenta interpretazione, lavoro che portò nel 1981 alla pubblicazione de “Il Santo Sepolcro di Gerusalemme” con la documentazione completa dell’indagine archeologica.
La prima visita papale nell’intera storia dei luoghi santi si ebbe nel gennaio del 1964 quando Paolo VI pregò davanti alla Tomba vuota. Molti anni dopo, nell’occasione dell’anno giubilare 2000 per ben due volte nello stesso giorno vi fece visita il beato Giovanni Paolo II, e solo nove anni più tardi la comunità cristiana locale poté gioire per la visita del nuovo pontefice Benedetto XVI.
A seguito della guerra detta dei sei giorni, dal 1967 anche la basilica del Santo Sepolcro è sotto controllo israeliano e, tutt'oggi, guardie israeliane sovrintendono al tranquillo svolgimento delle pratiche di apertura e chiusura della basilica e all’afflusso dei pellegrini soprattutto durante il triduo pasquale.
Il continuo dialogo tra le tre Comunità per la mansione degli spazi comuni della basilica hanno infine portato a nuove importanti inaugurazioni come quello della cupola che sovrasta l’Edicola, svelata allo sguardo commosso di fedeli, pellegrini e religiosi il 2 gennaio del 1997, e quella, più recente, degli indispensabili spazi adibiti a servizi igienici.
Le trattative tra i rappresentanti delle Comunità non si fermano e al vaglio restano gli accordi per il restauro della Santa Edicola e per una nuova pavimentazione degli spazi comuni.

Padre Virgilio Corbo

Doveva ancora riportare alla luce la casa di Pietro a Cafarnao quando nel 1960, al “frate cercatore dei Luoghi Santi”, fu affidato l’incarico dalla Custodia di Terra Santa di seguire i lavori di scavo in programma per il restauro delle parti cattoliche della Basilica del Santo Sepolcro. 

Dopo tre anni, nel 1963, le tre Comunità presenti al Sepolcro lo elessero archeologo dei lavori effettuati nelle parti comuni, incarico che lo impegnò per ben 17 anni a seguire mattina e sera il cantiere e altri 2 anni per consegnare alla stampa la sua monumentale opera “Il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Aspetti archeologici dalle origini al periodo crociato”. Padre Virgilio Corbo giunse in Terra Santa a soli dieci anni, dalla nativa Avigliano, comune dell’appennino lucano, come alunno del Seminario minore della Custodia di Terra Santa. 
Sotto la guida di padre Bellarmino Bagatti, durante il soggiorno forzato presso Emmus el-Qubeibeh tra il 1940 e il 1943, padre Corbo fece le prime esperienze di scavo archeologico, intensificate dalle ricognizioni archeologiche dei territori adiacenti al monastero, sede da cui i frati potevano uscire una volta a settimana. 

Primo campo di ricerca furono i monasteri bizantini del deserto di Giuda su cui discusse la tesi di laurea presso il Pontificio Istituto di Studi Orientali di Roma, tesi dal titolo “Gli scavi di Khirbet Siyar el-Ghanam (Campo dei Pastori) e i monasteri dei dintorni”, pubblicata poi nella Collectio Maior dello Studium Biblicum Franciscanum nel 1955. 
Successivamente di dedicò alle ricerche archeologiche sul Monte degli Ulivi in una area a ridosso del Santuario dell’Ascensione e nella Grotta degli Apostoli al Getsemani. 

Nel 1960 ebbe inizio la lunga attività di esperto archeologo presso il Santo Sepolcro, attività condivisa con altrettanti importanti ricerche archeologiche che svolse presso la Fortezza dell’Herodion (1962-1967) e al Monte Nebo (1963-1970). 

A partire dal 1968 padre Corbo con padre Stanislao Lofredda lavorò al sito che lo rese più celebre, conducendo 19 campagne di scavo sul Lago di Tiberiade, in quella Cafarnao che restituì, grazie all’instancabile lavoro dei padri, la casa di Pietro trasformata dai primi cristiani in luogo di culto. 

La sua fede francescana nel Vangelo e la sua passione per l’archeologia erano fuse in un fisico corpulento e in uno spirito vulcanico che lo spingeva sempre di più alla ricerca di un’autenticità che definiva “storica e morale” verso i luoghi della Redenzione. 
Dalla prefazione ai tre volumi sul S.Sepolcro si coglie a pieno lo spirito con cui il frate archeologo si accostò al luogo del Golgota e alla Tomba vuota “con la stessa ansia degli Apostoli”: 
“Qui è incominciato il pellegrinaggio degli Apostoli e delle pie donne nell’alba del giorno della Risurrezione. Qui ha sempre approdato il pellegrinaggio della Chiesa di due millenni. Qui continua incessante il pellegrinaggio nostro per riudire il messaggio angelico “ecce locus ubi posuerunt eum… non est hic. Resurrexit!”. 

Se oggi possiamo conoscere le strutture del Santo Sepolcro, non più le piante ideali, lo si deve alla competenza e alla grande passione di padre Corbo, che con perizia e con “intuito d’amore verso Colui che di questo monumento è la figura trionfante”, rese docili le fatiche del lavoro e le resistenze degli uomini.

Gli scavi archeologici

Alla fine degli anni ’50 dello scorso secolo i rappresentanti delle tre Comunità che ufficiano il Sepolcro si misero d’accordo per l’inizio dei lavori di restauro della basilica. Questo intervento condusse alla possibilità di fare scavi archeologici e analisi approfondite sulle strutture, studi che sono alla base della conoscenza attuale della basilica e della sua storia architettonica.

Da sempre al centro dell’interesse di molti studiosi, fino a quel momento pochi erano gli elementi sicuri per una ricostruzione delle opere susseguitesi fino al XX secolo. La maggior parte delle ricostruzioni erano basate principalmente dalle testimonianze dei pellegrini che nel tempo avevano descritto quello che i loro occhi avevano visto.


L’attenzione degli archeologi fu attirata fin a partire dal 1844 quando nel vicino Convento Russo furono ritrovati i resti dell’accesso al Martyrium costantiniano, con la scalinata sul cardo massimo (studi pubblicati nel 1930). 


L’apice della ricerca precedente alle indagini archeologiche fu raggiunta degli studi raccolti nei quattro volumi della “Jerusalem Nouvelle” dei padri domenicani Louis H. Vincent e Felix M. Abel, pubblicati tra il 1924 e il 1926, dove proposero una pianta ricostruttiva del Sepolcro Costantiniano su cui anche p.Corbo basò le successive indagini.

Gli scavi archeologici

"Il Santo Sepolcro di Gerusalemme: aspetti archeologici dalle origini al periodo crociato "

Le appassionanti ricerche archeologiche condotte tra il 1960 e il 1973 nella Basilica del Santo Sepolcro grazie ai favorevoli accordi delle tre comunità cattolica, greca ortodossa ed armena per il restauro della Basilica, vennero seguite di passo in passo dall’archeologo francescano padre Virgilio Corbo.

Sin dall’inizio dei lavori l’archeologo pubblicò, con scadenza regolare, le relazioni preliminari contenute nella rivista scientifica “Liber Annus” e in diversi articoli divulgativi apparsi in molte riviste e giornali.

L’opera che consegnò al mondo della ricerca i vent’anni di attività nel Sepolcro e che consentì di saldare i fatti evangelici al luogo venerato, venne suddivisa da padre Corbo in tre volumi dedicati uno al testo, uno alle tavole dei disegni e delle ricostruzioni ed un terzo alle foto, e fu pubblicata nel 1982 con il titolo: “Il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Aspetti archeologici dalle origini al periodo crociato”.
Il testo, scritto in italiano, fu accompagnato da un sommario e da didascalie in lingua inglese, realizzate dal collega e caro amico, padre Stanislao Lofredda.

Per la prima volta venne ricostruita la lunga storia del santuario attraverso i dati materiali e la documentazione archeologica, raccolta direttamente da Padre Corbo, sia durante gli scavi da lui condotti che come osservatore qualificato di ogni trincea scavata nelle parti comuni e come fortunato osservatore perfino di quelle zone strettamente riservate alle Comunità non latine.

E forse è questo uno dei meriti più grandi della pubblicazione, quello di aver raccolto insieme una grande mole di dati e di documentazione che altrimenti sarebbe rimasta spezzettata e di aver scelto di presentare i dati in modo “scarno”, non privando però il lettore di sintesi storiche.

I risultati delle ricerche furono organizzati in quattro capitoli:

  • 1. ll sito del Golgota-Calvario prima di Costantino il Grande
  • 2. Gli edifici costantiniani
  • 3. ll grande restauro di Costantino Monomaco - sec. Xl -
  • 4. La trasformazione crociata


Le piante ricostruttive delle singole fasi, con il posizionamento delle strutture venute in luce, sono alla base di tutti gli studi che nell’ultimo trentennio hanno analizzato il Santo Sepolcro, e tennero conto di tutti le novità non solo archeologiche ma anche architettoniche, conosciute grazie alla rimessa in luce delle pietre squadrate delle murature precedentemente ricoperte da intonaci.

Per le aree comuni dell’interno della basilica padre Corbo ebbe a disposizione i dati raccolti dallo scavo di canali o strette trincee che dovevano servire per la posa di sottostrutture e solo in alcuni casi ottenne il permesso di allargare l’area di scavo. Per le zone di pertinenza latina egli ebbe a disposizione l’intero deposito archeologico che si conservava nell’area del patriarchio, della sacrestia latina, nel coro dei Latini o cappella dell’Apparizione e all’altare di Maria di Magdala, collocate a nord dell’Anastasis, e la cappella dell’Invenzione della Croce.

Nell’analizzare le strutture e i ritrovamenti in corso, padre Corbo ebbe modo di confrontarsi con padre Charles Coüsnon, l’architetto della comunità Latina incaricato a seguire i restauri della Basilica. Padre Coüsnon, che morì nel 1976, due anni prima pubblicò il rapporto preliminare dei suoi lavori, intitolato “The Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem”. Il ricco e stimolante confronto fra i due studiosi talvolta portò letture divergenti degli eventi e delle ricostruzioni dell’edificio. Una delle ipotesi di Coüsnon maggiormente accettata dagli studiosi successivi fu quella delle colonne che compongono la rotonda dell’Anastasis: le due colonne originali che si sono conservate dal tempo di Costantino sarebbero due metà di una colonna più alta appartenuta al portico del tempio romano di Adriano.

Rispetto al Corbo, gli studi successivi non convergono principalmente sulla attribuzione a Giove Capitolino del tempio voluto dall’Imperatore Adriano sul luogo del Giardino del Golgota. Corbo, che preferisce la testimonianza di San Girolamo, riporta di aver ritrovato tracce della tripla cella del tempio dedicata alla triade Capitolina. Gli studi più recenti sono però propensi a ritenere, in accordo con Eusebio di Cesarea, che il tempio costruito sulla Tomba e sul Golgota fosse quello di Venere-Afrodite, tempio forse di forma rotonda a cui poterono ispirarsi gli architetti di Costantino per la pianta centrale dell’Anastasis.

Infine, uno degli aspetti fino ad ora meno sottolineati della pubblicazione del Corbo è la presenza dei disegni realizzati da valenti ingegneri, architetti e disegnatori coinvolti nella rilevazione delle strutture architettoniche, che affiancarono gli stessi Corbo e Coüsnon. Uno fra tutti Terry Ball, talentuoso disegnatore anglosassone, tra i primi a capire l’importanza di restituire la storia degli edifici attraverso disegni ricostruttivi: suoi sono i dettagliati ed eleganti disegni della facciata del Sepolcro.

Elenco cronologico delle ricerche del sottosuolo della Basilica del Santo Sepolcro

  • 1960: esplorazione e scavo piano terra dell’area del Patriarchio e orto.
  • 1963: scavo della cappella di S. Maria.
  • 1963-64: scavo canalizzazioni tra Patriarchio a nord e piazzale antistante la basilica a sud; scoperta del sotterraneo adrianeo.
  • 1965: scavo nella cappella rupestre dell’Invenzione della Santa Croce. Scavo parziale nel piazzale sud antistante la facciata della basilica.
  • 1966-67: scavo nella zona sud del transetto dell’Anastasis (Divano Armeno).
  • 1968: scavo nella zona nord del transetto dell’Anastasis. (l’attuale Santa Maria Maddalena).
  • 1969: scavo nella galleria dell’Anastasis e sopra gli Archi della Vergine.
  • 1969-70: scavi nella zona orientale del triportico (l’attuale Katholicon).
  • 1974: scavo della trincea a sud dell’Edicola dell’Anastasis.
  • 1970-1980: lunghissimo sterro, fatto a periodi spezzati, dietro le absidi della cappella di S. Elena nell’area del Martyrium.


V.C. Corbo, Il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Aspetti archeologici dalle origini al periodo crociato, Jerusalem 1981, vol. 1, pg 21.

La tomba di Gesù nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme è stata riaperta il 26 ottobre 2016. La tomba era stata chiusa solo due volte in precedenza, nel 1555 e nel 1809 e sempre a causa di lavori di restauro. Lo scopo dei lavori è stato mettere in sicurezza il tempietto (l’Edicola) che custodisce al suo interno ciò che resta della struttura sepolcrale e il vero e proprio sepolcro vuoto di Cristo. Al termine di un complesso iter di interventi, nell’ultima fase dei lavori si è giunti all’apertura della tomba, con una sommaria ricognizione dell’interno, sufficiente però per raccogliere dati inediti e approfondire la conoscenza del luogo più santo della cristianità: quello della Resurrezione di Cristo.

L'accordo per dare il via ai lavori è stato firmato il il 22 marzo 2016 dalle tre Chiese – greca, latina e armena – e ha affidato al Politecnico di Atene la gestione del cantiere, permettendo alle tre autorità ecclesiastiche di valutare insieme lo stato degli interventi e decidere come procedere. I lavori, durati dieci mesi, sono stati svolti da uno staff coordinato dalla professoressa Antonia Moropoulou della National Technical University di Atene, che ha guidato sia gli studi preliminari che il restauro effettivo dell'Edicola.
In seguito all’accordo, l’Edicola è stata letteralmente smontata e rimontata, allo scopo di rinforzarne la struttura. Le lastre di marmo che la ricoprono sono state pulite, restaurate e in seguito rimontate fissandole con bulloni di titanio; sono state effettuate riparazioni con materiali coerenti con quelli antichi. In tutto il periodo è stato garantito l’accesso alla Basilica ai pellegrini, perché gli operai addetti all’Edicola hanno lavorato per lo più durante la notte. Il laboratorio di restauro, allestito nella galleria superiore dei latini, ha, viceversa, lavorato durante il giorno.

I lavori al Sepolcro hanno impegnato una settantina di persone, in maggior parte scalpellini e lavoratori del marmo provenienti dall’Acropoli di Atene; dalla Grecia sono arrivati anche alcuni operai specializzati in lavori di muratura e restauro, e poi alcuni conservatori, di cui due dal ministero della Cultura. Oltre ovviamente ad alcuni operai assunti in loco. 
Non va dimenticato il gruppo di lavoro dell’Università di Atene, composto da 27 membri tra architetti ed esperti di altre discipline. Ciascuna delle Chiese – latina, greca e armena – ha nominato suoi periti per valutare e verificare tutto il processo. 
Dopo il momento storico della riapertura della tomba di Cristo, un giorno importante è stato quello dell’inaugurazione dell’Edicola restaurata, avvenuta il 22 marzo 2017 con una celebrazione ecumenica.

Il 27 maggio 2019 i capi delle comunità cristiane incaricate dello status quo hanno annunciato la firma di un nuovo accordo per il restauro e la riabilitazione delle fondamenta della Santa Tomba e del pavimento della Chiesa del Santo Sepolcro. Due istituzioni accademiche e scientifiche italiane di alto livello eseguiranno gli studi ed eseguiranno i lavori sotto la supervisione del comitato congiunto delle tre Comunità.
 

Piazzale e ingresso

Attraverso le strette vie del Suk della Città Vecchia, affollate di venditori, souvenir sacri e pellegrini incuriositi, si giunge quasi inaspettatamente davanti all’ingresso della basilica del Santo Sepolcro.

Davanti ad una piazzetta lastricata chiusa tra edifici si apre la facciata della chiesa crociata, con le sue entrate, di cui solo quella di sinistra resta aperta, sormontate da altrettante finestre incorniciate da archi leggermente appuntiti ed elaborati fregi a motivi vegetali.

Le due porte in età crociata erano impreziosite da lunette decorate: quella di destra aveva un mosaico raffigurante la Vergine Maria, quella di sinistra conserva ancora le impronte dell’opus sectile realizzato con preziosi marmi intagliati. Una volta terminata la facciata i crociati vi aggiunsero nell’angolo sinistro della piazza il campanile, oggi privato dei piani superiori crollati nel 1545.

Sulla destra, una scalinata aperta conduce ad un portico coperto da cupoletta cilindrica, l’originale accesso esterno al Calvario, poi trasformato nella piccola Cappella dei Franchi, di proprietà Latina, dedicata alla Madonna Addolorata. Entrando nel piazzale, lungo i gradoni che conducono al lastricato, si vedono ancora le basi delle colonne che sorreggevano il portico crociato. Le colonne furono prelevate ed inviate in dono alla Mecca per volere dei Corasmi nel 1244.

Lungo i fianchi est e ovest del piazzale si aprono gli ingressi alle cappelle greco-ortodosse, armene ed etiopi, oltre al convento greco che si estende sul lato orientale.
L’unico accesso al Santuario, con i due battenti lignei del portone, dai tempi di Saladino è affidato a due famiglie musulmane, Judeh e Nuseibeh, che compiendo gli stessi gesti tramandati di padre in figlio, eseguono ogni mattina e ogni sera la rituale apertura e chiusura dall’esterno della basilica.

Appena varcata la soglia, sul lato sinistro, si trova ancora una panca, il divano usato dei “portieri musulmani”, dove oggi siedono i pellegrini e i religiosi delle Comunità a servizio nella basilica.

Passione, crocifissione e unzione

La basilica del Santo Sepolcro, una volta varcatane la soglia, si apre al pellegrino con il suo carico di memorie raccolte nel luogo stesso in cui avvennero: qui Gesù fu crocifisso e vinse la battaglia contro la morte.

Entrando nella basilica si snodano sulla destra le memorie legate alla passione, morte e unzione di Gesù.

Per alcuni ripidi scalini, a destra dell’ingresso, si sale al “monte” del Gòlgota. La roccia su cui fu issata la croce e che doveva trovarsi all’aperto al tempo della pellegrina Egeria, si eleva ancora oggi di circa 5 metri ed è visibile in più punti dietro alle vetrate. 

Il piano sopraelevato realizzato dai crociati è suddiviso in due navate: a destra la cappella della Crocifissione, proprietà dei Latini, in cui si officiano la X e l’XI stazione della Via Crucis e dove si ricorda la svestizione di Gesù e la sua crocifissione, com'è mostrato nel mosaico di fondo; a sinistra la Cappella del Calvario, che appartiene ai Greci Ortodossi, è il luogo dove i fedeli possono inginocchiarsi sotto l’altare per toccare, attraverso un disco d’argento, il luogo in cui venne issata la croce del martirio di Gesù. Qui si compie la XII stazione della Via Crucis dove Gesù, morendo, riconsegnò il suo spirito al Padre, mentre la XIII è posta davanti all’edicola della Mater Dolorosa.

La cappella sottostante il Calvario è dedicata adAdamo, il progenitore dell’umanità. E’ il luogo dove i crociati deposero Goffredo di Buglione e Baldovino, primo re di Gerusalemme. Le tombe crociate furono distrutte dai Greci ortodossi durante il restauro che seguì all’incendio del 1808. 

Antiche tradizioni gerosolimitane sono state fissate in alcune cappelle che si articolano lungo la galleria orientale: partendo dalla Cappella di Adamo s’incontrano le cappelle della Colonna degli Improperi, della Divisione delle vesti e di San Longino, per arrivare alla Prigione di Cristo. Entrando nella stanzetta della Prigione si attraversa il portale decorato con i capitelli crociati che raffigurano una versione insolita di Daniele nella fossa dei leoni.

La Pietra dell'Unzione posta davanti all’entrata della basilica, citata per la prima volta dal pellegrino Ricoldo da Mantecroce nel 1388, ricorda il rito dell’unzione del corpo senza vita di Gesù ed è particolarmente venerata specialmente dai pellegrini ortodossi. Il moderno mosaico posto sulla retrostante parete permette di seguire attraverso le scene raffigurate il percorso di Gesù, tolto dalla croce, cosparso di oli profumati e deposto nel sepolcro nuovo di Giuseppe d’Arimatea.

Secondo i Vangeli alcune donne seguivano a breve distanza gli avvenimenti: anche il ricordo delle “tre Marie” è fissato nell’edicola costruita sopra alla pietra circolare che s’incontra poco lontano dalla pietra dell’unzione, in direzione dell’Anastasis, davanti al mosaico armeno della crocifissione opera degli anni ’70 di maestri italiani.

Sepoltura e risurrezione

Il Sepolcro che custodì il corpo di Gesù e che fu inondato della luce della risurrezione di Cristo è il cuore non solo dell’intera Basilica, ma di tutta la cristianità che da secoli risponde all’invito dell’Angelo: “Non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto”. (Mt 28,5-6)

Entrati nella Basilica sulla sinistra si giunge all’Anastasis, la Rotonda costantiniana, con al centro l’Edicola del Santo Sepolcro sovrastata dalla cupola restaurata ed inaugurata nel 1997.

La Rotonda è una delle parti del santuario che ha subito meno trasformazioni planimetriche dall’età di Costantino: una serie di tre colonne intervallate da pilastri sorreggono una fuga d’arcate che si aprono sulla galleria superiore suddivisa tra le Comunità Latina e Amena. Durante i restauri alla galleria sono stati ritrovati i pavimenti in mosaico cosmatesco del secolo XI.

Le massicce colonne della Rotonda, che sostituiscono quelle originali troppo degradate dal tempo e dagli incendi, sono decorate da capitelli moderni scolpiti nello stile bizantino di V secolo. Nel progetto di Costantino le colonne separavano il centro della rotonda dal deambulatorio permettendo ai pellegrini di girare attorno all’edicola. Nel tempo questo spazio è stato trasformato in una serie di ambienti chiusi riservati ai sacrestani Greci, Armeni e Copti. 

L’unico vano accessibile ai pellegrini è la stanza retrostante all’Edicola denominata Cappella di San Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, che occupa lo spazio dell’abside occidentale della Rotonda. Una porta stretta e bassa ricavata nella stanza immette nella tomba detta di “Giuseppe d’Arimatea”, una tipica tomba a forni o kokim del tempo di Gesù.

Al centro della Rotonda si trova l’Edicola del Santo Sepolcro. La tomba di Gesù, fatta isolare dagli architetti di Costantino, è stata oggetto attraverso i secoli di distruzioni, rifacimenti, abbellimenti e restauri. Oggi è racchiusa nell’Edicola realizzata dai Greci ortodossi dopo l’incendio del 1808, che sostituisce quella dei francescani del XVI sec. L’Edicola sormontata da una cupoletta a cipolla, si compone di un vestibolo, la Cappella dell’Angelo, che conduce alla stretta camera funeraria dove sulla destra si trova il banco di marmo che copre la roccia su cui fu deposto il corpo di Gesù.

Dietro l’Edicola si trova la cappella dei Copti che dal 1573 vi posseggono un altare in cui poter celebrare all’interno della basilica, e dove sotto l'altare è esposta alla venerazione una porzione del banco di roccia in cui venne scavata la tomba del Sepolcro.

Apparizioni dopo la risurrezione

Quello che accadde di buon mattino il giorno dopo il sabato, si dovette svolgere in quel “giardino” in cui si trovava la tomba donata da Giuseppe d’Arimatea per la sepoltura di Gesù.

L’area che si trova a settentrione della Rotonda raccoglie i ricordi evangelici dell’annuncio della risurrezione.

Le donne, secondo i vangeli sinottici, sono le prime testimoni dell’annuncio quando, recatesi al Sepolcro per ungere il corpo del loro maestro, trovarono la pietra rotolata via e un angelo in abiti sfolgoranti che disse loro: “Non è qui, è risorto”. 

Come racconta l’evangelista Giovanni, Maria di Magdala fu la prima a incontrare Gesù risorto e non ancora salito al Padre, colei a cui fu affidato il compito dell’annuncio della risurrezione.

Oltrepassate le colonne della Rotonda si entra nello spazio di pertinenza dei francescani. L’altare sulla destra è dedicato a Maria di Magdala. In questo spazio, oltre a celebrarsi la maggior parte delle liturgie al Sepolcro, è abituale incontrare i padri francescani a servizio per l’ascolto dei pellegrini e per le confessioni.

Da qui si sale nella cappella latina della Apparizione di Gesù a sua Madre. Questa memoria antica e non narrata nei Vangeli, è tramandata in questa cappella, dove è conservata la colonna della Flagellazione. Dietro questi ambienti è situato il convento francescano dove vivono stabilmente i padri in servizio nella Basilica.

La galleria laterale è formata da una serie di archi, detti della Vergine perché ricordano le visite della Vergine Maria al Sepolcro. Questa memoria è legata alle cinque colonne più piccole che affiancano i pilastri crociati. Le colonne sono i resti del porticato, ristrutturato nell’XI secolo dal Monomaco, che circondava su tre lati, come nel progetto di Costantino, lo spazio aperto innanzi alla facciata dell’Anastasis. Buona parte della originale muratura costantiniana è conservata nel muro di chiusura laterale e al di sopra degli archi, verso la Rotonda, dove si vede parte dell’antica facciata dell’Anastasis.

Ritrovamento della vera croce

Dal deambulatorio una scala scende alla cappella dedicata a Sant’Elena. Le pareti della scala sono ricoperte dalle crocette, incise, nel corso dei secoli passati, dai pellegrini armeni a testimonianza della devozione di questo popolo per la Croce. 

Nel 327 l’imperatrice Elena, madre di Costantino, venne pellegrina a Gerusalemme e volle cercarvi la Santa Croce. Il resoconto narra del ritrovamento di tre croci in un’antica cisterna, insieme ai chiodi (dei quali uno è incastonato nella Corona ferrea a Monza, un secondo è nel Duomo di Milano e un terzo a Roma) e del titulus, il cartiglio – voluto da Pilato – che riportava la condanna in tre lingue (un frammento del quale si trova a Roma, nella chiesa di santa Croce). Un miracolo permise di identificare la croce di Cristo. 

La cappella a tre navate, con 4 colonne che sostengono la cupola, è di proprietà degli Armeni e risale al XII secolo. Fonti e scavi archeologici confermano che già nel progetto costantiniano l’aula era in qualche modo utilizzata. Dai muri pendono molte lampade secondo lo stile armeno.

Dalla Cappella armena di sant’Elena si accede a quella inferiore dell’"Inventio Crucis", dove vi si celebra ogni anno, il 7 Maggio, la memoria del ritrovamento della Santa Croce e dove il padre Custode francescano porta in processione la reliquia del legno della Croce di Cristo nel punto in cui tradizionalmente fu ritrovata.

Catholicon

Frontalmente all’Edicola si apre lo spazio riservato ai Greci Ortodossi, il Catholicon, che occupa il centro della basilica dove i crociati realizzarono il Coro dei Canonici. La Confraternita del Santo Sepolcro, formata da monaci ortodossi greci presieduti dal Patriarca Greco-ortodosso di Gerusalemme, è incaricata della cura del Santo Sepolcro per conto dei Greci e svolge la maggior parte delle proprie liturgie all’interno del Catholicon. 

Una cupola su tamburo, di recente mosaicata in stile bizantino con il Cristo Pantocratore circondato dai dodici apostoli in paramenti vescovili, è sostenuta dagli archi che si raccordano con dei pennacchi ai pilastri crociati dove sono raffigurati gli evangelisti; dalle finestre del tamburo in particolari momenti della giornata entrano raggi di luce che tagliano l’atmosfera provocando effetti suggestivi. 

Sul fondo del Catholicon si trova l’iconostasi suddivisa da una ritmata scansione di archetti e colonne in marmo rosa con all’interno le icone della tradizione greco-ortodossa. Ai lati dell’iconostasi sono collocati i due seggi patriarcali riservati per le visite solenni del Patriarca ortodosso di Antiochia e del Patriarca ortodosso di Gerusalemme. Dietro l’iconostasi, oltre una volta a vela si trova l’abside crociato, coperto da una calotta innervata nei costoloni separati da finestre che illuminano la Basilica. 

Un vaso di marmo bianco contenente una pietra nera segnata da una croce è l’Omphalos, l’ombelico, il centro del mondo: sulla base di vari riferimenti biblici questo è il centro geografico del mondo che viene a coincidere con il luogo della manifestazione divina. Questo è un elemento presente già nella religione ebraica che considerava tutta la città di Gerusalemme il centro del mondo; nella Città Santa i musulmani lo fanno coincidere con la roccia posta al centro della Cupola della Roccia. Nel Santo Sepolcro la croce di Cristo è il centro del mondo da cui le braccia del Salvatore si estendono per abbracciarlo interamente. 

Negli scavi del 1967-68 l’architetto greco Athanasios Economopoulos trovò sotto il pavimento del Catholicon, all’altezza dell’abside crociata, quella della chiesa del Martyrion realizzata dagli architetti di Costantino.

Convento Francescano

Negli edifici posti a nord della Rotonda si trova il convento francescano che ospita i frati addetti all’ufficiatura del Sepolcro. Gli edifici costituivano il Patriarchio costantiniano, sede del Vescovo della chiesa madre

Nell’antico progetto costantiniano una serie di vani su più piani si affacciavano su un cortile, un quadrilatero aperto attorno all’Anastasis, che serviva per dare luce alle finestre delle absidi della Rotonda. 
Del possente edificio del Patriatrchio oggi si conservano le murature del piano terra e di uno rialzato per quasi 11 metri di altezza. Indagini archeologiche sono state eseguite in tutta l’area del convento da p.Corbo.

Modesto, nell’XI secolo fece costruire la Cappella di S.Maria: dal convento si può vedere ancora intatta la porta a tre fori dell’ingresso esterno della cappella, realizzata con colonne romane e capitelli bizantini di riuso. Una scala oggi impraticabile, inoltre, serviva al Vescovo di Gerusalemme per entrare nella basilica direttamente dalla via del Suk cristiano attraverso la crociata Porta di Maria. 

Per i pellegrini cattolici attraverso il convento si raggiunge la sala dei Crociati dove è possibile celebrare la Santa Messa.

Status Quo

Lo Statu Quo è un insieme di tradizioni storiche e condizionamenti, di regole e leggi, che stabilisce i rapporti, le attività, i movimenti che si svolgono nelle Basiliche dove la proprietà è comune a più confessioni
cristiane.

Per secoli le varie comunità cristiane sono vissute sotto il dominio islamico fianco a fianco, malgrado la differenza profonda di dogma, rito e lingua. I francescani, in Terra Santa dal 1333, avevano acquisito nel tempo molte proprietà nei Luoghi Santi e, dal 1516 al 1629, ne erano i proprietari principali.

Con la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi, nel 1453, il Patriarca greco, divenuto suddito dell"impero, fu dotato di un'estesa giurisdizione su tutti i fedeli di rito greco-ortodosso dell'impero Ottomano, giurisdizione che aumentava di pari passo con le conquiste turche e quindi, dal 1516, anche sui cristiani di rito ortodosso della
Terra Santa. Da quel momento, con l'approvazione del sultano ottomano, i Patriarchi ortodossi di Gerusalemme sono greci. 

Nel 1622, in un periodo di aspro conflitto tra le potenze occidentali e l'impero ottomano, inizia la contesa sulle proprietà dei Luoghi Santi.
I francescani, facilmente accusati di essere spie delle potenze straniere, sono messi in difficoltà e devono ricorrere per far valere i propri diritti agli ambasciatori delle potenze europee. I greci
avevano il sostegno della Russia e i Luoghi Santi divennero così una merce di scambio, specialmente nel periodo tra il 1690 e il 1757. Nella prima metà del secolo XIX, l'alleanza della Turchia con la Russia ebbe conseguenze dirette anche sulla questione dei Luoghi Santi e nel 1852 il Sultano consacrò lo "Statu Quo nunc" (la condizione di fatto sussistente al momento dell'accordo) come volevano i greci. 

Lo Statu Quo di diritto si affermò e dura ancor oggi, restando l'unico riferimento per risolvere litigi e contestazioni.
In assenza di testi ufficiali ci si affidò a note di carattere privato, che lasciarono la situazione giuridica confusa e incerta. 
Due famiglie musulmane hanno il privilegio della custodia della porta della basilica, che viene aperta secondo gli orari stabiliti dalle tre comunità maggiori.
Alla fine della prima guerra mondiale, con il dissolversi dell"Impero Ottomano e l'affidamento della Terra Santa al mandato britannico, il problema dei Luoghi Santi diventa internazionale.
Il governo mandatario non volle o non seppe come regolarsi, e il governo giordano, che gli succedette nel 1948, seguì la stessa politica. Anche l'Organizzazione delle Nazioni Unite intervenne più volte nominando commissioni e patrocinando l'internazionalizzazione di Gerusalemme, ma senza raggiungere risultati concreti.

Al momento, le tre principali comunità - greca, francescana e armena - sono riuscite a trovare l'intesa per un restauro della basilica del Santo Sepolcro, avviato nel 1961, i cui lavori, pur procedendo assai lentamente, continuano a tutt'oggi.

Comunità cristiane al Sepolcro

Francescani

Sono i Frati Minori ad avere il mandato di custodire in Terra Santa i luoghi consacrati dalla presenza di Gesù. È una particolare missione che è stata loro affidata dalla Santa Sede fin dal 1342, come lascito della visita profetica di San Francesco al sultano d’Egitto nel 1219. 

I Francescani al Santo Sepolcro celebrano ogni giorno secondo la liturgia cattolica romana e prestano assistenza ai pellegrini che affollano il santuario. La loro vita al Santo Sepolcro è scandita dalle funzioni liturgiche delle varie ore del giorno e della notte. Lo Statu Quo stabilisce come, quando e dove le varie comunità debbano avvicendarsi per la preghiera, regolandone, non solo il calendario liturgico, ma anche la maggior parte di ciò che avviene ogni giorno, mese e anno. 

I Francescani incominciano la celebrazione della messa dopo gli Armeni, alle 4.30 del mattino, e terminano il loro servizio all’Edicola del Sepolcro con la solenne Eucaristia comunitaria delle ore 7.15. Per le altre preghiere si servono della cappella del Santissimo Sacramento. 

Tra le celebrazioni liturgiche, la comunità francescana anima ogni giorno, dalle quattro alle cinque del pomeriggio una processione che percorre il Santuario incensandone gli altari e le cappelle. La suggestiva liturgia, a cui si uniscono gruppi di pellegrini, rievoca con inni, antifone e preghiere i momenti della passione, morte, sepoltura e risurrezione del Signore. 

Greci

Con il Concilio di Calcedonia del 451 d.C. si ha successione di patriarchi ortodossi di fede calcedonese.
La posizione della Chiesa greca, impostasi fin dal 1533, spiega perché comunemente la chiesa locale viene chiamata "greco ortodossa".


Il patriarcato ortodosso di Gerusalemme istituì nel XV secolo la "Confraternita del Santo Sepolcro" dedicata alla custodia dei Luoghi Santi: la presenza delle lettere OT sovrapposte, Hàghios Tàphos (Santo Sepolcro) stanno ad indicare quei luoghi della Basilica segnati dalla presenza greca.



All'interno del Santo Sepolcro, da loro chiamato Anastasis ovvero basilica della Risurrezione, il patriarca di Gerusalemme ha la propria cattedra collocata nell'ampio spazio del Catholicon.

La cerimonia religiosa più suggestiva e attesa dagli ortodossi di tutto il mondo ha luogo proprio nel Santo Sepolcro dove il sabato di Pasqua migliaia di fedeli attendono che il Patriarca greco, dopo aver pregato nell’Edicola del Sepolcro, ne esca con in mano due fasci di candele accese per distribuire a tutti il Fuoco Santo.

La Chiesa ortodossa celebra le preghiere, le cerimonie e le feste secondo la tradizione bizantina e seguendo il calendario giuliano.

Armeni

La Chiesa armena appartiene al gruppo delle tre Chiese cristiane “antico-orientali” che provengono dalla tradizione siriaca, armena ed alessandrina, così denominate per l’antichità dei loro riti che esprimono peculiari caratteristiche etniche e nazionali.

Il popolo armeno, il primo ad abbracciare il cristianesimo come religione nazionale, fu presente a Gerusalemme a partire dal V secolo, quando vi si stabilirono le prime comunità, e giunse ad avere un intero quartiere sviluppato attorno alla cattedrale di S.Giacomo, quartiere che occupa ancora oggi un sesto dell’intera città vecchia.

Assieme ai Latini e ai Greci Ortodossi, gli Armeni Ortodossi sono la terza comunità sottoposta allo Status Quo presso il Santo Sepolcro, santuario che chiamano “Surp Harutyun” in lingua armena. 
Le miriadi di piccole croci incise nella pietra (khatchar) che accompagnano il pellegrino nella cappella armena di Sant'Elena, sono il segno chiaro di venerazione di un popolo “adoratore della croce”.

Non è inusuale giungere al Sepolcro e vedere i giovani seminaristi armeni, vestiti con le loro tonache azzurre, impegnati nelle celebrazioni e nelle liturgie cantate in lingua armena antica.

La presenza armena nella basilica è inoltre riconoscibile dalla caratteristica croce priva dell’immagine di Cristo, dove dai quattro bracci si diramano motivi floreali, a significare l’origine della vita e della salvezza nel crocifisso.

Copti

La Chiesa ortodossa copta, che si richiama alla tradizione alessandrina come quella etiope ed eritrea, ha la sua origine in Egitto. Una tradizione ne segna l’arrivo in Palestina nel IV secolo, a seguito di Sant’Elena madre di Costantino anche se, con ogni probabilità, i primi contatti con i Luoghi Santi avvennero attraverso esperienze di vita monastica.

I copti, che contano oggi a Gerusalemme circa mille fedeli raccolti attorno al loro arcivescovo che risiede presso il monastero di Sant’Antonio a fianco del Santo Sepolcro, nella basilica officiano all’altare posto dietro alla Edicola.

Presso l’altare è stabile la presenza di un monaco copto, riconoscibile dal tipico copricapo nero a ricami dorati.

Le celebrazioni, che presiedono ogni domenica davanti al loro altare, sono celebrate in arabo con parti in copto, una lingua formata dall’antico egizio frammisto al greco. 

Siriani

La Chiesa siro-ortodossa di rito antiocheno è la prima erede dell’antica Chiesa giudeo-cristiana e oggi rappresenta i cristiani di lingua siriaca diffusi in molti paesi mediorientali. La sua lingua liturgica è il siriaco, un idioma appartenente all’aramaico, l'antica lingua parlata da Gesù.

Parallelamente al patriarca bizantino, un documento afferma la presenza a Gerusalemme di un vescovo siro già a partire dal VI secolo. La sede del metropolita siro è presso la chiesa di San Marco, posta tra i quartieri armeno ed ebraico, che per un’antica tradizione gerosolimitana è ritenuta la casa di Maria, madre dell’evangelista Marco.

Nella basilica del Santo Sepolcro i siro ortodossi officiano nella cappella di Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, ricavata nel deambulatorio retrostante l’Edicola del Sepolcro, la cui proprietà è contestata 

Gli etiopi 

Gli etiopi (o abissini) rappresentano il primo paese cristiano in Africa. Legata alle origini alessandrine, questa Chiesa presenta la particolarità di aver conservato usi antico-testamentari, come la circoncisione e le norme levitiche alimentari e di purità rituale.

La loro comunità, improntata alla vita monastica, è presente a Gerusalemme fin dal IV secolo, contemporaneamente all’arrivo di San Girolamo.

Nel 1283 ebbero il loro primo vescovo, dimostrando di godere di importanti diritti anche nella basilica del Santo Sepolcro per tutto il medioevo, che però persero durante il periodo ottomano.

Attualmente una piccola comunità di monaci vive poveramente nelle celle sul tetto della cappella di sant’Elena, complesso monastico che loro chiamano Deir es Sultan, del sultano.

Durante la Pasqua giungono a Gerusalemme numerosi uomini e donne etiopi, ammantate in leggere stole bianche, che con danze e canti nella antica lingua ghe’ez celebrano la sera del sabato il rituale della “ricerca del corpo di Cristo”.

Apertura al Santo Sepolcro

Ogni giorno all’apertura e chiusura della Basilica si ripete una complessa "cerimonia". 

Come è noto, la custodia della porta e della chiave del Santo Sepolcro è affidata a due famiglie musulmane (Nuseibeh e Judeh). Il Sultano d'Egitto Malek Adel - a detta dello storico Giacomo da Vitry - aveva molti figli che sistemò con diverse donazioni ed appannaggi; due vennero preposti alla custodia remunerativa della porta del Sepolcro. Dopo l'invasione dei Corasmi (1244) il sultano Ajub scrisse a Papa Innocenzo IV scusandosi dei danni subiti dalla basilica e assicurando che li avrebbe riparati e che avrebbe affidate le chiavi a due famiglie musulmane perché aprissero la porta ai pellegrini. Da allora questo diritto si è trasmesso da una famiglia all'altra.

Nel passato per poter far aprire la porta ed entrare nella Basilica, occorreva pagare una tassa personale: Fidenzio da Padova ci dice che si aggirava su di una cifra pari a circa 80 franchi oro. Questa tassa personale d'ingresso veniva riscossa dai custodi musulmani a lato della porta, ove esisteva un banco di pietra.

La tassa personale d'ingresso venne abolita nel 1831 da Ibrahim Pascià. Oggi la porta si apre tutti i giorni, comunque occorre tener presente che oltre ai diritti di queste due famiglie musulmane, vi sono anche i diversi diritti delle tre comunità che ufficiano il Santo Sepolcro: Latini (francescani), Greci ed Armeni. Ecco perché l'apertura della porta del Santo Sepolcro presenta delle complicazioni e un cerimoniale che a molti potrebbe sembrare strano ed inutile.

Vi sono due tipi di «apertura», l'apertura semplice e quella solenne:

  • L'apertura semplice, quella solenne e quella dei tre riti simultaneamente. L'apertura semplice si ha quando il sacrestano della comunità che intende aprire la porta compie da solo, tutte le cerimonie, e si apre un solo battente della porta.
  • L'apertura solenne avviene nello stesso modo ma con l'apertura di tutti e due di battenti: il sacrestano apre quello di sinistra e il portinaio musulmano quello di destra.

  • Tutti i giorni in cui non ci sono feste o circostanze particolari, l’apertura è alle ore 4.00 del mattino e la chiusura a seconda di un orario ufficiale.  Per la chiusura serale della basilica, le tre Comunità, hanno stipulato un accordo che prevede la chiusura alle ore 19.00 tra ottobre e marzo, alle ore 21.00 tra aprile e settembre. 

    Ogni sera, al momento della chiusura, tutti e tre i sacrestani sono presenti e si mettono d'accordo su chi aprirà il giorno dopo: in particolare l’apertura viene fatta ciclicamente dalle tre Comunità; colui che avrà il diritto di apertura prende la scala e l'appoggia al centro della porta chiusa.

    Naturalmente per la chiusura, tanto semplice quanto solenne, vale lo stesso cerimoniale dell'apertura, ma a ritroso.

L'ora della Basilica

Il pellegrino spesso rimane stupito quando scopre che l’ora del Santo Sepolcro non coincide con quella del proprio orologio dato che al suo interno è sempre in uso l’ora solare (orario invernale in uso tra Ottobre e Marzo). Questo perchè il regolamento non prevede il cambio dell’ora per mantenere sempre invariati gli orari delle liturgie.

Le Sante messe presiedute dai Latini nell’Edicola del Santo Sepolcro iniziano alle ora 4.30 del mattino e si susseguono ogni mezz’ora fino alle ore 7.45. 
Alle ore 6.30 i frati celebrano la messa cantata del giorno nello spazio antistante l’Edicola. 
Simultaneamente ci sono Sante Messe al Calvario, nella navata di destra, dalle ore 5 alle 8.30.


Il venerdì la messa cantata delle 6.30 del mattino è al Calvario. Ogni venerdì, inoltre, le comunità, a turno, svolgono la mansione della pulizia dell’Edicola del S.Sepolcro.
I frati, secondo la tradizione, fanno la via crucis ogni venerdì tra le strade di Gerusalemme, con partenza alle ore 15 dalla Flagellazione, terminando davanti all’edicola, dove si proclama la Resurrezione di Nostro Signore.

L’edicola del Santo Sepolcro viene presa in gestione da parte dei Greci Ortodossi al termine di tutte le celebrazioni Latine della mattina.

Tutti i giorni, alle ore 16.00 la comunità francescana, esegue la processione giornaliera nella Basilica del S.Sepolcro, partendo dalla Cappella del Santissimo, fermandosi in tutte le cappelle che circondano la rotonda, scendendo anche alla Cappella dello scoprimento della SS.Croce, salendo al Calvario per poi raggiungere l’Edicola del Sepolcro e terminando con la benedizione eucaristica al punto di partenza. I pellegrini di tutte le varie nazionalità sono parte integrante di questo rito quotidiano.

Degli altri due riti che coabitano al Santo Sepolcro, solo gli armeni presentano una processione itinerante nella basilica, che si tiene gli ultimi tre giorni della settimana.

Dopo la chiusura della Basilica, le funzioni continuano da parte delle tre comunità, a partire dalle 23.30 con le varie incensazioni e gli uffici notturni. La prima messa è celebrata dai Greci Ortodossi a mezzanotte e mezza, seguiti dagli armeni due ore dopo per arrivare all’orario dell’apertura e l’inizio della vita diurna del Sepolcro. 

Orario apertura e chiusura della basilica:
Orario indicativo estivo: 5 - 21 tutti i giorni.
Orario indicativo invernale: 4 - 19 tutti i giorni.

Sante messe domenicali:
Orario estivo: 5.30 - 6.00 - 6.30 (solenne in latino) e 18.
Orario invernale: 4.30 - 5.00 - 5.30 (solenne in latino) e 17.

Sante messe feriali:
Orario estivo: 5.30 - 6.00 - 6.30 - 7.00 - 7.30 (solenne in latino), 
sabato ore 18.
Orario invernale: 4.30 - 5.00 - 5.30 - 6.00 - 6.30 (solenne in latino) - 7.15, 
sabato ore 17.

Processione quotidiana:
Orario estivo 17.00 tutti i giorni; orario invernale 16.00 tutti i giorni.

La morte di Gesù

Vangelo di Matteo (Mt 27, 33-50)

Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa "Luogo del cranio", gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: "Costui è Gesù, il re dei Giudei". Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: "Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!". Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: "Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d'Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: "Sono Figlio di Dio!". Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Costui chiama Elia". E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: "Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!". Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. (Mt 27, 33-50)
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Marco (Mc 15, 22-37)

Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa "Luogo del cranio", e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. 
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: "Il re dei Giudei". Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: "Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!". Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: "Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!". E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: "Eloì, Eloì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Ecco, chiama Elia!". Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere". 
Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Mc 15, 22-37)
BIBBIA CEI 2008

 

Vangelo di Luca (Lc 23, 33-46)

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: "Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto". Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". Sopra di lui c'era anche una scritta: "Costui è il re dei Giudei".
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!". L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". E disse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre,nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo, spirò. (Lc 23, 33-46)
BIBBIA CEI 2008

 

Vangelo di Giovanni (Gv 19, 16-30)

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei". Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: "Non scrivere: "Il re dei Giudei", ma: "Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei"". Rispose Pilato: "Quel che ho scritto, ho scritto".
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato - e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: "Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca". Così si compiva la Scrittura, che dice:
Si sono divisi tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.
E i soldati fecero così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: "Ho sete". Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: "È compiuto!". E, chinato il capo, consegnò lo spirito. (Gv 19, 16-30)
BIBBIA CEI 2008

La sepoltura

Vangelo di Matteo (Mt 27, 57-61)

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò. 
Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria. (Mt 27, 57-61)
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Marco (Mc 15, 42-47)

Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 
Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro. 
Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto. (Mc 15, 42-47)
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Luca (Lc 23, 50-56)

Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. 
Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. 
Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto. (Lc 23, 50-56)
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Giovanni (Gv 19, 38-39)

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. (Gv 19, 38-39)
BIBBIA CEI 2008

La resurrezione

Vangelo di Matteo (Mt 28, 1-7)

Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto". (Mt 28, 1-7)
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Marco (Mc 16, 1-8)

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: "Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?". Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"". Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite. (Mc 16, 1-8)
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Luca (Lc 24, 1-12)

Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: "Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno". Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto. (Lc 24, 1-12)
BIBBIA CEI 2008

Vangelo di Giovanni (Gv 20, 1-18)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa.
Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: "Donna, perché piangi?". Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto". Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?". Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: "Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo". Gesù le disse: "Maria!". Ella si voltò e gli disse in ebraico: "Rabbunì!" - che significa: "Maestro!". Gesù le disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"". Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: "Ho visto il Signore!" e ciò che le aveva detto. (Gv 20, 1-18)
BIBBIA CEI 2008

Francesco d’Assisi e i suoi frati vennero in Terra Santa con il desiderio di poter “respirare” in questi Luoghi santificati la presenza dell’Uomo-Gesù. La processione quotidiana al Sepolcro, che ripercorre i luoghi della passione-morte-risurrezione del Cristo, è un modo per ricordare ai pellegrini la necessità di meditare costantemente sull’umanità di Gesù che in questi luoghi ha sofferto la sua Passione e si è manifestato nella sua Resurrezione. Sullo stile della Via Crucis, la processione quotidiana, rievoca l’importanza della devozione alla croce, tema caro al Santo d’Assisi e alla spiritualità francescana.
La processione non nasce come una pratica rituale per i frati della comunità del Sepolcro, e non resta neanche una “liturgia” dedicata al solo culto dei cristiani locali, ma è dedicata a tutti i Cristiani pellegrini che giungono presso la basilica. Questo aspetto ha aiutato nel preservare l’origine dei santuari quali patrimonio della Chiesa Cattolica Universale. Questo è testimoniato anche dalla paziente e perseverante presenza della comunità dei frati minori al Sepolcro.
La struttura della processione subì dei mutamenti e delle variazioni che si susseguirono nei diversi periodi storici e che hanno permesso di conservare la pratica della Processione quotidiana arrivata fino ai nostri giorni. 
Si può riconoscere alla processione una funzione fortemente legata alla devozione dei luoghi quali “reliquie” della passione-morte-resurrezione di Gesù Cristo, ma anche ai personaggi attori di questi momenti (Maria Madre di Gesù, Giovanni, Maria di Magdala ecc. ecc.). La Parola di Dio appare un elemento fondante di questa pratica processionale e spesso è proposta e riletta in chiave poetica.

Tradizione storica e liturgica

L’antica usanza descritta da Egeria di ripercorrere tutti i luoghi santi e della passione-morte-risurrezione di Gesù, viene vissuta da secoli quale tradizione di grande importanza. Egeria testimoniava che l’intera comunità presente durante la processione, formava un corteo per scortare il Vescovo che si spostava per celebrare la liturgia nei vari santuari della città, recitando canti, salmi e inni. 
Con la conquista islamica di Gerusalemme le manifestazioni esterne di culto cristiano vennero proibite e tutti i culti vennero svolti all’interno degli edifici ecclesiali.
Anche in epoca crociata questa pratica ebbe il suo svolgimento, in maniera simile e molto semplice, soprattutto dopo che i Latini ebbero il diritto a transitare liberamente intorno alla Tomba. 
Con l’arrivo dei frati minori nella Basilica (presenti nel S. Sepolcro da tempo, ma riconosciuti ufficialmente dai Papi nel 1342) questi ripristinarono il culto cristiano nei Luoghi santi, da molto tempo in mano alle autorità musulmane, per custodire i santuari e celebrare la liturgia. Il più antico testo della processione risale al 1431 con il diario di Mariano da Siena. La comunità dei frati accoglieva i pellegrini introducendoli e guidandoli nel Luogo Santo, i pellegrini dopo l’ingresso pomeridiano, compivano la visita del santuario sotto forma processionale e dopo una notte di preghiera trascorsa in basilica la peregrinatio veniva conclusa con l’Eucaristia solenne e comunitaria celebrata dal Guardiano francescano. 
Dal XVI sec. con l’aumento dei religiosi residenti al Sepolcro, ma soprattutto a causa della venuta dell’Impero Ottomano, la processione iniziò a diventare una pratica quotidiana della comunità, piuttosto che non un rituale legato all’arrivo dei pellegrini, perdendo così parte del suo carattere pastorale, a causa di fattori storici evidenti. 
Riforma sostanziale della processione si ebbe nel 1623 con il Custode Tommaso Obicini, sotto la custodia del quale venne pubblicato un processionale ufficiale, Ordo Processionalis. 
Nel 1924 l’allora Custode Ferdinando Diotallevi aggiunse tra le stazioni della processione quotidiana la stazione dell’Addolorata al Calvario. L’anno seguente entrò in vigore una nuova versione della processione in cui furono apportate modifiche agli inni per adeguarli all’edizione ufficiale dell’Antifonale Romano.

Itinerario

Al suono delle campane, la comunità dei frati si recano nel coro per la recita della Liturgia delle Ore; in seguito escono dal coro e inizia la processione. Questa, composta di quattordici stazioni, inizia e termina nello stesso luogo, ossia nella cappella del santissimo Sacramento o dell’Apparizione di Gesù risorto a sua Madre. Partecipano alla processione i frati della comunità e alcuni provenienti da San Salvatore. 
Ad ogni stazione si recita o canta un inno adatto al luogo, segue un antifona e la colletta, infine vengono recitati un Pater, Ave e Gloria. Fino alla settima stazione la processione è recitata recto tono, cioè utilizzando sempre la stessa nota, e in seguito viene cantata.
Anticamente partecipavano alla processione anche i sacerdoti delle altre confessioni, ma questa pratica andò in disuso con il tempo. 
I frati hanno anche il diritto di incensare e pregare davanti agli altari di altre confessioni cristiane. 

La processione segue questo itinerario: 

  • I. All’altare del Santissimo Sacramento
  • II. Presso la Colonna della flagellazione
  • III. Al Carcere di Cristo
  • IV. All’altare della divisione delle vesti di Cristo
  • V. Nella Cripta del ritrovamento della Croce
  • VI. Alla cappella di Sant’Elena
  • VII. Alla cappella della coronazione e degli improperi
  • VIII. Al luogo della Crocifissione sul Calvario
  • IX. Al luogo dove Cristo spirò sulla Croce
  • X. All’altare dell’Addolorata
  • XI. Alla Pietra dell’unzione
  • XII. Al glorioso Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo
  • XIII. Al luogo dell’apparizione di Gesù a Maria Maddalena
  • XIV. Alla cappella dell’Apparizione di Gesù risorto a sua madre.


Nei giorni di grande solennità nella basilica, la processione viene anticipata e riveste una forma solenne. Partecipa alla processione insieme ai frati minori un Prelato che viene accolto solennemente in Basilica.

Ordo Processionis in Basilica Sancti Sepulcri

 

Orario apertura e chiusura della basilica:
Orario indicativo estivo (aprile-settembre): 5 - 21 tutti i giorni.
Orario indicativo invernale (ottobre-marzo): 4 - 19 tutti i giorni.

Sante messe domenicali:
Orario estivo (aprile-settembre): 5.30 - 6.00 - 6.30 (solenne in latino) e 18.
Orario invernale (ottobre-marzo): 4.30 - 5.00 - 5.30 (solenne in latino) e 17.

Sante messe feriali:
Orario estivo (aprile-settembre): 5.30 - 6.00 - 6.30 - 7.00 - 7.30 (solenne in latino), 
sabato ore 18.
Orario invernale (ottobre-marzo): 4.30 - 5.00 - 5.30 - 6.00 - 6.30 (solenne in latino) - 7.15, 
sabato ore 17.

Processione quotidiana:
Orario estivo (aprile-settembre) 17.00 tutti i giorni; 
Orario invernale (ottobre-marzo) 16.00 tutti i giorni.

Prenotazioni messe per sacerdoti e gruppi Cattolici certificati per il pellegrinaggio in Terra Santa:
Franciscan Pilgrims' Office - FPO
tel: +972 2 6272697 E-mail: fpo@cicts.org

Per ricervere informazioni:
Christian Information Centre - CIC 
(dentro la Porta di Jaffa, di fronte alla Cittadella)
tel: +972 2 6272692 fax: +972 2 6286417
e-mail: cicinfo@cicts.org

Ogni giorno sono a disposizione sacerdoti per il Sacramento della Riconciliazione presso la Cappella di Maria Maddalena