
Mercoledì 28 maggio, sul Monte degli Ulivi presso Gerusalemme, si sono susseguite le celebrazioni per la solennità dell’Ascensione di Gesù. Fin dal primo pomeriggio, i frati francescani della Custodia di Terra Santa si sono ritrovati in preghiera nel luogo che custodisce il ricordo di questo evento.
Quest’anno la celebrazione assume un significato ancora più profondo, come ha sottolineato il vicario custodiale, fra Ibrahim Faltas:
“Siamo testimoni di un segno di comunione: tutte le Chiese di Gerusalemme sono riunite e unite nella celebrazione dell’Ascensione. Un segno forte, profetico, che ci ricorda che l’unità è possibile ed è testimonianza viva del Vangelo nel cuore della Terra Santa.”


Di notte la veglia è proseguita con l’Ufficio delle Letture, a cui è seguita la celebrazione di numerose Messe. Alle 5 del mattino, la solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta nuovamente da fra Ibrahim, all’aperto, davanti a un folto gruppo di fedeli.
“Qui, sul Monte degli Ulivi, luogo della salita di Gesù al cielo, il nostro sguardo si alza, ma il cuore resta ancorato alla terra, una terra amata, ferita, attesa.” Ha esordito il Vicario nella sua omelia.

“L’Ascensione non è solo un evento – prosegue fra Ibrahim - è un mistero che ci interpella. È il sigillo della missione di Cristo e, insieme, il punto di partenza della missione della Chiesa. ‘Dove sono io, là sarà anche il mio servo,’ aveva detto. L’Ascensione è promessa: la nostra umanità è chiamata al cielo, la nostra carne è accolta nella Trinità, le nostre ferite sono avvolte dalla luce eterna.”

“Ma oggi, mentre il Vangelo ci invita a guardare verso l’alto, la realtà ci tira giù. Penso a Gaza distrutta […] e allora, da questa altura sacra, ci viene spontaneo chiedere: dov’è Dio quando l’uomo distrugge ciò che Lui ha creato?”

Quando il dolore e la sofferenza sembrano vincere, la vocazione di ogni cristiano è portare il Cielo sulla Terra sottolinea fra Ibrahim.
“Siamo chiamati a portare il cielo sulla terra, a piantare semi di pace proprio dove tutto sembra perduto. Qui, in Terra Santa, questa chiamata è più urgente che mai: camminare controcorrente, scegliere la fraternità, cercare il volto dell’altro anche quando sembra impossibile. Dobbiamo lavorare alla ricerca e alla costruzione dell’unità.”
Lucia Borgato
