
Fede e ricerca. Studio e testimonianza. Reperti archeologici e"pietre vive" della comunità cristiana. Il grande progetto di restauro e ricerca archeologica della Basilica del Santo Sepolcro non si ferma. Martedì 8 settembre, all’interno del complesso di San Salvatore a Gerusalemme, i responsabili delle tre Comunità custodi — il Patriarca greco-ortodosso, Sua Beatitudine Teofilo III, il Custode di Terra Santa, fr. Francesco Ielpo, e i rappresentanti del Patriarca armeno di Gerusalemme, Sua Beatitudine Nourhan Manougian - si sono riuniti per fare il punto sui lavori e sulle attività scientifiche. All’evento ha preso parte anche Monsignor Nicola Di Ponzio, Segretario della Nunziatura Apostolica.
Nel suo intervento, Ielpo ha ricordato che il Santo Sepolcro è “uno dei luoghi più importanti e delicati della cristianità” e ha sottolineato come la collaborazione tra le Comunità sia stata fondamentale per lavorare “in uno spirito di fiducia reciproca e cooperazione”. Un impegno comune che, ha evidenziato, unisce “conservazione, ricerca e testimonianza”. Particolare rilievo è stato dato alla sinergia con l’Università La Sapienza di Roma, al centro di questo grande progetto. L’esperienza, come ha spiegato il Custode, dimostra come “la ricerca scientifica e la conservazione di un luogo sacro possano procedere insieme quando si fondano sulla fiducia, sul dialogo e sulla responsabilità condivisa”.
Un lavoro complesso, delicato, impegnativo, che vede una sinergia costante tra accademia e comunità ecclesiastica. E a confermare questo legame tra l’università romana e la Custodia, è stata la presenza alla conferenza stampa della Magnifica Rettrice, prof.ssa Antonella Polimeni, che insieme al costante e prezioso lavoro della prof.ssa Francesca Romana Stasolla e della sua squadra di archeologi e studiosi ha mostrato l’importanza del progetto per l’ateneo. Con loro, fr. Ielpo ha voluto anche ringraziare tutti i benefattori e i donatori, fr. Peter Vasko, che si è dedicato alla raccolta di fondi per questo progetto, fr. John Puodziunas, che continua questo servizio e la dott.ssa Carla Benelli. La gratitudine del Custode è andata anche alla Cooperazione Italiana allo Sviluppo e, in particolare, all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo di Gerusalemme, oltre che all’Economo della Custodia, fr. Dobromir Jasztal e gli ingegneri e architetti Najib Nasser, Theodosio Mitropoulos e Tony Yadi.
La ricerca continua con lo studio dei reperti e dei dati raccolti. Gli studiosi stanno ricostruendo la storia del sito, partendo dall’antica cava di pietra per passare alle epoche del Secondo Tempio e romana, fino alla fondazione della basilica cristiana. Nel mentre, prosegue anche l’opera di restauro. Le infrastrutture, coordinate da Manens s.p.a., sono ormai completate in gran parte della Basilica, mentre la Fondazione Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale ha coordinato la posa della pavimentazione restaurata, già realizzata per circa un terzo della chiesa. È stato inoltre presentato il restauro del portone ligneo d’ingresso, diretto da Roberto Saccuman.
I primi risultati della ricerca sono raccolti nel volume “Hagia Polis Project. Excavations at the Holy Sepulchre in Jerusalem. Volume I. Project and Methodology”. Un progetto nel quale la collaborazione tra Comunità e ricercatori diventa un prezioso strumento di conoscenza ma anche simbolo di una forma concreta di custodia del Luogo Santo a vantaggio dei fedeli. Perché l’unicità di quella Basilica è proprio quella di non essere un semplice sito archeologico, ma un luogo vivo che attira pellegrini da tutto il mondo e celebra continuamente riti che ricordano la Passione, la morte e la Resurrezione di Nostro Signore. E nel mese dell’Esaltazione della Santa Croce, fr. Ielpo ha ricordato che la Croce di Cristo, posta su quel Calvario racchiuso nella Basilica, “continua oggi a parlare a noi e al mondo nel linguaggio del perdono, della riconciliazione e di quella pace di cui la nostra Terra e il mondo hanno tanto bisogno”.
Lorenzo Vita
