Cari fratelli e sorelle,
il cuore di questa liturgia, dopo l’ascolto della Passione del Signore, è l’adorazione della Croce.
Tra poco il sacerdote si toglierà la casula e anche le scarpe per accostarsi alla Croce. È un gesto semplice, ma molto eloquente. Un gesto che ci aiuta a entrare più profondamente nel mistero che stiamo celebrando.
Questo gesto richiama alla mente un altro episodio della Scrittura: quello del roveto ardente, quando Mosè si avvicina e il Signore gli dice: “Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale stai è terra santa.”
Davanti alla rivelazione di Dio, Mosè si toglie i sandali. Davanti a Dio che si manifesta, l’uomo riconosce di trovarsi su un terreno che non gli appartiene, un terreno sacro.
Ecco, questa sera accade qualcosa di simile.
Perché la Croce è il luogo della rivelazione piena, definitiva, di Dio. Non una rivelazione parziale, non un segno tra tanti: qui Dio si manifesta totalmente, qui si rivela il suo volto.
Se vogliamo conoscere veramente Dio, dobbiamo guardare alla Croce. Se vogliamo capire chi è Dio, dobbiamo contemplarlo lì.
La Croce è la parola più vera su Dio. È la parola definitiva su Gesù.
Per questo anche noi, in qualche modo, questa sera siamo invitati a “toglierci i sandali”. A deporre le nostre sicurezze, le nostre idee, le nostre immagini di Dio. A entrare in questo mistero con rispetto, con silenzio, con adorazione.
Non siamo qui per capire tutto, ma per lasciarci raggiungere dal suo amore. Non siamo qui per spiegare, ma per contemplare.
Tra poco ci accosteremo alla Croce.
Facciamolo con questo atteggiamento: come Mosè davanti al roveto ardente. Riconoscendo che questo è un luogo santo.
Togliamoci i sandali. E andiamo ad adorare la Croce.
