
Dal febbraio 2023 il Campo dei Pastori, uno dei luoghi più significativi della tradizione evangelica nei pressi di Betlemme, è interessato da una nuova e articolata campagna di scavi archeologici, frutto della collaborazione tra il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e la Custodia di Terra Santa. Un progetto che unisce rigore scientifico, attenzione al pellegrinaggio e sensibilità verso la popolazione locale, in un contesto segnato da profonde difficoltà politiche e sociali.
A guidare il lavoro sul campo è un’équipe composta da studiosi e ricercatori, tra cui il professor Gabriele Castiglia, docente di Topografia dell’Orbis Christianus Anticus, e Fr. Simone Schiavone, frate minore conventuale e dottorando in archeologia cristiana. Come raccontato dai ricercatori, il progetto nasce inizialmente con un obiettivo apparentemente semplice: una campagna di pulizia e di nuova documentazione delle strutture archeologiche già note, in modo da aggiornarne la lettura e valutarne una possibile futura fruizione.
In questo contesto si è inserita anche la visita di oggi, pensata per illustrare al Custode di Terra Santa, Fr. Francesco Ielpo, e altri frati della Custodia (al Segretario Custodiale, Fr. Alberto Pari, al Guardiano del Campo dei Pastori, Fr. Luis Enrique Segovia e altri) lo stato di avanzamento delle ricerche e le prospettive future dei lavori presso il Campo dei Pastori.

Gli interventi attuali si inseriscono in continuità con le ricerche condotte negli anni Cinquanta del Novecento da padre Virgilio Corbo, archeologo francescano dello Studium Biblicum Franciscanum, che scavò una parte significativa dell’area, portando alla luce strutture ecclesiali legate alla memoria cristiana del sito. Proprio a partire da quelle indagini storiche, l’équipe ha ripreso lo scavo della zona della chiesa, già parzialmente esplorata da Corbo, affiancandovi nuove indagini in settori finora rimasti inesplorati.
Come sottolinea il professor Castiglia, le trincee esplorative aperte negli ultimi due anni hanno restituito dati di grande interesse, mostrando che il sito è probabilmente molto più esteso di quanto noto in precedenza, e che nemmeno padre Corbo aveva potuto indagarlo nella sua interezza. Una scoperta che apre nuove prospettive di ricerca e rende difficile, almeno per ora, stabilire con precisione la durata complessiva dei lavori.

Tra i prossimi passi del progetto vi è l’auspicio di avviare una campagna di indagini georadar, una tecnica diagnostica non invasiva che permetterebbe di valutare l’estensione del sito senza ricorrere esclusivamente allo scavo stratigrafico. I risultati di queste analisi saranno decisivi per orientare le scelte future, sia in termini di ricerca scientifica sia di valorizzazione dell’area.
L’équipe, impegnata anche in attività didattiche e di studio, non può garantire una presenza continuativa sul campo, ma l’intenzione è quella di tornare tra settembre e ottobre per ampliare ulteriormente le aree già investigate. In prospettiva, insieme alla Custodia di Terra Santa, si punta anche alla ricerca di fondi più consistenti per la sistemazione complessiva del sito: coperture protettive, nuova pannellistica e percorsi che consentano una visita più chiara e coinvolgente.

Uno degli aspetti più toccanti emersi dalle spiegazioni dei ricercatori, riguarda il contesto in cui si è svolta la ricerca. L’équipe si trovava in Terra Santa il 7 ottobre 2023, evento che ha segnato profondamente l’andamento dei lavori. Nei mesi successivi, le difficoltà logistiche, i controlli sempre più rigidi e il clima di paura diffuso hanno reso complessa l’organizzazione delle campagne di scavo e la stessa mobilità degli studiosi.
Nonostante ciò, la decisione di tornare sul campo è maturata anche come scelta simbolica: offrire un segno di attività, di futuro e di speranza in un territorio dove molte persone hanno perso il lavoro e faticano a immaginare il domani. L’archeologia diventa così non solo studio del passato, ma gesto concreto di presenza e solidarietà.

Come sottolinea Fr. Simone Schiavone, l’obiettivo del progetto non è esclusivamente scientifico. Il Campo dei Pastori è uno dei siti più importanti della Custodia di Terra Santa, e il lavoro mira anche a offrire ai pellegrini qualcosa di nuovo da vedere, ampliando e arricchendo quanto già noto grazie agli scavi storici. Allo stesso tempo, grande attenzione è riservata al coinvolgimento della popolazione locale, affinché possa sentirsi parte attiva nella conoscenza e nella valorizzazione del sito.
In questa direzione va la convenzione con l’Università di Betlemme, attiva dal 2023, che ha permesso la partecipazione di studenti locali alle campagne di scavo prima del conflitto. Un’esperienza formativa che l’équipe intende riprendere ogni volta che le condizioni lo consentiranno, nella convinzione che il futuro del sito passi anche attraverso competenze radicate nel territorio.

Fr. Simone ci ha offerto anche una riflessione più ampia sul significato dell’archeologia francescana oggi. Per Fr. Simone, lavorare come archeologo in Terra Santa significa riscoprire il carisma originario di san Francesco, che invitava i frati a lavorare con le proprie mani e a mettere a servizio della comunità le competenze maturate prima della vita religiosa. In un contesto in cui esiste il rischio di una progressiva secolarizzazione, il lavoro sul campo diventa anche una forma di testimonianza, capace di tenere insieme vita fraterna, fede e professionalità.

Nel solco tracciato da figure come padre Virgilio Corbo, gli scavi al Campo dei Pastori si confermano così non solo come un progetto archeologico, ma come un’esperienza profondamente umana ed ecclesiale: un ponte tra passato e presente, tra ricerca scientifica, pellegrinaggio e speranza per una terra ferita ma ancora capace di generare futuro.
Francesco Guaraldi
