"Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Gv 20,29)

Messaggio di Pasqua di Fr. Francesco Patton, ofm Custode di Terra Santa

Siamo nel Cenacolo, sul Monte Sion,nel luogo dove Gesù aveva consumato l’ultima cena con i suoi discepoli, lasciando loro il dono dell’eucaristia e del sacerdozio, ma anche il comandamento dell’amore fraterno e l’esempio del servizio attraverso la lavanda dei piedi.

È in questo luogo che Gesù appare agli apostoli la sera del giorno di Pasqua. Le porte chiuse non impediscono al Risorto di entrare, e Gesù si manifesta con parole, gesti e segni che sono importanti per quel piccolo gruppo di apostoli impauriti e ancora sotto shock per la sua morte, ma sono importanti anche per noi, a distanza di quasi 2000 anni.

Le parole e i gesti sono uniti tra loro e contengono un dono e una missione di pace e di riconciliazione: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Gesù dona la pace, Gesù dona lo Spirito Santo, Gesù affida una missione che è soprattutto missione di riconciliazione, di perdono e di pace, per farcirinascere come umanità nuova e riconciliata, ricreata dal dono dello Spirito.

Gesù offre anche un segno, che offrirà di nuovo otto giorni dopo, per aiutare il cammino di fede di Tommaso. E questo segno è la ferita dei chiodi nelle mani e nei piedi e la piaga della lancia nel costato. 

Gesù è risorto, ha vinto la morte, ma nel suo corpo di risorto porta ancora i segni dei chiodi e della lancia, porta cioè – e continuerà a portare per tutta l’eternità – i segni, le ferite e le piaghe che manifestano fin dove è arrivato il suo amore per noi: fino al dono di sé pieno e totale, fino a morire per noi. 

Questi segni, queste ferite, queste piaghe ci ricordano che la risurrezione non cancella la croce dalla storia personale di Gesù, da quella della Chiesa e dalla vita di ognuno di noi, ma la trasfigura, e ce la fa leggere in una luce nuova, quella – appunto – dellaPasqua.

Da questo luogo così speciale, desidero far giungere a ciascuna e a ciascuno di voi gli auguri di una Pasqua gioiosa da parte dei frati della Custodia di Terra Santa. 

Che da questo luogo, che è il luogo delle apparizioni del Risorto la sera della prima Pasqua cristiana e otto giorni dopo, Gesù continui a effondere lo Spirito Santo su di noi discepoli fragili, spesso impauriti e di poca fede.

Che da questo luogo la missione di pace, di perdono e di riconciliazione affidata da Gesù Risorto agli Apostoli, cioè alla Chiesa, riprenda vigore e si diffonda. 

Che il Risorto doni a ciascuno di noi la grazia e il coraggio di essere uomini e donne di pace e di riconciliazione, qui in Terra Santa ma anche in tutti i luoghi e le situazioni dove il peccato porta violenza e conflitto, incomprensione e divisione.

Che possiamo fare esperienza, in modo personale, di quella beatitudine, cioè di quella gioia piena e interiore, che Gesù Risorto qui ha proclamato in risposta alla faticosa professione di fede di Tommaso: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

Buona Pasqua a ciascuna e a ciascuno di voi e alle vostre famiglie.