
Nel primo sabato di Quaresima, Gerusalemme ha vissuto uno dei momenti più solenni del suo calendario liturgico: l’ingresso ufficiale del Patriarca latino nella Basilica del Santo Sepolcro.
Alle ore 14.00 di sabato 21 febbraio, il Card. Pierbattista Pizzaballa ha varcato la soglia del Santuario, accompagnato da due file di frati francescani della Custodia di Terra Santa. Il suo ingresso ha preceduto di circa trenta minuti quello del rappresentante della Chiesa armena, nel rispetto delle disposizioni stabilite dallo Status Quo, il complesso sistema di norme che regola tempi e modalità di presenza delle diverse confessioni cristiane nei Luoghi Santi.

Dopo l’ingresso, si è svolta la tradizionale processione cantata. Partendo dalla cappella dell’Apparizione del Risorto, il corteo ha attraversato l’itinerario che i francescani percorrono quotidianamente all’interno della Basilica fin dal 1336, anno che segna l’inizio della loro presenza stabile e custodiale nel Santuario.
Dopo la sosta al Calvario, la processione, formata da frati, religiosi, fedeli locali e pellegrini, è proseguita fino all’Edicola (la Tomba di Cristo) e ha effettuato i suoi tradizionali tre giri attorno ad essa.
La notte successiva, i frati della Custodia si sono ritrovati nuovamente al Santo Sepolcro per il solenne Ufficio delle Letture e la celebrazione vigilare, presieduti dal Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo. Questa consuetudine, attestata almeno dal 1754, accompagna tutte le domeniche di Quaresima, dalla prima fino alla Domenica delle Palme.
Secondo quanto previsto dallo Status Quo, l’Ufficio delle Letture si svolge nella cappella dell’Apparizione con il canto dei tre cantici dell’Antico Testamento. L’intera liturgia, nei testi e nei gesti, mette in risalto la dimensione pasquale della celebrazione, che trova il suo vertice nella proclamazione del Vangelo della Risurrezione.

Particolarmente suggestivo il momento della processione attorno alla tomba vuota: qui risuona il Benedictus, intervallato dall’antifona latina che ricorda l’annuncio dell’angelo — «L’Angelo del Signore scese dal cielo: ribaltò la pietra e vi sedette» — seguita dall’Alleluia. La proclamazione dell’Alleluia, pur nel tempo quaresimale, si giustifica con la centralità del luogo stesso della Risurrezione, dove la memoria dell’evento pasquale prevale sull’attesa penitenziale.
Nel cuore della notte, al termine dell’Ufficio, il Padre Custode ha presieduto la Messa domenicale presso la cappella della Crocifissione, sul Calvario, suggellando così una celebrazione che intreccia tradizione, liturgia e memoria viva dei misteri della Pasqua.
Oggi, domenica 22 febbraio, il Card. Pizzaballa ha presieduto, presso l’Altare della Maddalena, la solenne Celebrazione Eucaristica della prima domenica di Quaresima.

Nell’omelia rilasciata per la I Domenica di Quaresima, il Patriarca si è soffermato sul racconto delle tentazioni di Gesù nel Vangelo secondo Matteo (Mt 4,1-11). Viene letto come rivelazione delle paure più profonde che abitano il cuore umano: la paura della mancanza, del non essere amati abbastanza, del non valere. Come in Genesi 3, anche nel deserto il male si insinua come voce alternativa alla Parola di Dio, cercando di far dimenticare l’identità ricevuta.
Il tentatore non chiede a Gesù di compiere gesti straordinari, ma di dubitare della sua figliolanza: “Se tu sei Figlio…”. Cristo vince non opponendo forza alla forza, ma rimanendo saldo nella relazione con il Padre, fidandosi della sua Parola. Così, afferma il Patriarca, anche la Quaresima diventa per ogni credente un tempo per ritrovare la propria identità di figlio amato e imparare a riconoscere, tra tante voci, quella che non allontana da ciò che siamo, ma ci conduce alla verità di noi stessi.
Francesco Guaraldi
