
Con la solenne celebrazione di apertura, presieduta da fra Massimo Fusarelli, Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, domenica 27 luglio 2025 hanno preso ufficialmente avvio i lavori del Capitolo, appuntamento che richiama frati e delegati da tutta la regione.
Il Capitolo rappresenta un momento di particolare importanza nella vita della Custodia, occasione in cui si riflette sulle sfide del presente, si ascolta la voce della fraternità e si traccia il cammino futuro della presenza francescana nei Luoghi Santi. È all’interno di questa cornice, una Gerusalemme ferita dalla violenza, ma che ancora vive di speranza, che la comunità francescana si raccoglie per affidare i propri passi a Dio e rinnovare il proprio impegno di pace, servizio e testimonianza evangelica.
La scelta di aprire i lavori con l’Eucaristia non è casuale: “Iniziamo oggi il capitolo della Custodia qui a Gerusalemme, in questa terra benedetta e ferita ancora una volta dalla violenza territoriale”, ha esordito fra Fusarelli, sottolineando come la preghiera comune e l’ascolto della Parola siano il fondamento e la bussola dell’intero percorso che sta iniziando. La liturgia inaugurale, dunque, non solo apre formalmente i lavori, ma richiama ciascun frate a riscoprire la radice profonda della propria vocazione: essere “strumenti di pace e di riconciliazione” in un contesto che, oggi, ne ha bisogno più che mai.

Nell’omelia, fra Fusarelli ha proposto una lettura delle scritture della domenica come fonte di speranza in un tempo in cui il grido di pace sembra inascoltato. “Le letture di questa domenica ci offrono una parola di speranza proprio nel momento in cui il mondo sembra sordo al grido di pace,” ha sottolineato. La figura di Abramo (Gn 18, 20-32), che intercede con audacia davanti a Dio, è stata presentata come modello di fede capace di “sintonizzarsi con il cuore di Dio”, invocando sempre la salvezza e il bene anche in circostanze avverse.
Nel prosieguo dell’omelia, il Ministro Generale, richiamando le parole di san Paolo (Col 2, 12-14), ha ricordato che il perdono e la grazia sono puro dono, non frutto delle nostre opere. “Non sono le nostre opere a salvarci, per quanto eroiche, ma è Cristo che ci ha liberati dal peccato e dalla morte.” È così che la vita dei credenti si fa “vita dei risorti”, capace di trasmettere speranza anche in mezzo alle difficoltà.
Fra Fusarelli ha accostato l’esperienza di san Francesco alla realtà concreta della Terra Santa, sottolineando il modo in cui il Poverello d’Assisi trovò la grazia nel servizio ai più poveri e nei gesti di misericordia che trasformano la vita.

Nel cuore della celebrazione, la preghiera insegnata da Gesù si fa luogo in cui ogni dolore e attesa trovano voce (Lc 11, 1-13): “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,” con al centro il grido filiale di Abba, Padre. Un invito, quello di fra Fusarelli, a continuare a pregare con fede anche quando tutto sembra crollare: “Lo ripetiamo quando tutto si sta sgretolando, anche materialmente intorno a noi, quando tanti conflitti continuano a dilaniare il mondo.”

Il messaggio che arriva da San Salvatore è chiaro: anche nel cuore delle divisioni, la via del perdono e della fraternità è possibile. L’esempio di San Francesco, che ha messo il perdono al centro della sua testimonianza, si fa chiamata attuale a rinnovare la ricerca della pace e della riconciliazione.
I lavori del Capitolo della Custodia si aprono così: nel solco della tradizione francescana ma con lo sguardo rivolto al futuro, affidati all’intercessione di Abramo e Francesco e sostenuti dalla fiducia audace nella misericordia di Dio.
Francesco Guaraldi
