Cari fratelli e sorelle,
il Signore vi doni la sua pace!
La liturgia di oggi ci invita a contemplare il cuore stesso di Dio. Quando parliamo della Santissima Trinità, potremmo essere tentati di pensare a una verità astratta, difficile da comprendere, lontana dalla nostra esperienza quotidiana. In realtà il Vangelo ci mostra esattamente il contrario.
Gesù non ci parla della Trinità attraverso definizioni o formule. Ci parla del Padre che ama il mondo a tal punto da donare il Figlio unigenito. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Al centro della rivelazione non c'è una teoria su Dio, ma un gesto: il dono.
Il Padre dona il Figlio. Il Figlio dona la sua vita sulla Croce. Lo Spirito Santo viene donato ai credenti perché possano vivere della stessa vita di Dio.
La Trinità è il mistero di un Dio che non trattiene nulla per sé, ma che è comunione, relazione, dono reciproco. Dio è amore perché Dio è comunione di Persone.
Se siamo creati a immagine di Dio, allora siamo fatti per la comunione, per il dialogo, per l'incontro. La nostra vocazione non è la chiusura in noi stessi, ma il dono reciproco. La fraternità non è un'aggiunta alla vita cristiana: è la sua forma più autentica.
Per questo motivo è particolarmente significativo che oggi alcuni dei nostri fratelli ricevano il ministero del lettorato e dell'accolitato.
A prima vista si potrebbe pensare che questi ministeri siano semplicemente dei servizi affidati a qualcuno per il bene della comunità. Certamente lo sono. Ma la Chiesa, nella sua sapienza, ci ricorda che prima ancora di essere un servizio per gli altri, essi sono un dono per chi li riceve.
Al lettore viene chiesto di meditare assiduamente la Parola di Dio affinché ne sia interiormente illuminato. Non si tratta soltanto di proclamare un testo durante la liturgia. Prima di risuonare sulle labbra, la Parola deve scendere nel cuore. Prima di essere annunciata agli altri, deve convertire chi la proclama.
Cari fratelli che ricevete oggi il lettorato, la Chiesa vi affida la Scrittura affinché sia anzitutto la Scrittura a formare voi. Più vi lascerete illuminare dalla Parola, più la vostra vita diventerà trasparenza del Vangelo.
Lo stesso vale per l'accolito. Egli serve l'altare e distribuisce il Pane di vita ai fratelli. Ma proprio attraverso questo servizio è chiamato a crescere nella fede e nella carità.
L'Eucaristia che distribuisce agli altri è la stessa che deve trasformare la sua vita. L'altare che serve è la scuola nella quale imparare il dono di sé. Il Corpo di Cristo che passa attraverso le sue mani deve modellare il suo cuore.
Ecco il paradosso cristiano: chi serve viene arricchito. Chi dona riceve. Chi si mette a disposizione del Signore scopre che il primo beneficiario del ministero è lui stesso.
La Parola illumina il lettore. L'Eucaristia fa crescere l'accolito nella fede e nella carità.
Così il ministero diventa una scuola permanente di trasformazione interiore.
In fondo, questo è lo stile stesso della Trinità. Nessuna delle Persone divine vive per se stessa. Ognuna vive nell'accoglienza e nel dono. E proprio per questo possiede la pienezza della vita.
Anche noi troviamo la nostra realizzazione non nel trattenere, ma nel ricevere e nel donare. Riceviamo la Parola e veniamo illuminati. Riceviamo il Pane della vita e cresciamo nell'amore. Riceviamo un ministero e scopriamo che il Signore, attraverso quel servizio, sta formando il nostro cuore.
Cari fratelli che oggi ricevete questi ministeri, non considerateli come una tappa raggiunta, ma come un cammino che inizia. Lasciatevi plasmare dalla Parola che leggerete e dall'Eucaristia che servirete.
E tutti noi chiediamo oggi la grazia di diventare sempre più immagine della Trinità: uomini e donne capaci di comunione, di fraternità e di dono.
Perché il mondo possa riconoscere, attraverso la nostra vita, il volto del Padre che dona il Figlio, del Figlio che dona se stesso e dello Spirito che continua a donare la vita alla Chiesa.
