
12 dicembre 2025
II Venerdì d'Avvento
Fr. Massimo Luca
Il Signore vi doni pace.
Sono f. Massimo Luca dello Studio Biblico Francescano di Gerusalemme.
Il brano del vangelo che abbiamo ascoltato è parte di un'ampia sezione caratterizzata dalle diverse prese di posizione che maturano attorno alla persona e all'attività di Gesù. In questo racconto Gesù invita tutti coloro che lo ascoltano a capire l'agire di Dio attraverso una similitudine che prende spunto dall'attività di Giovanni, il Battista, e da quella del Figlio dell'uomo (Mt 11,16-19).
I farisei contestano Giovanni e Gesù. La contestazione è posta in parallelo e rivela che essi sono una «generazione» capricciosa e contraddittoria nelle richieste religiose (Mt 11,18-19), incapace di leggere i segni dei tempi. È una generazione che vuole imporre a Dio come rivelarsi, dirgli cosa fare e come agire nella storia secondo il principio del «sia fatta la mia (nostra) - non la tua - volontà».
Gesù li qualifica una «generazione malvagia e adultera» (Mt 12,29). Mette a confronto la duplice reazione dei suoi contemporanei e quella di tutti quelli che ascoltano questo brano evangelico: di fronte allo stile austero e penitente di Giovanni scribi e farisei concludono che il profeta non è normale, sta sotto l'influsso di uno spirito maligno; di fronte a quello del Figlio dell'uomo, che non disdegna la compagnia della buona tavola, concludono che è un mangione e beone, che non rispetta le norme di separazione rituale perché amico di pubblicani e peccatori.
Ma allora che cosa vogliono? La sentenza finale di Matteo dà una risposta a queste reazioni contraddittorie: lo stile sapiente di Dio è stato riconosciuto giusto da quelli che prendono in considerazione il suo modo di agire: Gesù, come la «sapienza» di Dio, si rivela nelle sue «opere» (cfr. Sir 18,1-4).
L'atteggiamento proprio dello stolto è quello di non sapere fare ciò che conviene al momento giusto come è scritto nei libri sapienziali: «c'è un tempo per piangere e un tempo per ridere» (Qo 3,46; Pr 25 ,20; Sir 22,6). Questo atteggiamento è ben descritto nella scena dei ragazzi che stanno seduti in piazza e non hanno saputo danzare quando è stata proposta la musica delle nozze, e fare lutto quando è stata intonata la nenia del funerale.
Così è il vivere degli «stolti», che nel vocabolario di Matteo significa essere ciechi e rimanere sordi allo stile e all'appello di Dio.
Gli stolti non sanno cogliere l'invito alla penitenza rivolto da Giovanni e non vogliono accogliere la proclamazione della gioia messianica inaugurata da Gesù. Ma per tutti i credenti, sintonizzati con lo stile di Dio e raggiunti da questo annuncio, l'uno e l'altro atteggiamento rientrano nell'unico progetto salvifico divino che si svolge per tempi successivi e diversi e richiede a ciascuno di riconoscerlo, accoglierlo e viverlo.
