
“È bello notare che la Chiesa non si fonda innanzitutto su un'organizzazione o su un progetto umano. Si fonda sulla fede. La vera roccia è la fede in Gesù Cristo, che Pietro fu il primo a professare e della quale divenne custode e testimone. Per questo motivo, ogni volta che celebriamo la festa di San Pietro, celebriamo anche il dono dell'unità della Chiesa. Pietro continua ad essere il segno visibile di quella comunione che Cristo ha desiderato per il Suo popolo.”
Così Fr. Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, ha sottolineato nella sua omelia l’importanza della festa di San Pietro celebrata sabato 27 giugno.
Nell'antica città portuale di Jaffa la solennità dei Santi Pietro e Paolo si celebra con un'intensità del tutto speciale. Affacciata sul Mediterraneo da Kedumim Square, la Chiesa francescana di San Pietro, con la sua facciata color ocra e l'alto campanile che svetta sopra il porto antico, non è solo un punto di riferimento visivo per i naviganti, ma un vero e proprio faro spirituale.
La scelta di questa sponda non è casuale. Gli Atti degli Apostoli raccontano che proprio a Jaffa Pietro compì il miracolo della resurrezione di Tabitha e, sul tetto della casa di Simone il Conciatore, ebbe la celebre visione della tovaglia calata dal cielo contenente ogni genere di animali. Una visione che lo spinse ad aprire le porte del battesimo ai pagani, a partire dal centurione Cornelio. Jaffa è, a tutti gli effetti, il luogo in cui la Chiesa ha compreso di non essere un "progetto chiuso", ma una casa universale.
L’odierna parrocchia di San Pietro a Jaffa incarna a pieno questa universalità della Chiesa. La comunità include infatti numerose persone provenienti da paesi e culture diverse: India, Filippine, Eritrea, e altre ancora. Sabato sera i fedeli si sono stretti nella celebrazione del loro Santo patrono. La liturgia è stata presieduta dal Padre Custode di Terra Santa, affiancato dal Nunzio Apostolico, l’Arcivescovo Giorgio Lingua, e da Fr. Apollinare, guardiano della fraternità francescana di Jaffa.
Riccardo Curti
