
La processione solenne, la benedizione dell’acqua, la proclamazione del Vangelo, la preghiera di dedicazione, la litania dei santi, l’unzione dell’altare, l’incensazione, l’accensione delle candele e delle luci, il rivestimento e infine la celebrazione della prima Eucaristia. Per la comunità cattolica di Gerusalemme e per la Custodia di Terra Santa è stata una giornata di preghiera e di gioia, carica di fede e di significato. Dopo un anno di lavori sotto la supervisione dell'architetto Vincenzo Zuppardo, la comunità delle Clarisse del monastero di Santa Chiara ha vissuto il rito della consacrazione dell’altare e della dedicazione della chiesa del Sacro Cuore di Gesù. Un restauro, ha spiegato l'architetto, che ha interessato vari livelli, "dal consolidamento strutturale all'adeguamento impiantistico, fino al recupero architettonico e alla riorganizzazione dello spazio liturgico". Con un criterio guida: "Il rispetto del carattere e dell'identità architettonica dell'edificio, parte del patrimonio storico di Gerusalemme, insieme alla sua particolare funzione di chiesa monastica".
La celebrazione è stata presieduta da Sua Beatitudine il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Insieme a lui, il nunzio apostolico Monsignor Giorgio Lingua, il Custode di Terra Santa, fr. Francesco Ielpo, i frati della Custodia, religiosi e numerosi fedeli. Tutti desiderosi di partecipare insieme alle clarisse a un evento che per la Chiesa rappresenta uno dei riti più solenni della tradizione ecclesiastica. Perché la dedicazione della chiesa non è solo la “nascita” di un nuovo luogo di culto, ma il segno di una comunità viva che si arricchisce di un segno visibile della propria forza. Lo ha ricordato anche il Patriarca durante l'omelia: “Non benediciamo semplicemente un edificio rinnovato. Oggi la Chiesa prende una casa costruita da mani umane e la consegna per sempre a Dio”.
La celebrazione è iniziata con il rito di ingresso con cui il Patriarca e la madre superiora hanno aperto la porta ai fedeli. Dopo la processione, sono iniziati i riti solenni di cui si compone la dedicazione di una nuova chiesa.
Il primo rito è stato quello della benedizione dell'acqua, con cui sono stati benedetti i partecipanti alla messa e le pareti interne dell’edificio. Un richiamo al Battesimo dopo il quale è stata proclamata la Parola. Successivamente, dopo l’omelia, sono seguiti altri gesti dal profondo simbolismo. Dopo l'invocazione dei santi con le Litanie, il Patriarca ha dato avvio alla solenne preghiera di dedicazione. Un momento in cui è stato chiesto al Signore di trasformare questo tempio in un luogo di preghiera, di comunità e di comunione. Dopo, uno dei momenti salienti di questa complessa e affascinante celebrazione: l'unzione dell'altare con il sacro Crisma. Pizzaballa ha unto e cosparso l’altare e le pareti della chiesa: un atto con cui si cristallizza il momento in cui quel luogo diventa riservato al rito. E come ha ricordato lo stesso cardinale nella sua omelia: “L'altare è Cristo. È il suo Cuore trafitto, sorgente inesauribile di amore e di misericordia. È la mensa del sacrificio e della comunione”.
Dall’olio santo, si è passato all’incenso. Come la preghiera che sale metaforicamente verso il cielo e si diffonde per raggiungere Dio, così quel profumo si sparge per tutto l’edificio, santificando il tempio e l’altare. Quello stesso altare che, dopo l’incensazione, è stato rivestito dei teli e ornato con i fiori. Infine, i diaconi hanno portato il Crocifisso e le candele. E solo in quel momento, sono state accese le candele e così le luci di tutta la chiesa. Un altro rito denso di simbologia. Perché come le luci e le candele illuminano l’edificio, così Cristo è luce delle genti che illumina il mondo e i fedeli presenti. Solo dopo questo momento, è stato possibile celebrare il rito eucaristico. Un rito che è in fondo il senso ultimo della dedicazione: rendere possibile tra quelle mura il sacrificio che è il cuore della Chiesa e della fede cristiana.
Così, da sabato 18 luglio, Gerusalemme si arricchisce di una nuova chiesa. Per le clarisse, fedeli al carisma di Santa Chiara, un giorno che conferma una missione quotidiana, silenziosa e costante in Terra Santa. Per la Custodia, per i cattolici e per l’intera comunità cristiana, un ulteriore simbolo di rinnovamento e di forza. Nel luogo in cui Cristo ha compiuto la sua esperienza terrena, la comunità è viva e testimonia la volontà di proseguire in quella che è la sua essenza: essere Chiesa e immagine di speranza in un luogo ferito, denso di prove e in cui la Fede, ora, ha una nuova casa. E come ha spiegato Pizzaballa: “In questa Gerusalemme ferita, questa chiesa dedicata al Cuore trafitto di Cristo sia un segno visibile che l'amore è più forte di ogni muro e che la pace è ancora possibile”.
Lorenzo Vita
