Professione semplice di fra Fahed Piotr Jamal
Memoria di Santa Monica
1Cor 1,1-9; Mt 24,42-51
Cari fratelli e sorelle,
oggi la nostra fraternità vive una grande gioia. Nella memoria di Santa Monica, madre perseverante nella fede e nella preghiera, accompagniamo fra Fahed Piotr nella sua prima professione religiosa nell'Ordine dei Frati Minori. È un giorno di grazia per lui, per la sua famiglia, i suoi figli e per tutta la Custodia di Terra Santa.
La Parola di Dio ci offre una chiave semplice ma profonda per comprendere ciò che oggi celebriamo.
Nel Vangelo Gesù ci dice: «Vegliate». Non invita a vivere nella paura di un padrone che può arrivare all'improvviso, ma a vivere con un cuore sveglio, capace di riconoscere che ogni giorno è un dono.
Noi spesso pensiamo che la vigilanza significhi attendere qualcosa di straordinario. Gesù, invece, parla di un servo che continua a fare bene il suo lavoro quotidiano: distribuisce il cibo al momento opportuno, si prende cura della casa, rimane fedele al compito ricevuto.
La vera vigilanza è la fedeltà.
È ricordare che ogni giorno è un dono, che la vita non ci appartiene, ma ci è stata affidata. Non siamo proprietari della nostra esistenza: siamo amministratori di un dono che un giorno restituiremo al Signore.
Chi vive così non spreca il tempo, non rimanda continuamente il bene da fare, non vive aspettando un futuro migliore. Vive il presente con gratitudine, perché sa che tutto è grazia.
È proprio questo il significato della professione religiosa.
Caro fra Fahed, oggi tu non prometti anzitutto di fare grandi cose. Oggi consegni la tua vita nelle mani del Signore, riconoscendo che la tua vita è già sua.
Con la professione dei voti di obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, secondo la Regola di san Francesco, tu dici al Signore: la mia vita non mi appartiene più; desidero che sia tutta tua.
I voti non tolgono la libertà: la rendono più vera. Ti aiutano a vivere da figlio, non da padrone; da fratello, non da proprietario; da servo del Vangelo, non da protagonista.
Per questo il Vangelo parla del servo fedele e prudente.
San Francesco non ha mai desiderato frati straordinari; desiderava frati fedeli. Frati che vivessero il Vangelo con semplicità, giorno dopo giorno. La santità francescana non nasce dai gesti eccezionali, ma dalla fedeltà alle piccole cose vissute con amore.
Nella prima lettura San Paolo ricorda ai Corinzi: «Dio è fedele.» Prima ancora della nostra fedeltà, c'è la fedeltà di Dio.
La vocazione religiosa non è anzitutto il frutto della forza di chi risponde, ma della fedeltà di Colui che chiama.
Per questo Paolo conclude dicendo che Dio vi renderà saldi fino alla fine.
Questa promessa vale oggi soprattutto per te, caro fra Fahed. Non confidare mai nelle tue capacità. Confida nella fedeltà del Signore. Sarà Lui a sostenerti quando ti sentirai debole; sarà Lui a rialzarti quando cadrai; sarà Lui a portare a compimento ciò che oggi inizia.
Chiediamo che fra Fahed diventi davvero, secondo il desiderio di san Francesco, un fratello minore: vigilante, povero, obbediente, casto, lieto e fedele, capace di restituire ogni giorno al Signore il dono della vita ricevuta, facendola fruttificare nell'amore per Dio, per i fratelli e per questo popolo che tanto ha sofferto e che continua ad attendere testimoni credibili del Vangelo.
