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A Betlemme, come a Gaza, la luce del Natale non si spegne

L'ingresso del Patriarca Latino di Gerusalemme, Card. Pierbattista Pizzaballa, a Betlemme per la celebrazione del Natale

Dopo due anni di estrema difficoltà, Betlemme è tornata oggi a vivere il Natale in una forma festante, partecipata e carica di gioia. Le celebrazioni del 2025 hanno segnato una lenta ma significativa rinascita per la città: prima, con l’ingresso solenne del Custode di Terra Santa, Fr. Francesco Ielpo, che ha aperto ufficialmente il cammino dell’Avvento; poi, il 6 dicembre, con la tradizionale accensione dell’albero in Piazza della Mangiatoia, un momento che ha restituito luce simbolica al cuore della città e ha riunito famiglie e visitatori in un’atmosfera di attesa e speranza. Infine, oggi, vigilia di Natale, i fedeli, i pellegrini e i turisti presenti in città hanno accolto con calore, affetto e allegria il Patriarca Latino di Gerusalemme, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, trasformando le strade in un unico grande abbraccio collettivo.

La parata e l’accoglienza dei presenti

Dopo l’accoglienza della parrocchia presso il muro di separazione di betlemme, che divide la città e la separa dalla tomba (e sinagoga) di Rachele, il patriarca ha raggiunto l’inizio della famosa “star street”, la via della stella.
Qui lo attendeva una folla numerosissima e festante: famiglie, religiosi, scout, giovani e anziani, uniti in un’accoglienza fatta di sorrisi, strette di mano, applausi, canti e bandiere. I gruppi scout di Betlemme, radunati presso il centro dell’Azione Cattolica, hanno dato inizio alla parata una volta che il Patriarca è sceso dall’auto ufficiale per iniziare a piedi la camminata tradizionale. Da quel momento, il corteo ha assunto il ritmo di una processione popolare vibrante, accompagnando il Cardinale fino alla Piazza della Mangiatoia.

Arrivato nella piazza, Pizzaballa ha rivolto ai presenti parole di speranza, gratitudine e affetto, ricordando il recente incontro con la comunità di Gaza e collegando idealmente le ferite della Terra Santa a un unico bisogno universale di pace. Ha ribadito con forza che, nonostante le difficoltà, vede una luce che non si arrende alle tenebre. Quella luce, ha spiegato, sono proprio le persone lì presenti, coloro che scelgono la vita, la dignità, la speranza, la fraternità, e che non rinunciano a ricostruire, a credere e a camminare. Un messaggio accolto in silenzio profondo, prima di essere seguito da un lungo applauso che ha attraversato l’intera piazza.

L’ingresso in Natività

Giunto sul sagrato della basilica, il Patriarca è stato accolto dai frati della Custodia di Terra Santa, guardiani del luogo santo. Un momento dal forte valore simbolico, che ha sottolineato la continuità della presenza francescana in Natività e il loro servizio quotidiano alla comunità cristiana.

Ad accoglierlo per primo è stato Fr. Marcelo Cicchinelli, Guardiano della Natività, che ha salutato il Patriarca prima del suo ingresso nella Chiesa di Santa Caterina, adiacente alla Basilica della Natività. Qui il Cardinal Pizzaballa ha recitato i primi Vespri, avviando ufficialmente la preghiera della notte santa, mentre l’intera città attendeva la celebrazione eucaristica della mezzanotte.

La liturgia dei Vespri, solenne e composta, ha fatto da ponte tra la festa delle strade e il mistero del silenzio della basilica, ricordando che il Natale a Betlemme non è solo tradizione popolare, ma soprattutto memoria di un Dio che entra nella storia, si fa vicino e la trasforma dall’interno.

La messa di Natale

La Basilica della Natività a Betlemme è tornata oggi a essere il centro spirituale del Natale. Nella notte, il Cardinale Pizzaballa ha presieduto la solenne Messa di Natale, un rito dal valore universale celebrato nel luogo esatto in cui la tradizione cristiana colloca la nascita di Gesù.

L’omelia del Patriarca si è aperta con un forte richiamo storico e teologico. Il Patriarca ha sottolineato come il racconto evangelico non sfugga alla realtà, ma la abiti: «Luca colloca la nascita di Gesù dentro la grande storia del mondo. Dio non ha paura della storia umana, nemmeno quando essa appare confusa, segnata da ingiustizie, violenza e dominio». Il Natale, ha ricordato, non nasce in un tempo pacificato, ma nel reale, anche quando è ferito.
Dalle letture bibliche si è delineato un messaggio chiaro: la luce non cancella la notte, ma la attraversa.

Tra i passaggi centrali dell’omelia, uno dei più citati è stato il riferimento al decreto di Cesare Augusto. Il Cardinale lo ha letto come simbolo di ogni epoca:

«Il decreto di Cesare sembra dominare la scena. Eppure, senza saperlo, proprio quel decreto diventa strumento di un disegno più grande». E ancora: «Dio non aspetta che la storia migliori per entrarvi. Entra mentre la storia è quella che è».

Le difficoltà della Terra Santa non sono state ignorate: «Le scelte dei potenti hanno conseguenze concrete sulla vita di milioni di persone. La Terra Santa ne è testimone». parole che hanno risuonato con particolare forza tra i fedeli locali.

l Patriarca ha commentato poi il passo del Vangelo relativo ai pastori:

«Lo sguardo del Vangelo passa dai potenti ai pastori nei campi, uomini semplici, spesso invisibili, che rappresentano la vita ordinaria e la fatica quotidiana». E ha aggiunto: «Dio non si rivela ai privilegiati, ma ai cercatori; non a chi possiede, ma a chi veglia». Il Natale, ha ricordato il Cardinale, non è fuga dal presente ma assunzione di responsabilità:

«Il Natale non è un rifugio spirituale che ci sottrae alla fatica del tempo presente, ma una scuola di responsabilità».
Ogni atto di pace, ogni parola riconciliata, ogni gesto che non alimenta l’odio diventa incarnazione concreta della pace di Dio nella storia. 

L’attenzione si è poi spostata su Gaza, visitata nei giorni precedenti dal Patriarca. Le sue parole non hanno lasciato spazio a dubbi sulla concretezza del momento:

«Sono rimasto colpito dalla forza delle persone, dal desiderio di ricominciare… Loro stanno vivendo un Natale speciale, di nuova nascita». Una testimonianza viva che ha fatto da ponte tra l’annuncio liturgico e la sofferenza quotidiana della popolazione.

L’omelia ha raggiunto il suo culmine nel tema della luce:

«La luce di Betlemme non abbaglia: illumina il cammino. Passa di cuore in cuore, attraverso scelte quotidiane di pace».
E nel grande annuncio proclamato dagli angeli, citato dal Patriarca come bussola della celebrazione: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che Egli ama» (Lc 2,14). Una pace donata, ma non imposta: affidata alle mani e alla libertà degli uomini.

Al termine della celebrazione, il Patriarca ha affidato la Terra Santa alla benedizione del Bambino, con un’invocazione scandita come un mandato: «Che il Bambino nato a Betlemme benedica questa terra e tutti i suoi popoli. Benedica ogni famiglia provata, ogni bambino ferito, ogni uomo e ogni donna stanchi sotto il peso del presente. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta».

La processione nella Grotta

Al termine della celebrazione, il Patriarca si è poi recato nella grotta della natività assieme ai numerosi sacerdoti che hanno concelebrato la messa. Qui ha posto la statua del bambino Gesù sopra la stella d’argento indicante il luogo della nascita. Dopo la lettura del vangelo, lo ha posto nella cosiddetta “mangiatoia”, dove lo ha incensato e ha terminato la celebrazione con la benedizione una volta risalito nella chiesa di santa Caterina.

Francesco Guaraldi

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