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Ascensione del Signore: celebrazione e speranza nel cuore ferito della Terra Santa

Mercoledì 28 maggio, sul Monte degli Ulivi presso Gerusalemme, si sono susseguite le celebrazioni per la solennità dell’Ascensione di Gesù. Fin dal primo pomeriggio, i frati francescani della Custodia di Terra Santa si sono ritrovati in preghiera nel luogo che custodisce il ricordo di questo evento.
Quest’anno la celebrazione assume un significato ancora più profondo, come ha sottolineato il vicario custodiale, fra Ibrahim Faltas:

“Siamo testimoni di un segno di comunione: tutte le Chiese di Gerusalemme sono riunite e unite nella celebrazione dell’Ascensione. Un segno forte, profetico, che ci ricorda che l’unità è possibile ed è testimonianza viva del Vangelo nel cuore della Terra Santa.”

La cappella dell’Ascensione
Il primo santuario, probabilmente risalente al IV secolo, fu distrutto, ma i crociati lo ricostruirono con un piccolo edificio ottagonale (l’edicola che ancora oggi ammiriamo), lasciando aperto il tetto. Nel 1198, quando Saladino la acquistò, i musulmani vi aggiunsero una cupola. Da allora, il sito è proprietà del waqf islamico di Gerusalemme e utilizzato come moschea, sebbene non vi si celebrino riti.

Dall’ingresso del Vicario alla Messa solenne dell’alba
Le celebrazioni sono iniziate nel primo pomeriggio, con l’ingresso solenne del Vicario nella Cappella dell’Ascensione. É seguita la recita dei Vespri, presieduta da fra Ibrahim e successivamente i frati hanno intonato in processione le litanie dei santi, compiendo tre giri intorno all’edicola crociata.

Di notte la veglia è proseguita con l’Ufficio delle Letture, a cui è seguita la celebrazione di numerose Messe. Alle 5 del mattino, la solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta nuovamente da fra Ibrahim, all’aperto, davanti a un folto gruppo di fedeli.

“Qui, sul Monte degli Ulivi, luogo della salita di Gesù al cielo, il nostro sguardo si alza, ma il cuore resta ancorato alla terra, una terra amata, ferita, attesa.” Ha esordito il Vicario nella sua omelia.

Il significato profondo della festa
La solennità dell’ascensione racchiude un significato profondo che tocca in profondità tutti noi cristiani.

“L’Ascensione non è solo un evento – prosegue fra Ibrahim - è un mistero che ci interpella. È il sigillo della missione di Cristo e, insieme, il punto di partenza della missione della Chiesa. ‘Dove sono io, là sarà anche il mio servo,’ aveva detto. L’Ascensione è promessa: la nostra umanità è chiamata al cielo, la nostra carne è accolta nella Trinità, le nostre ferite sono avvolte dalla luce eterna.”

Uno sguardo solidale su Gaza
Riflettendo sulle sofferenze, nel momento della gioia liturgica, il Vicario ha rivolto il pensiero alla drammatica realtà presente a Gaza:

“Ma oggi, mentre il Vangelo ci invita a guardare verso l’alto, la realtà ci tira giù. Penso a Gaza distrutta […] e allora, da questa altura sacra, ci viene spontaneo chiedere: dov’è Dio quando l’uomo distrugge ciò che Lui ha creato?”

Quando il dolore e la sofferenza sembrano vincere, la vocazione di ogni cristiano è portare il Cielo sulla Terra sottolinea fra Ibrahim.

“Siamo chiamati a portare il cielo sulla terra, a piantare semi di pace proprio dove tutto sembra perduto. Qui, in Terra Santa, questa chiamata è più urgente che mai: camminare controcorrente, scegliere la fraternità, cercare il volto dell’altro anche quando sembra impossibile. Dobbiamo lavorare alla ricerca e alla costruzione dell’unità.”

Lucia Borgato

 

 

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