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21 febbraio 2026 - Sabato dopo le Ceneri - Fr. Alessandro Cavicchia 

Il Vangelo del giorno meditato da Fr. Alessandro Cavicchia, Professore presso lo Studium Biblicum Franciscanum

22 Feb 2026

21 febbraio 2026
Sabato dopo le Ceneri
Fr. Alessandro Cavicchia

Il Signore vi dia pace! Sono fr. Alessandro Cavicchia, frate minore in servizio nella Custodia di Terra Santa e docente di NT presso lo Studio Biblico Francescano. 

Il brano che abbiamo ascoltato del vangelo di Luca ci permette una profonda riflessione sulla nostra vita grazie alla figura di Levi, colui che nella tradizione è riconosciuto come l’apostolo Matteo. Possiamo sottolineare alcuni aspetti molto semplici ma anche molto significativi. Il primo è quello della posizione di Levi: è seduto dietro un banco ad esigere denaro.  

Non si tratta solo di una posizione fisica, ma coinvolge anche la dimensione personale ed esistenziale. Il fatto di essere seduto indica una staticità, quasi una fissità e una fissazione in una posizione statica.  

A livello intimo, Levi è lì ad esigere del denaro, per una nazione occupante, i Romani, ma certamente anche per il proprio tornaconto. Il desiderio del denaro è, in realtà la prima barriera che impedisce a Levi di andare oltre se stesso, di uscire dal proprio mondo interiore, che diventa una sorta di prigionia. Si tratta di un desiderio egocentrico che in fondo impedisce la libertà e il movimento. Impedisce un autentico cammino di vita. 

A livello relazionale, il banco può essere inteso come una separazione e una protezione, ma certamente anche in questo caso possiamo scoprire l’ambiguità di una protezione che diventa però separazione. Levi è protetto e isolato insieme dal proprio mondo, legato alla sua attività di esattore delle tasse. Possiamo immaginare il modo con cui Levi era guardato dalla folla, da coloro che andavano a versare ai suoi piedi, e tramite lui ai Romani occupanti, il frutto delle proprie fatiche e il frutto della terra, quella terra benedetta che apparteneva solo al Signore e che Lui aveva donato a Israele. Quanti sguardi di odio ha avuto intorno a sé? Forse meritati, possiamo pensare, ma certamente tutto ciò aumentava lo spessore della cortina di separazione che diventava impenetrabile, una barriera e un confinamento insormontabile… 

Gesù guarda Levi. È il primo gesto che compie. Il vangelo non ci dice molto di più, non offre dettagli, ma sembra proprio che ciò che provoca il cambiamento nella vita di Levi è lo sguardo di Gesù. Allora occorre forse lasciare spazio alla nostra immaginazione. Forse Levi si è sentito, forse per la prima volta, guardato in un modo nuovo. Si può riconoscere in quello sguardo la possibilità di tenere insieme il valore della persona, senza disprezzo, ma senza nascondere il male. Gesù ha visto la persona redenta e riscattata dal male ed ha restituito a Levi la speranza, la fiducia in una nuova possibilità. Gesù è stato in grado di offrire una differenza, una novità di vita. Con il suo semplice sguardo, Gesù ha mostrato a Levi che un’alternativa esiste, che la gabbia nella quale si ritrova non è insuperabile. Lo sguardo di Gesù mostra a Levi la via della libertà, quella vera: la libertà di cambiare vita, di abbandonare il male, di aprire vie nuove di bene. 

Ecco perché dinanzi allo sguardo e alla voce di Gesù Levi lascia tutto, si alza e una nuova vita può iniziare seguendo quello sguardo, quella parola, quella speranza di una novità vera. Il banco delle imposte, il banco dell’odio, il tavolo che chiude diventa allora una mensa che si apre a peccatori e pubblicani, per mostrare a tutti che un’altra via è possibile. 

Carissimi, lasciamoci incontrare nella fede dallo sguardo riconciliante di Gesù; nessuna situazione o condizione di vita è tale che non esista alternativa. E Gesù ci mostra la via migliore, la via del bene e la via della sequela feconda. 

Pace e bene dalla Terra Santa. 

 

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